L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali per la terza volta consecutiva non resta confinata al campo e si trasforma in un terremoto politico e istituzionale. Dopo il ko contro la Bosnia, attorno alla Nazionale si è aperta una bufera che coinvolge federazione, governo e tutto il sistema calcio italiano.
A dare il segnale più forte è stato il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che ha parlato apertamente della necessità di rifondare il calcio italiano, indicando come primo nodo proprio quello della governance federale. Parole pesanti, che hanno subito alimentato la pressione attorno al presidente Figc Gabriele Gravina, finito nel mirino di più fronti.
La sconfitta ha infatti acceso reazioni durissime anche in Parlamento. Da Fratelli d’Italia alla Lega, passando per Movimento 5 Stelle e Azione, il tracollo azzurro viene letto come il simbolo di un fallimento strutturale, non di un episodio isolato. Sul tavolo finiscono i vivai, la gestione federale, il peso degli stranieri nei club e la mancanza di un progetto tecnico credibile.
A colpire è anche la spaccatura con il resto del mondo sportivo. Alcuni campioni di altre discipline hanno replicato con forza alle parole di Gravina sulla distinzione tra sport professionistici e dilettantistici, trasformando la polemica in una questione più ampia di rispetto, merito e cultura sportiva.
Nel frattempo, dal mondo del calcio arrivano richieste di cambiamento. C’è chi punta sui giovani, chi invoca investimenti sugli stadi, chi lega la crisi della Nazionale al livello sempre più fragile del campionato. Anche Dino Zoff ha rotto il silenzio, chiarendo che non si tratta di sfortuna: se l’Italia è ancora fuori, il problema è molto più profondo.
Domani è prevista una riunione urgente in Figc, chiamata a dare le prime risposte in un momento che rischia di segnare uno spartiacque. Più che una semplice eliminazione, questa volta il fallimento azzurro sembra aver messo a nudo tutto ciò che da anni non funziona nel calcio italiano.




