Il rapporto tra diritto naturale e diritto positivo, le nuove questioni etiche e il ruolo della coscienza individuale saranno al centro del convegno organizzato dall’associazione culturale Uno di Noi, in collaborazione con l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi, con il patrocinio della Segreteria di Stato alla Giustizia, alla Previdenza e alla Famiglia.
L’iniziativa si terrà venerdì 12 giugno alle ore 21 alla Sala Montelupo di Domagnano e si propone di affrontare uno dei temi più dibattuti nel panorama giuridico e filosofico contemporaneo: il rapporto tra le norme approvate dagli ordinamenti statali e l’esistenza di principi morali e naturali considerati universali.
Nel comunicato di presentazione dell’evento viene richiamata una serie di questioni che animano il dibattito pubblico contemporaneo, dal fine vita alla maternità surrogata, fino alla pena di morte e alla genitorialità. Temi che, secondo gli organizzatori, pongono una domanda di fondo: “Ma tutto ciò che è legale è per ciò stesso Giusto? O esiste una serie di norme universali e immutabili, inscritte nella natura umana (diritto naturale) a cui il diritto effettivamente vigente (diritto positivo) dovrebbe solo conformarsi, declinandole nel tempo e nello spazio?“.
Il documento ripercorre quindi il pensiero di San Tommaso d’Aquino, che definiva la legge naturale come “participatio legis aeternae in rationali creatura“, spiegando come la legge umana dovrebbe derivare dai principi della legge naturale. Vengono inoltre ricordate alcune delle affermazioni più note attribuite al filosofo medievale, secondo cui “una legge cattiva non è una legge” e che i cittadini non sarebbero tenuti a obbedire a disposizioni ritenute ingiuste.
Tra i temi affrontati figura anche quello dell’obiezione di coscienza, definita nel comunicato come uno strumento attraverso il quale la persona può sottrarsi all’applicazione di norme considerate in contrasto con principi etici fondamentali. Il testo richiama inoltre esempi storici quali “le leggi razziali, le leggi eugenetiche, le leggi sulla schiavitù“, citati come casi nei quali norme formalmente vigenti sarebbero risultate contrarie al diritto naturale.
Il comunicato cita anche il giurista romano Ulpiano, che riteneva la schiavitù incompatibile con lo ius naturalis, e richiama alcune recenti riflessioni di Papa Leone XIV, secondo il quale “un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente“.
Secondo gli organizzatori, il confronto si inserisce nel solco dell’antico dibattito tra giusnaturalismo e giuspositivismo, sintetizzato nel quesito: “è legge ciò che è giusto” oppure “è giusto ciò che è legge“.
L’incontro, rivolto in particolare a giuristi, politici, governanti e amministratori locali, vedrà la partecipazione di esponenti del mondo accademico e della magistratura. Al termine degli interventi è previsto un dibattito aperto al pubblico, che prenderà le mosse dalla domanda posta dagli organizzatori: “è giusto ciò che è legge o è legge ciò che è giusto?“.





