Rossini attacca: “Chi fa informazione senza essere giornalista alimenta odio. Una legge apposita? Ce lo chiedono gli studenti”

da | 22 Apr 2026

Nel corso del Consiglio Grande e Generale odierno, al comma 19, sull’ordine del giorno di Repubblica Futura contro disinformazione e discorsi d’odio si è sviluppato un confronto molto politico.

Enrico Carattoni (RF), presentando il testo, richiama il dibattito di gennaio sull’accoglienza dei profughi palestinesi, la nota dell’Autorità garante per l’informazione e soprattutto la lettera aperta di alcuni insegnanti della scuola media sammarinese, che denunciano un clima ostile e tossico che finisce per vanificare il lavoro educativo. Carattoni sostiene che la politica non possa più ignorare il deterioramento del dibattito pubblico, aggravato dai social, dall’anonimato e da dinamiche che alimentano odio, polarizzazione e consenso facile a scapito delle persone più fragili. L’ordine del giorno chiede al Governo di aprire rapidamente un confronto con l’Autorità garante e con la Consulta dei giornalisti per individuare strumenti normativi e amministrativi più efficaci, e di presentare entro tre mesi uno o più progetti di legge. La risposta del Governo, letta dal Segretario di Stato Stefano Canti su delega del collega con competenza sull’informazione, è negativa: secondo l’Esecutivo il quadro normativo sammarinese è già organico, strutturato e adeguato, coerente con gli standard internazionali e sufficientemente flessibile da affrontare anche l’evoluzione digitale. Nelle dichiarazioni di voto Matteo Zeppa (Rete) ricorda la campagna d’odio sviluppatasi sul decreto relativo ai palestinesi e insiste sul fatto che certi linguaggi entrano nelle famiglie, arrivano ai ragazzi e si riflettono poi nella società. Voce fuori dal coro, all’interno della maggioranza, è quella di Tommaso Rossini (PSD): sostiene che il tema non nasce da un’iniziativa politica ma da una richiesta che arriva “dai ragazzi delle scuole tramite i loro insegnanti”, e per questo merita una risposta. Punta il dito contro chi “non rispetta un’etica giornalistica” e compie “operazioni di odio e di fake news”. Massimo Andrea Ugolini (PDCS) conferma invece il no del suo gruppo, sostenendo che la materia è delicata e richiede approfondimenti ulteriori. Fabio Righi (D-ML) allarga poi il ragionamento, sostenendo che nell’era digitale la responsabilità di chi informa o orienta il dibattito pubblico è ancora più grande e che la politica deve interrogarsi seriamente su questo potere. Michele Muratori (Libera), pur respingendo l’ordine del giorno, riconosce la necessità di una ricognizione e di un percorso futuro, ma ritiene i tre mesi irrealistici. Antonella Mularoni (RF) attacca frontalmente la maggioranza e sostiene che, se davvero avesse voluto affrontare il problema, avrebbe semplicemente chiesto di allungare i termini invece di bocciare il testo, lasciandosi così mani libere. Alla fine l’ordine del giorno viene respinto con 23 voti contrari, 11 favorevoli e 1 astenuto.

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