L’Accordo di Associazione non è un accordo bilaterale

da | 24 Mag 2026

di Gerardo Giovagnoli

 

Geneticamente la controparte dell’Accordo che San Marino ha negoziato per oltre 8 anni, non è uno stato solo e nemmeno un solo Stato: è l’Unione Europea. All’inizio del percorso, nel 2015, contava 28 componenti, alla fine 27 vista la Brexit. La Commissione Europea, formata da un Commissario per ogni paese, è l’organismo che è delegato alla contrattazione degli accordi con paesi terzi.
Il 12 dicembre 2023 viene annunciata la fine del negoziato dell’Accordo di associazione tra le parti: Unione Europea, Andorra e San Marino. Questo il secondo elemento che rende l’Accordo non bilaterale: la partecipazione di Andorra. La sorte di esso accomuna entrambe i piccoli stati.
Da due anni e mezzo, come sempre capita nel composito assetto dell’Unione Europea, sono “scesi in campo” gli Stati membri, o meglio, i loro governi e per quattro volte sono emerse delle esigenze nazionali specifiche: prima l’Italia ha richiesto l’elaborazione del cosiddetto “clarifying addendum”, un’appendice tecnica afferente alla parte bancaria-finanziaria dell’Accordo; poi la Francia si è imposta nel definire la natura dello stesso quale di competenza mista, invece che di competenza esclusiva dell’Unione Europea, rendendo quindi necessaria la ratifica di ogni Stato membro dell’UE; la Spagna viene messa in difficoltà da tale determinazione, visto che assieme all’Italia, aveva spinto fortemente per la soluzione opposta, e impiega diverse settimane per dare il via libera alla firma; A questo punto è la Germania a chiedere tempo per espletare dei passaggi interni, terminati positivamente meno di un mese fa.
In tutte queste occasioni di momentanea sospensione, la problematica è stata prontamente esplicitata ed in nessun caso le motivazioni erano aliene all’Accordo in sé od alla sua natura ed in nessun caso sono intervenuti elementi esterni a quelli istituzionali.

La sospensione ufficialmente immotivata

Dall’inizio di maggio, un paese che fino ad allora non aveva espresso perplessità o esigenze particolari, la Bulgaria, si è posta come elemento di ostruzione rispetto al definitivo via libera per giungere alla firma dell’Accordo. Senza addentrarci nei tortuosi processi e molteplici organizzazioni dell’UE, basti sapere che in tutti i martedì di questo mese è iscritto all’O.d.g. dell’EFTA, un organismo più tecnico che politico, il comma relativo all’assenso alla firma dell’Accordo, deliberazione propedeutica a quella definitiva del COREPER, composto invece dagli Ambasciatori (o Vice) dei Paesi membri.
Da quel che è dato sapere, in ambito EFTA, la Bulgaria attraverso i suoi funzionari, ha espresso una riserva, non esplicitata, al fine di rimandare la discussione alla settimana seguente, ritardando quindi la firma, ma senza alcuna interruzione, come erroneamente descritto in diversi articoli di stampa.
Dopo cinque anni in cui si sono celebrate otto elezioni generali improduttive, la Bulgaria è andata ad elezioni anticipate il 19 aprile, vinte largamente dal politico che fino a qualche settimana prima era il Presidente della Repubblica, Rumen Radev, il cui partito ha conquistato la maggioranza assoluta del Parlamento.
È fatto normale che l’insediamento di un governo che nasce in rottura con quello precedente, come quello bulgaro, possa rivedere, o quantomeno, prendere tempo rispetto alle posizioni assunte da quello.
Potrebbe essere letto alla luce di questo, il reiterato diniego all’unanimità sopra descritto.
Ma non sfugge a nessuno, a San Marino, quello che è accaduto successivamente all’indagine partita sull’acquisizione della BSM, il diniego alla proponente Starcom, il sequestro preventivo di 15 milioni di Euro, il tutto riconducibile all’imprenditore bulgaro Assen Hristov. Da febbraio la sua azione contro le decisioni del Tribunale è molto intensa, puntellata da comunicati pubblici a sua firma e amplificata dal sito Eualive.net con base a Bruxelles e, non casualmente appunto, a Sofia. Non mi dilungherò sulla questione dei 500.000€ pagati da Christov a Delvecchio e Manduchi e del seguente cosiddetto “piano parallelo”.
Personalmente ritengo del tutto infondata l’accusa mossa dall’imprenditore bulgaro che San Marino non sia allineato al sistema di regole internazionali ed in particolare europee. Semmai il contrario: il nostro Stato non è mai stato in linea con gli standard di trasparenza come da qualche anno a questa parte. Moneyval e OCSE redigono costantemente rapporti di conformità molto positivi sia sull’apparato normativo che quello applicativo dei dispositivi antiriciclaggio e di collaborazione internazionale. Lo stesso percorso di Associazione, convinto, duraturo e condiviso da cinque governi a cui hanno partecipato tutte le forze politiche rappresentate ora in aula, è l’espressione più chiara della volontà di aderire e conformarsi all’Acquis dell’UE.
Tra l’altro, come è noto, l’unica parte dell’Accordo di associazione che non entrerà in vigore nemmeno dopo l’applicazione provvisoria, è quello relativo, appunto, al comparto bancario e finanziario, per il quale è stato concordato un periodo di 15 anni per fare in modo che le banche attuali abbiano il tempo di adeguarsi e poi dover superare un esame finale per entrare nel Mercato unico anche in quel settore. Quindi non ci sarebbe nessun vantaggio di San Marino nell’andare contro le pratiche europee. D’altro canto la questione si può leggere anche nel verso opposto: non ha senso bloccare una firma di un accordo per inadempienze rispetto a degli aspetti che, in ogni caso, non diventano operativi se non dopo un lungo periodo e valutazioni stringenti.
Tutto quanto descritto però, non si può negare, potrebbe giustificare il no della Bulgaria al via libera all’Accordo. Questo significherebbe che il suddetto imprenditore avrebbe convinto il suo Governo a procedere in tal senso.
Però…ci sono plurimi però.
Questo vorrebbe dire che un solo gruppo imprenditoriale, per quanto importante e finanziariamente potente, sarebbe in grado di influenzare la politica estera di un paese.
Forse è per questo che il motivo della sospensione non viene esplicitato?

La motivazione indicibile?

Ecco perché ho iniziato dal tema dell’Accordo non bilaterale.
Perché serve una grande dose di disinvoltura diplomatica nel rappresentare in degli organismi dove siedono tutti i paesi dell’UE, ed in cui San Marino peraltro non partecipa, che il problema per il quale si tiene bloccato un Accordo, che è stato ritenuto molto positivo persino in un voto a larghissima maggioranza nel Parlamento EU dell’11 febbraio, è l’interesse (e 15 milioni di Euro) di un suo cittadino che è peraltro sotto indagine.
Non basta: la disinvoltura dovrebbe essere ancora maggiore, tenendo conto che così facendo non si blocca solo San Marino, ma pure Andorra, che, evidentemente, non c’entra nulla.
Ed ancora: un conto è prendere tempo a fronte del fatto che il Governo bulgaro non era nel pieno delle sue funzioni, ben altro è che, successivamente, oltre un mese dopo, si dice che invece il problema era tutt’altro.

Quali scenari allora?

Lo scenario uno rimane quello quindi della sospensione tecnica: nel giro di pochi giorni il Governo, entrato in carica, conferma la posizione già assunta in precedenza il 27 maggio o il 3 giugno in ambito COREPER e si arriva alla determinazione della data della firma entro il mese di giugno.
Lo scenario due, quello del blocco dovuto all’affaire Starcom, scatenerebbe una piccola febbre diplomatica, intanto, chiaramente, da San Marino verso la Bulgaria, ma anche verso tutti coloro che si sono già espressi positivamente come l’Italia e Cipro, il quale vorrebbe che questa vicenda si chiudesse durante la sua Presidenza che si conclude, appunto, il 30 giugno.
Anche Francia, Spagna e Germania, visto che si sono dovute impegnare per imporre o adeguarsi o fare passaggi preventivi interni, non sarebbero certo soddisfatte se un altro paese bloccasse nuovamente il processo.
Anche Andorra avrebbe tutte le ragioni per protestare, visto il suo coinvolgimento ingiustificato nella questione.
Non solo: l’UE stessa sarebbe messa in difficoltà visto quanto ha lavorato e prodotto in dieci lunghi anni. D’altronde sarebbe irrealistico pensare che essa possa chiedere a San Marino di risolvere una questione di interesse privato bulgaro ora in mano non al Governo, non alla politica, ma alla Giustizia ordinaria.
Cionondimeno passerebbe del tempo, partirebbe un nuovo negoziato per fare cambiare posizione alla Bulgaria. Non si può ignorare che in questo tempo potrebbe succedere che il Tribunale stesso possa arrivare ad una determinazione – in un verso o nell’altro – e che questo potrebbe sbloccare definitivamente la situazione.
Chiaramente, se nel frattempo – come sempre avvenuto in questi anni – Parlamento e Governo rimanessero compatti nella forte volontà di giungere all’entrata in vigore dell’Accordo, l’azione diplomatica volta a risolvere la situazione ne risulterebbe facilitata.

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