Scuola, via libera al triennio ITI: approvato all’unanimità il decreto tra consenso e critiche sul metodo

da | 17 Mar 2026

Il Consiglio affronta il Comma 13 “Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati” entrando nel merito del “Decreto-Legge 12 febbraio 2026 n.20 – Attivazione del percorso di studi conclusivo del ciclo formativo dell’Istituto Tecnico Industriale (ITI)”. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini presenta il provvedimento come una risposta attesa da anni, sottolineando che consentirà finalmente agli studenti di completare il percorso tecnico in Repubblica senza doversi spostare all’esterno, definendolo “una piccola ma grande conquista” capace di rafforzare l’offerta formativa e il ruolo del sistema scolastico sammarinese.Nicola Renzi (RF) riconosce che si tratta di un’iniziativa “che da tempo si cerca di percorrere” e parla di un investimento importante, evidenziando però come anche la scuola sia ormai inserita in una dinamica competitiva e come sia necessario mantenere la qualità senza inseguire i numeri; sulla stessa linea Aida Maria Adele Selva (PDCS) sottolinea che si completa un percorso aperto addirittura nel 1981 e che le imprese hanno bisogno di tecnici specializzati, mentre Iro Belluzzi (Libera) insiste sul valore del percorso anche in chiave di prosecuzione universitaria e sulla capacità di rendere più attrattivo il sistema educativo sammarinese. Giovanni Zonzini (Rete) condivide il contenuto del decreto, riconoscendo che porre fine alla mancanza di un triennio tecnico in Repubblica significa colmare un “assurdo”, ma contesta il ricorso al decreto legge, osservando che non vi era una reale urgenza e che si sarebbe potuto intervenire per tempo. Gaetano Troina (D-ML) esprime un giudizio netto sull’utilizzo dello strumento normativo, sostenendo che il decreto legge “dovrebbe intervenire soltanto in momenti di particolare difficoltà” e non per recuperare ritardi. Michela Pelliccioni (indipendente) pone l’attenzione sugli aspetti concreti dell’attuazione, chiedendo se vi sia già stata una valutazione sul contesto socioeconomico e sugli indirizzi realmente sostenibili; allo stesso modo Antonella Mularoni (RF) ribadisce la contrarietà all’uso del decreto legge, ritenendo che i requisiti di necessità e urgenza non siano pienamente rispettati. Matteo Zeppa (Rete), pur annunciando voto favorevole critica l’impostazione culturale del provvedimento, rifiutando una visione protezionistica e affermando che “andare fuori significa anche sapersi confrontare e crescere”, invitando a non descrivere l’esperienza fuori territorio come un problema. Carlotta Andruccioli (D-ML) esprime un giudizio positivo sul contenuto del decreto, ricordando che si tratta di una misura attesa da anni e già presente nei programmi di governo, sottolineando come rappresenti un investimento importante sulla formazione dei giovani e sul territorio. Il Decreto-Legge è approvato all’unanimità con 42 voti favorevoli. 

Il Consiglio passa poi alla ratifica del “Decreto – Legge 5 marzo 2026 n.33 – Disposizioni in materia di sostegno al settore veicoli”, un provvedimento che apre un dibattito molto più teso e divisivo rispetto al precedente. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri presenta il decreto come un intervento urgente e temporaneo, necessario per sostenere un settore colpito da fattori esterni, in particolare dalle nuove normative italiane sulle immatricolazioni, che hanno penalizzato anche le imprese sane; chiarisce che non si tratta di aiuti indiscriminati ma di misure mirate destinate solo a operatori in regola, con l’obiettivo di salvaguardare occupazione e continuità aziendale, ribadendo che il testo è aperto al confronto. Per Fabbri “quest’Aula deve sostanzialmente sciogliere un nodo: se, in una situazione come questa, dove un settore è in crisi per fattori esogeni, quel settore debba essere sostenuto. Dal mio punto di vista certamente sì, al fine di garantire la continuità aziendale, specialmente per gli aspetti occupazionali che concessionari e operatori del settore garantiscono al sistema della Repubblica di San Marino”.  

Nicola Renzi (RF) chiarisce subito di non essere contrario in linea di principio al sostegno del comparto, ma attacca con forza il Governo sul metodo e sulle responsabilità pregresse, accusando l’esecutivo di aver ignorato per anni le distorsioni presenti nel settore, oggi invece riconosciute dallo stesso Governo; “I nodi vengono al pettine”, insiste Renzi, riconoscendo che un intervento oggi è necessario ma denunciando un percorso completamente sbagliato, soprattutto sul piano del confronto. La richiesta è chiara: lavorare insieme, in modo serio e strutturato, perché “l’obiettivo deve essere il mantenimento dei posti di lavoro e la continuità delle imprese”, ma questo non si costruisce con un approccio “prendere o lasciare”.  Sulla stessa linea interviene Matteo Zeppa (Rete) ricorda di aver sollevato più volte il problema già in passato, denunciando difficoltà nelle immatricolazioni e criticità nel sistema, ma di aver trovato sempre una minimizzazione. Oggi, osserva, ci si trova di fronte a un decreto che certifica invece la gravità della situazione, e per questo chiede chiarezza: “se la questione era minimale, che senso aveva fare un decreto?”. Nel suo intervento emergono anche accuse pesanti su distorsioni e anomalie nel settore, con esempi concreti e il riferimento a operazioni “mordi e fuggi” che avrebbero generato concorrenza sleale. Il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti ricostruisce l’origine della crisi, spiegando che in Italia è stato scoperto un sistema di immatricolazioni con “documentazione completamente falsa”, che ha portato all’introduzione di norme molto restrittive e al rallentamento delle pratiche, colpendo anche gli operatori sammarinesi. Sottolinea che “gli operatori sammarinesi sono regolari” e che le distorsioni non nascono internamente, ma da fenomeni esterni che hanno avuto effetti su tutto il settore. Il decreto viene così inquadrato come una misura temporanea di sostegno, mentre sul piano strutturale annuncia interventi più rigorosi, tra cui nuovi criteri per l’accesso al mercato e l’introduzione di una fideiussione. Chiude respingendo le accuse emerse nel dibattito: molte ricostruzioni, afferma, “non corrispondono alla realtà”.

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