Albania in piazza: migliaia di manifestanti contro il resort di lusso di Kushner in area protetta, indagine della procura anticorruzione

da | 3 Giu 2026

Per il secondo giorno consecutivo, migliaia di cittadini sono scesi nelle strade di Tirana contro un progetto immobiliare da quattro miliardi di dollari nel sud del Paese. Il committente è Affinity Partners, la società di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Il governo del primo ministro Edi Rama ha sostenuto l’operazione e l’ha approvata nel dicembre 2025. La procura speciale anticorruzione albanese, la SPAK, ha confermato lunedì 1 giugno l’apertura di un’indagine sulle modifiche legislative che, nel 2024, hanno alterato lo status di area protetta e i diritti di proprietà fondiaria, aprendo di fatto la strada al progetto.

Il piano prevede un mega resort di lusso con circa 10.000 camere d’albergo nell’area di Zvërnec, distretto di Valona, dentro il paesaggio protetto di Vjosa-Narta e sull’isola disabitata di Sazan, una zona umida costiera tra le più importanti dei Balcani.

Le modifiche legislative del 2024 al centro dell’indagine SPAK

Il cuore della contestazione, e ora dell’inchiesta, sono le decisioni adottate nel 2024 dalle istituzioni albanesi. La SPAK sta esaminando le modifiche che hanno cambiato lo status di tutela ambientale di porzioni della laguna di Vjosa-Narta e dell’isola di Sazan, oltre alle variazioni nei regimi di proprietà fondiaria che hanno riguardato la stessa area. In sostanza, terre prima sottoposte a forme stringenti di protezione si sono ritrovate riclassificate, rendendo possibile uno sviluppo turistico fino a quel momento precluso.

La SPAK è una procura speciale istituita nel 2019 nell’ambito della riforma della giustizia albanese, con il sostegno tecnico e politico dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Opera in modo indipendente dalla magistratura ordinaria e, secondo i sondaggi pubblicati nel paese, è considerata l’istituzione più affidabile dell’Albania. L’apertura dell’indagine sul progetto Kushner non è dunque un atto di parte, ma il passaggio formale di un organismo che ora dovrà stabilire se le modifiche del 2024 siano state legittime.

La protesta e il video che ha acceso le piazze

Le manifestazioni a Tirana, partite il 1 giugno e proseguite il 2, hanno radunato migliaia di persone davanti al ministero dell’Interno e fino alla residenza ufficiale del primo ministro. Sventolavano bandiere albanesi e mostravano striscioni con scritte inequivocabili: “La patria non è in vendita”, “Giù le mani da Vjosa-Narta”, “L’Albania appartiene agli albanesi”. I manifestanti chiedono la sospensione del progetto e le dimissioni di Edi Rama, accusato di aver favorito l’operazione con il pacchetto legislativo dell’anno scorso.

A far esplodere la protesta su scala nazionale è stato un video diffuso sui social nelle scorse settimane, che mostra alcune guardie di una società di sicurezza privata trascinare un attivista lungo una scogliera durante una manifestazione locale nell’area del cantiere, dopo che erano state installate recinzioni con filo spinato per impedire l’accesso a una spiaggia pubblica. Le immagini hanno avuto vasta diffusione e generato indignazione. Le autorità albanesi hanno reagito revocando le licenze a due società di sicurezza coinvolte, arrestando una guardia e rimuovendo dalle sue funzioni il capo della polizia locale. Quindici manifestanti sono stati invece incriminati.

La difesa del governo e il precedente serbo

Il primo ministro Rama ha difeso il progetto davanti al parlamento, negando che invada la riserva naturale protetta e sostenendo che l’Albania ha bisogno di investimenti di questa portata per accreditarsi come destinazione turistica internazionale. Ha precisato che la proposta finale non è ancora stata depositata e che lo studio di impatto ambientale è in corso.

I critici, invece, ne contestano il modello. Le organizzazioni ambientaliste, sostenute da una parte significativa dell’opposizione, parlano di un caso che metterebbe a rischio uno degli ecosistemi più importanti dell’Adriatico in cambio di un investimento privato. Non è la prima volta che Affinity Partners si trova al centro di una controversia simile nei Balcani: nel 2025 il gruppo aveva ritirato un grande progetto immobiliare in Serbia dopo polemiche pubbliche e indagini delle autorità anticorruzione locali. Una circostanza che oggi torna inevitabilmente sotto i riflettori.

Cosa c’è in gioco

Al di là della singola vicenda, il caso del resort di Zvërnec solleva un nodo che riguarda l’Albania nel suo percorso di avvicinamento all’Unione Europea: con quali regole un paese candidato gestisce gli investimenti esteri di grande scala in aree ambientalmente sensibili, e quali tutele esistono perché modifiche legislative apparentemente tecniche non aprano scorciatoie verso eccezioni difficilmente reversibili. La procura anticorruzione, nata con il sostegno della stessa Unione, dovrà ora pronunciarsi sulla legittimità di quel passaggio. Nel frattempo, in piazza, gli albanesi continuano a ripetere lo slogan che è diventato il simbolo della protesta: la patria non è in vendita.

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