San Marino, Bernardini: “Serve un PRG chiaro, non altra pianificazione”

da | 31 Mar 2026

COMUNITÀ E TERRITORIO SAN MARINO interviene nel dibattito sulla pianificazione territoriale con un contributo firmato dal dottor Giuseppe Bernardini, indicato dal gruppo civico come esperto del settore e già coinvolto, in passato, nel Piano Regolatore Generale della Repubblica di San Marino. L’intervento si presenta come una riflessione tecnica e politica su un tema che, nelle ultime settimane, è tornato al centro del confronto pubblico: il rapporto tra P.R.G. e pianificazione strategica.

Ad aprire il testo è il ringraziamento del fondatore del gruppo civico, che sottolinea la scelta del professionista di esporsi direttamente in una fase definita delicata per il futuro urbanistico del Paese. “Come fondatore, tengo particolarmente a ringraziare il dott. Giuseppe Bernardini per la fiducia che ha riposto in questo gruppo civico, scegliendo di mettersi anche lui in prima linea e di rispondere ad alcune domande che possono essere di aiuto in questo momento così delicato per la pianificazione territoriale”, si legge nella nota. E ancora: “Del resto, chi meglio di un esperto come lui, che ha partecipato attivamente al P.R.G. della Repubblica di San Marino, può esprimere un giudizio in merito?”.

Nel merito, Bernardini prende una posizione netta. Alla domanda se San Marino abbia davvero bisogno di una pianificazione strategica oppure se sia sufficiente aggiornare bene il P.R.G., la risposta è diretta: “la pianificazione strategica non serve a nulla basta fare un elenco di lavori prioritari; in sostanza basta fare una relazione pluriennale degli interventi magari triennale da rivedere come si è fatto per il primo PRG”. L’impostazione proposta è quella di un aggiornamento del piano esistente, senza consumo di nuovo territorio e con una forte attenzione alla rigenerazione e alla tutela ambientale. “Pertanto basta aggiornare il PRG mantenendo gli zooning senza consumare altro territorio e soprattutto rigenerazione urbana conservare l’apparato agricolo, parchi. aggiornare le infrastrutture obsolete, mettere in sicurezza i versanti agricoli, integrazione della bonifica calanchiva e bonifica del monte titano. Salvaguardare i diritti acquisiti”, afferma.

Secondo Bernardini, una realtà piccola come San Marino rischierebbe di subire più complicazioni che benefici da uno strumento come la pianificazione strategica. “Il rischio è che il vantaggio sia soprattutto comunicativo, con maggiori margini di discrezionalità nella gestione del territorio…”, osserva. Nel testo viene evidenziato anche il possibile impatto pratico sul sistema autorizzativo: “Oltretutto complica il sistema delle autorizzazioni con il rischio di fare intervento uno diverso dall’altro; senza tenere conto che non è operativa Di volta in volta a occorre una variante. Pertanto tante varianti, tante modifiche di PRG”.

L’attenzione si sposta quindi sugli effetti per chi opera nel settore. Bernardini sostiene che l’introduzione di ulteriori livelli di pianificazione finirebbe per ridurre la certezza giuridica per il comparto privato. “Il settore privato che progetta non ha certezza giuridica. Sarà sempre costretto a preparare domande ai vari organi con perdite di tempo a volte pluriennali solo per ottenere una semplice concessione”, scrive.

La critica si fa ancora più esplicita quando il focus si concentra sull’efficacia concreta della pianificazione strategica rispetto ai problemi già esistenti. “Assolutamente nulla, anzi complica ed aumenta la burocrazia per gli utenti e i tecnici privati perché tutti devono sottostare a nuove regole che assomiglieranno ad un PRG. Perché la strategica da solo orientamento e non è assolutamente esecutiva”, sostiene Bernardini, escludendo che questo strumento possa rappresentare una soluzione reale per il contesto sammarinese.

Da qui anche la valutazione sulla sua efficacia nelle decisioni pubbliche. “Non essendo appunto vincolante non è altro che un elenco di priorità che nell’ambito degli altri PRG, 1981 e 1992 lo avevano risolto con una semplice programmazione pluriennale in sostanza una relazione allegata alla norma di PRG”, si legge nel contributo.

Sul tema delle priorità, Bernardini individua come soggetti chiamati a definirle “lo staff del territorio di concerto con le finanze e chi ha la delega alla programmazione generale e delle segreterie dei settori produttivi, con criteri afferenti ai finanziamenti generali dello Stato”. Anche il tema delle cosiddette “grandi visioni” viene ricondotto a una dimensione molto concreta. “Questo è un tema molto complesso, si tratta a priori nella programmazione economica di stabilire le priorità. Con scadenze ben precise. Tuttavia resta sempre il grande margine di discrezionalità legato ai finanziamenti. E’ il finanziamento che comanda l’orientamento di priorità”, afferma.

In questa lettura, la vera esigenza di San Marino non è una cornice teorica più ampia, ma un sistema di regole più chiaro, stabile e uniforme. “Assolutamente le visioni sono una distrazione di massa, San Marino ha bisogno di regole certe e per fare questo va approvato un PRG che tenga conto anche di tutta la modifica della legislazione urbanistica, ovvero, in primis legge regime dei suoli legge urbanistica legge di PRG, e non ultimo, i vari regolamenti ed regolamento edilizio e così altri se occorrono”, osserva.

Un altro passaggio del testo riguarda il delicato equilibrio tra indirizzo politico e certezza del diritto. Bernardini riconosce che “I piani regolatori hanno garantito certezza del diritto, ma i rinvii attuativi hanno talvolta ampliato i margini di discrezionalità applicativa”, sottolineando come proprio su questo punto si giochi una parte importante della qualità della pianificazione. Da qui la diffidenza verso modelli più flessibili. “In materia urbanistica, un eccesso di flessibilità può compromettere la certezza del diritto, ampliando i margini interpretativi e applicativi nelle fasi attuative. Anche i rinvii a strumenti particolareggiati, se non adeguatamente delimitati, possono generare applicazioni non uniformi. Per questo, nella disciplina del territorio, occorrono regole chiare, stabili e uguali per tutti”, spiega.

Nella parte finale, il ragionamento si allarga alle criticità che oggi, secondo l’esperto, pesano maggiormente sulla gestione del territorio sammarinese. Il problema, nella sua analisi, non sarebbe tanto la mancanza di un nuovo strumento teorico, quanto il deficit di coordinamento e attuazione. “La carenza di una visione strategica appare riconducibile, nel tempo, a limiti di indirizzo, coordinamento e capacità amministrativa nella gestione del territorio. Ne deriva che alcune scelte infrastrutturali non sembrano sempre inserite in una programmazione organica e coerente di lungo periodo, con il rischio di produrre effetti disomogenei, criticità applicative e contenziosi”, si legge. E ancora: “In questo quadro, la lentezza non pare dipendere soltanto dall’assetto normativo, ma anche dalle modalità con cui l’azione amministrativa viene concretamente esercitata”.

Infine, Bernardini solleva un’ultima perplessità sul coordinamento tra nuovi livelli di pianificazione e normativa urbanistica già esistente. “E’ una questione molto strana perché non sono chiari i criteri di applicazione, potrebbe accadere che vi siano delle sovrapposizioni di norme come la legge di PRG del 1992, il testo del 1995, il riordino del 2017 la stessa legge de quo. Pertanto anche le carte lavoreranno in sovrapposizione. Diventa il tutto molto difficile da gestire, ma anche da applicare per i privati che avranno a che fare con tante interpretazioni”, conclude il testo diffuso da Comunità e Territorio San Marino.

Condividi su:

Puoi leggere questo articolo gratuitamente grazie al contributo di

Articoli correlati

Panoramica privacy
Insider.sm

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni essenziali, come riconoscerti quando torni sul nostro sito e aiutare il nostro team a capire quali sezioni trovi più interessanti e utili.

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.