Fine vita e disabilità, Attiva-Mente: ampliare il dibattito

da | 29 Mar 2026

Il dibattito sul fine vita e sulla disabilità torna al centro dell’attenzione con un intervento di Attiva-Mente San Marino, che invita ad ampliare lo sguardo e ad affrontare il tema in modo più completo, evitando semplificazioni.

Nel comunicato si legge che “dopo aver pubblicato e condiviso qualche giorno fa la posizione sul suicidio assistito dell’European Network on Independent Living (ENIL), il movimento europeo per la Vita Indipendente, riteniamo utile completare quella riflessione segnalando tra i vari contributi disponibili sul web, la recente analisi internazionale pubblicata da Disability Debrief”. L’approfondimento citato, viene spiegato, “evidenzia aspetti che, secondo l’autore, dovrebbero stare al centro del dibattito piuttosto che rimanere sullo sfondo”, contribuendo a ricomporre un quadro spesso affrontato in modo parziale.

Secondo quanto riportato, “ciò che emerge con chiarezza è che non esiste un modello unico, non esiste una direzione condivisa, ma piuttosto una molteplicità di approcci”, legati a diverse visioni su autonomia, valore della vita e ruolo della collettività. Il comunicato sottolinea inoltre come “ci sono Paesi che hanno scelto strade restrittive… altri che nel tempo hanno ampliato i confini… e altri ancora che mantengono un divieto totale”, evidenziando che ogni scelta normativa riflette un’idea di società.

Al centro della riflessione viene posta la questione della reale libertà di scelta. Il testo evidenzia infatti che “quanto è davvero libera una scelta?”, ricordando che ogni decisione si inserisce in un contesto concreto. Per le persone con disabilità, si legge, questo contesto è spesso caratterizzato da criticità: “servizi che spesso mancano o non sono sufficienti, assistenza personale che non sempre è garantita, opportunità di partecipazione che restano limitate”.

Da qui il richiamo alla necessità di valutare con attenzione il concetto di autodeterminazione. Nel comunicato si afferma che “parlare di autodeterminazione senza interrogarsi sulle condizioni che la rendono possibile rischia di essere un ragionamento incompleto e quindi, potenzialmente anche pericoloso”.

L’analisi internazionale citata viene indicata anche come strumento per evidenziare possibili criticità. In particolare, viene sottolineato che essa “coglie e sottolinea non solo la complessità e la delicatezza del tema, ma anche lo squilibrio crescente tra il riconoscimento del diritto alla morte assistita e la capacità, spesso insufficiente, di garantire il diritto a una vita piena e indipendente”.

Il comunicato si inserisce anche nel contesto del recente confronto politico sammarinese. Si fa riferimento infatti al dibattito in prima lettura in Consiglio Grande e Generale sulla proposta di legge in materia di fine vita, osservando che “pur non trattando né prevedendo esplicitamente la regolamentazione del suicidio assistito o dell’eutanasia, ha comunque toccato temi profondi legati alla libertà, alla dignità, alla possibilità di scegliere”. Tuttavia, viene rilevato che “non si è levata alcuna voce sul diritto di garantire, prima di ogni altra cosa, le condizioni per vivere con dignità, autonomia e libertà”.

Nel testo si sottolinea quindi la necessità di partire dalle condizioni concrete di vita: “una scelta può dirsi davvero libera solo quando esistono alternative reali e quando vivere non significa adattarsi a ciò che manca”. Un passaggio che viene collegato anche ai riferimenti normativi internazionali, con il richiamo alla Convenzione ONU, in particolare agli articoli 12 e 19.

In conclusione, Attiva-Mente ribadisce il proprio punto di vista sul tema, affermando che “il modo in cui una società affronta il tema del fine vita dice molto di quella società, ma ciò che dice ancora di più è ciò che quella stessa società fa, o non fa, per garantire alle persone le condizioni per vivere”. Da qui l’invito a non separare il diritto alla scelta sul fine vita dal tema delle condizioni di vita, perché “senza questo ‘prima’, tutto il resto rischia di poggiare su basi troppo deboli”.

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