Daspo sammarinese: in Commissione via libera al progetto di legge

da | 17 Mar 2026

La IV Commissione Consiliare Permanente torna a riunirsi nella mattina di martedì 17 marzo 2026. All’ordine del giorno c’è la prosecuzione dell’esame in sede referente del progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive”. Nella precedente seduta i lavori erano stati interrotti dalla presidente Denise Bronzetti, a causa dell’assenza, in aula, di Segretari di Stato relatori. Matteo Casali (RF) apre il dibattito in comma “comunicazioni” con un intervento critico sul funzionamento dei lavori istituzionali, soffermandosi su quanto accaduto nella seduta precedente. Punta il dito sulla legge DASPO, inizialmente considerata urgente ma poi rimasta bloccata tra rinvii e assenze, fino alla sospensione dei lavori, sottolineando che “se non avete rispetto per il lavoro che voi stessi fate e non avete rispetto per le persone che vengono qui convocate, allora c’è un problema”. Sulla stessa linea Mirko Dolcini (D-ML), che richiama la necessità di “restituire piena credibilità alle istituzioni”, evidenziando come le assenze abbiano rallentato i lavori e rischino di alimentare sfiducia nei cittadini, soprattutto quando anche gli strumenti di partecipazione diretta non trovano applicazione. Il confronto si sposta poi sulla sanità con Emanuele Santi (Rete), che affronta il tema dell’ampliamento del Casale La Fiorina, giudicato positivo ma gestito in modo poco trasparente, ribadendo che “Il Casale La Fiorina è una struttura pubblica e tale deve rimanere” e mettendo in guardia rispetto al possibile coinvolgimento di investitori esteri. Aida Maria Adele Selva (PDCS) chiarisce che il percorso era già stato definito con una delibera pubblica, mentre Guerrino Zanotti (Libera) concorda sulla necessità di ampliare i servizi ma sottolinea che “il servizio di assistenza e accoglienza delle persone anziane e non autosufficienti debba restare in capo al sistema sanitario pubblico”. In chiusura il Segretario di Stato Rossano Fabbri respinge le critiche sulle assenze, spiegando di essere stato impegnato in attività istituzionali e ridimensionando l’accaduto come “un incidente di percorso che ha ritardato di qualche giorno l’iter”, sostenendo inoltre che non si tratta di un problema di credibilità ma di una crescente complessità dell’attività istituzionale.

Entra quindi nel vivo il comma 2 e quindi l’analisi del progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive”. Paolo Crescentini (PSD) sottolinea che si tratta di un provvedimento “molto importante” che permette di introdurre nuove misure di sicurezza in tutti gli sport, chiarendo che non nasce per un singolo evento ma per l’intero sistema sportivo, dove episodi problematici possono verificarsi anche al di fuori del calcio. Sulla stessa linea Andrea Ugolini (PDCS), che conferma il sostegno della Dc evidenziando come eventi sempre più partecipati richiedano strumenti adeguati, mentre Guerrino Zanotti (Libera) ribadisce che il DASPO rappresenta “uno strumento in più che oggi nell’ordinamento sammarinese non è presente” e quindi un passo avanti per la tutela dell’ordine pubblico. Emanuele Santi (Rete) condivide l’impianto della legge, definendola “uno strumento mancante”, ma lega la sua genesi ai disordini del Rally Legend e solleva dubbi sull’efficacia nelle manifestazioni aperte, dove il controllo è più difficile. Insiste inoltre sul tema della sicurezza complessiva e dei costi, sostenendo che non possano gravare solo sullo Stato e che serva una maggiore responsabilità anche da parte degli organizzatori. In chiusura il Segretario di Stato Rossano Fabbri rivendica il senso del provvedimento, definendolo “una misura di natura preventiva, amministrativa, che era sconosciuta all’ordinamento sammarinese”, spiegando che nasce da situazioni concrete e dalla volontà di coniugare promozione degli eventi e sicurezza. Ammette le difficoltà applicative, soprattutto nei contesti aperti, ma sottolinea che la vera sfida sarà l’attuazione e il coordinamento con i territori limitrofi, in particolare con l’Italia, per rendere il DASPO uno strumento realmente efficace.

I lavori proseguono con l’esame dell’articolato: vengono approvati tutti gli articoli che compongono il progetto di legge, dall’1 all’11. 

Focus sull’articolo 3 che introduce il divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO), individuando i soggetti a cui può essere applicato sulla base di condotte violente o pericolose tenute in precedenza. Repubblica Futura propone un emendamento per rendere la norma più precisa e più severa: da un lato chiede di eliminare la dicitura “a causa di”, ritenuta troppo ampia e ambigua, sostituendola con “in occasione di manifestazioni sportive”; dall’altro propone di estendere da 2 a 5 anni il periodo retroattivo delle condotte rilevanti. Matteo Casali (RF) spiega che l’obiettivo è evitare interpretazioni eccessive e rafforzare il provvedimento, sostenendo che “a causa di” rischia di essere troppo estensivo, mentre cinque anni sarebbero “maggiormente cautelativi”. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri respinge l’emendamento spiegando che la formula “in occasione o a causa” è necessaria perché già utilizzata nell’ordinamento italiano e utile per il coordinamento internazionale, evidenziando che il DASPO è “una misura di natura amministrativa-preventiva”. L’emendamento viene quindi bocciato e l’articolo approvato senza modifiche.

L’articolo 5 disciplina la durata del DASPO, con una particolare attenzione ai soggetti minorenni, per i quali il provvedimento non può superare i due anni ed è soggetto a revisione periodica.  Repubblica Futura propone un emendamento per chiarire e rendere più rigoroso questo passaggio. Matteo Casali (RF) chiede di eliminare il termine “anche”, perché troppo generico e potenzialmente estensivo, e di limitare la valutazione ai servizi competenti. Propone inoltre di distinguere tra minori sammarinesi, seguiti dall’UOC Servizio Minori o dall’UOS Tutela Minori, e minori stranieri, per i quali si introducono “equivalenti enti stranieri”. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri valuta positivamente la proposta, definendola “un emendamento interessante che chiarisce meglio la portata di quel ‘anche’”, e propone una riformulazione condivisa.  Dopo una breve sospensione, l’emendamento viene accolto nella nuova formulazione e l’articolo 5 viene approvato con 10 voti favorevoli, segnando uno dei pochi punti di convergenza tra maggioranza e opposizione.

L’articolo 9 disciplina le attività di controllo e collaborazione, introducendo la possibilità di aggiornare e armonizzare la normativa tramite decreti delegati, con l’obiettivo di rendere più efficace l’applicazione del DASPO nel tempo. Il nodo del confronto riguarda quindi l’ampiezza della delega al Congresso di Stato. Repubblica Futura presenta due emendamenti: uno soppressivo del comma 3, per eliminare una delega ritenuta troppo ampia, e uno in subordine per limitarla, escludendo modifiche al codice penale. Matteo Casali (RF) critica il rischio di uno “svuotamento” del ruolo del Consiglio, sostenendo che “non è accettabile demandare a un decreto delegato la possibilità di ampliare gli ambiti di applicazione della norma”. Anche Mirko Dolcini (D-ML) si oppone alla delega, ritenendo che le modifiche debbano passare sempre dal Consiglio. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri respinge l’impostazione soppressiva ma accoglie la proposta di specificare il divieto di intervenire sul codice penale, ricordando che i decreti “tornano comunque in Consiglio Grande e Generale per la ratifica”. L’emendamento soppressivo viene respinto, mentre quello modificativo viene approvato, introducendo un limite esplicito alla delega.

L’articolo aggiuntivo 10-bis proposto da Repubblica Futura introduce nuove disposizioni su sicurezza e gestione delle manifestazioni sportive, imponendo agli organizzatori obblighi preventivi di comunicazione, stima delle presenze e possibilità per la Gendarmeria di limitare gli accessi in base alla compatibilità del sito. L’obiettivo è quindi rafforzare il controllo soprattutto negli eventi più grandi e diffusi sul territorio.  Matteo Casali (RF) difende l’emendamento sostenendo che esiste un vuoto normativo dopo l’abrogazione del regolamento 19/2024 e che serve codificare pratiche già esistenti, spiegando che “la necessità di colmarlo è, a nostro avviso, impellente”. Le opposizioni mostrano apertura: Emanuele Santi (Rete) collega il tema ai problemi concreti del Rally Legend e ritiene necessario “uno strumento in più per chi deve garantire la sicurezza”, sollevando anche il nodo dei costi.  La maggioranza si oppone: Andrea Ugolini (PDCS) evidenzia che queste procedure esistono già nella prassi autorizzativa e vanno trattate in altra sede normativa, mentre Paolo Crescentini (PSD) teme un aggravio burocratico per tutti gli eventi e giudica la proposta non necessaria.  Il Segretario di Stato Rossano Fabbri riconosce che gli emendamenti contengono spunti utili, ma li considera fuori dal perimetro del DASPO e rimanda il tema a un tavolo tecnico già attivo per una riforma complessiva delle manifestazioni. L’emendamento viene respinto.

L’articolo aggiuntivo 10-ter proposto da Repubblica Futura introduce la possibilità per la Gendarmeria di richiedere servizi di sicurezza aggiuntivi privati (steward) per le manifestazioni sportive, stabilendo obblighi precisi: personale formato, nominativi comunicati, verifica da parte della Gendarmeria e costi a carico degli organizzatori. L’obiettivo è quindi rafforzare la gestione operativa della sicurezza negli eventi più complessi.  Matteo Casali (RF) difende l’emendamento sottolineando l’importanza della formazione e dei controlli, per evitare improvvisazione, sostenendo che “la gestione di eventi con così tante persone richiede personale formato”.  Il Segretario Rossano Fabbri conferma la linea già espressa sugli articoli precedenti, ritenendo gli emendamenti utili ma non pertinenti al DASPO e più adatti al lavoro del tavolo tecnico. Casali replica parlando di una contraddizione: se la legge nasce da un’urgenza, allora vanno introdotti anche strumenti immediatamente efficaci. Anche questo emendamento è respinto, al pari del successivo emendamento aggiuntivo di un articolo 10-quater. 

Dopo le dichiarazioni di voto, il Progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” è approvato con 10 voti favorevoli e 3 astenuti.

Comma 1. Comunicazioni

Matteo Casali (RF): Nella scorsa seduta, a mio avviso, sono successe due cose che meritano riflessione.  La prima riguarda la legge DASPO. In Ufficio di Presidenza era stata chiesta la procedura d’urgenza, perché la legge era ritenuta assolutamente necessaria e urgente. Dopodiché è stata annullata e riconvocata la Commissione Quarta, che era già stata convocata proprio per inserire, per questione di urgenza, il discorso della legge. L’appello serale della Commissione è stato saltato perché il Commissario Fabbri aveva urgenza o comunque aveva meglio da fare. Io capisco che si stia meglio a Sanremo piuttosto che in Aula.  Dopodiché la palla è passata al Segretario Bevitori, che è uscito, per così dire, per KO tecnico alla prima ripresa. C’era Ciacci, ma che Ciacci sia persona poco affidabile, insomma, dovevate saperlo. Il punto però è che, a un certo punto, la legge non aveva più relatori e il Presidente Bronzetti, giustamente, si è trovata costretta ad aggiornare la seduta. Al di là delle battute, se non avete rispetto per il lavoro che voi stessi fate e non avete rispetto per le persone che vengono qui convocate, allora c’è un problema. Bene ha fatto il Presidente Bronzetti ad aggiornare la seduta. Io credo che questo debba meritare una riflessione e magari anche due parole da parte di chi di dovere.  Secondo me, però, la situazione più delicata, quella da attenzionare maggiormente, non è stata questa, ma quella relativa al riferimento sull’istanza d’Arengo portata dal Segretario Bevitori, dove dovevano essere discussi provvedimenti in adempimento di un’istanza d’Arengo e quei provvedimenti non c’erano. Io credo che noi dobbiamo fare una riflessione abbastanza profonda su questo strumento e su tante altre situazioni, perché è inutile fare l’elegia delle istanze d’Arengo, illudere i nostri cittadini che la prima domenica dopo l’elezione della Reggenza vengano a fare la fila per depositare le proprie istanze, se poi questo strumento viene disatteso. Noi spesso lo magnifichiamo, ma dobbiamo dirlo con chiarezza: è uno strumento che risulta inefficace quando non trova seguito.  Io ricordo, e la ricordo spesso, l’istanza per la ripiantumazione di via Paolo II. Qualcuno la cavalcò politicamente, per dar contro al Segretario di Stato di allora. I cittadini si legarono alle piante, qualcuno fomentò questo tipo di situazione. Se andate a vedere, quell’istanza d’Arengo, cavalcata politicamente da chi poi è diventato Segretario di Stato, segnatamente il Segretario al Territorio di allora e alla Giustizia di oggi, Stefano Canti, non è mai stata portata in Commissione. È ancora lì che giace in attesa. Sono passati sette anni. Lo stesso vale per le istanze relative al parco di Murata. Qui c’è il Segretario Ciacci: c’è stata un’istanza d’Arengo per ristrutturare un piccolo parco urbano e abbiamo fatto anche delle interpellanze. Quindi, se questo è il modo con cui si rispettano le istituzioni, fra interpellanze, istanze e decreti delegati, io dico che qualche riflessione la dobbiamo fare.  Cambio tema: il tema rifiuti. Semplicemente, nel mese di novembre abbiamo approvato un ordine del giorno per istituire un sistema misto di raccolta, quindi porta a porta più raccolta in strada: un sistema più costoso, qualcosa che va da mezzo milione all’anno in su rispetto ai costi di raccolta, e con previsioni attese in termini di differenziazione assolutamente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe, in base a un compromesso politico di cui non avete voluto rendere conto negli estremi. Ma io voglio dire: l’ordine del giorno che è stato approvato che fine ha fatto? Perché in quell’ordine del giorno impegnavamo il Congresso di Stato e l’AASS a fare una serie di cose. Sono passati quattro mesi da quell’ordine del giorno. L’unica scadenza che era stata data, quella del 31 dicembre, non è stata rispettata. Prendo atto dell’accoglimento delle lamentele del Commissario Crescentini e vado a chiudere. Noi abbiamo chiesto di implementare il sistema di raccolta misto, di indicare la tempistica necessaria per la realizzazione dell’implementazione del sistema, di rimuovere dalle aree industriali i cassonetti per l’attuale raccolta differenziata, di avviare la raccolta misto-metalloplastica e di individuare il secondo centro di raccolta, quello nella famosa area bassa, oltre a indicare entro il 31 dicembre 2025 la tariffazione puntuale. Ebbene, sono tre mesi che è scaduta l’unica tappa che avevamo fissato per il famoso sistema di raccolta. Allora è lecito chiedere a che punto siamo, è lecito chiedere se ci dobbiamo aspettare un altro colpo di teatro come quello avuto nel mese di novembre, è lecito domandarsi se il compromesso politico sia ancora in atto e se verrà svolto ulteriormente al ribasso.

 

Paolo Crescentini (PSD): Intervengo soltanto per una precisazione. Innanzitutto non credo che il Presidente della Commissione, che tra l’altro ha sempre gestito ottimamente i lavori, abbia colto l’occasione della mia rimostranza per ridurre i tempi di intervento. Assolutamente no, perché il Presidente agisce in piena autonomia e nel rispetto del regolamento consiliare.  Io mi limito a dire che, se ci sono dei tempi da rispettare, è vero che in Commissione si lavora meglio e con maggiore elasticità, ma l’auspicio è che si riescano a rispettare gli otto minuti, perché in otto minuti si possono dire molte cose. Poi, quando andiamo negli organismi internazionali dove abbiamo tre minuti per intervenire, rischiamo di non essere allenati, proprio perché qui siamo abituati a dilungarci. Pertanto ritengo che otto minuti siano sufficienti per rendere i lavori anche molto produttivi.  Questa è soltanto una precisazione. Premetto inoltre che non è vero che vi sia stata una mia rimostranza perché gli argomenti sono scabrosi: si tratta di temi che vanno affrontati e, come ha giustamente detto il Presidente, oggi abbiamo anche tempi ristretti. 

 

Emanuele Santi (Rete): Intervengo su un tema che è emerso sulla stampa e nei media qualche giorno fa e che, se non ricordo male, non è stato trattato durante l’audizione con il Comitato Esecutivo dell’ISS. Mi riferisco al bando internazionale aperto a investitori esteri per l’ampliamento del Casale La Fiorina.  Detto così, si tratta di una notizia positiva: il Casale La Fiorina è una struttura che necessita di essere implementata, anche perché i posti letto, se non ricordo male poco più di un centinaio, sono ormai insufficienti rispetto ai bisogni. Se quindi vi è l’intenzione di ampliarlo, è certamente un fatto positivo. Il problema è che queste informazioni le apprendiamo dai giornali o dai media. Quando il Comitato Esecutivo è venuto in Commissione, ho seguito con attenzione la discussione, ma di un bando internazionale per l’ampliamento del Casale La Fiorina non si è parlato.  Durante l’audizione è stato illustrato in modo ampio tutto ciò che riguarda le iniziative sull’ospedale, e ciascuno ha fatto le proprie valutazioni politiche; io stesso ho evidenziato come, negli ultimi tre anni, a fronte di una spesa aumentata in modo significativo, i servizi non siano migliorati. Nel 2026, infatti, il bilancio dell’ISS vedrà un contributo statale di circa 105 milioni, rispetto agli 80-85 milioni di qualche anno fa.  Ciò che è mancato, però, è proprio il riferimento al Casale La Fiorina, che è un tema molto sentito dalla cittadinanza. Io stesso mi sono chiesto se mi fosse sfuggito qualcosa, ma verificando i report della Commissione ho constatato che non è stato trattato. Se il Casale La Fiorina viene ampliato, il nostro gruppo è favorevole. Tuttavia non è accettabile apprendere una notizia di questo rilievo dai media quando pochi giorni prima si è svolta una Commissione in cui si sarebbe potuto spiegare chiaramente l’indirizzo.  Il Casale La Fiorina è una struttura strategica e il suo potenziamento, anche in termini di capacità di accoglienza, è necessario. Mi auguro quindi che si possa avviare un confronto nel prossimo futuro. Resta però un punto fondamentale: l’apertura a investitori esteri, pur senza demonizzarli, pone il tema della natura pubblica della struttura. Il Casale La Fiorina è una struttura pubblica e tale deve rimanere. Parlare di investitori internazionali significa che potrebbe esserci una forma di privatizzazione, magari progressiva, di una struttura strategica per l’ISS.  Stiamo andando verso un aumento dell’età media della popolazione, i posti letto non sono mai sufficienti e molte famiglie attendono risposte. Quindi bene l’ampliamento, ma non può avvenire a scapito della natura pubblica della struttura. Aggiungo infine un tema relativo al funzionamento delle Commissioni. Spesso, al comma comunicazioni, la presenza dei Segretari di Stato è limitata. Capisco le esigenze, ma sarebbe opportuno che i Segretari competenti per materia fossero presenti, perché il comma comunicazioni può riguardare diversi ambiti, dalla sanità al territorio alle finanze. Nella scorsa seduta, ad esempio, si è svolto il comma comunicazioni senza Segretari di Stato presenti, e questo non aiuta il confronto istituzionale.  Invito a prestare attenzione al tema della possibile privatizzazione del Casale La Fiorina, perché è molto delicato. I posti letto sono insufficienti, è vero, ma occorre una riflessione seria: a nostro avviso le risorse per intervenire possono essere trovate anche internamente, senza ricorrere a soluzioni che mettano in discussione la natura pubblica della struttura.

 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Intervengo solo per tranquillizzare il Commissario Santi, perché probabilmente è stato effettivamente un po’ distratto, cosa che normalmente non gli appartiene, essendo sempre molto preciso.  La delibera numero 19 del 30 settembre 2025, avente ad oggetto le direttive per la realizzazione del nuovo ospedale di Stato, dell’ampliamento della struttura RSA La Fiorina e il riconoscimento di infrastruttura strategica, è una delibera pubblica e quindi consultabile da tutti. In quella delibera si legge chiaramente che il Congresso di Stato, sentiti i riferimenti dei Segretari di Stato per la sanità e sicurezza sociale, per il territorio e per le finanze, e considerato quanto previsto dal piano sanitario e sociosanitario, in particolare al capitolo quinto relativo all’ampliamento dei servizi di prossimità territoriale e domiciliari, individua l’aumento della capacità dell’RSA La Fiorina come una priorità.  La stessa delibera autorizza l’emissione di un avviso internazionale per la presentazione di studi di fattibilità e di eventuali proposte di accordo contrattuale, ai sensi delle normative vigenti richiamate nel testo. Inoltre, dà mandato al gruppo di progetto di predisporre il testo dell’avviso, da pubblicare sul portale dei servizi della pubblica amministrazione e sulle testate giornalistiche individuate, al fine di garantirne la massima diffusione. È previsto anche che vengano fornite ai soggetti interessati, in possesso dei requisiti richiesti, tutte le informazioni e i dati utili per la presentazione delle proposte, subordinatamente alla sottoscrizione di accordi di riservatezza, con verbalizzazione degli incontri e dei contatti intercorsi.  Pertanto, nella recente audizione del Comitato Esecutivo non è stato richiamato questo aspetto non per omissione, ma perché si tratta di un percorso già avviato con la delibera del 30 settembre 2025, che aveva già dato mandato di procedere. Il gruppo di progetto ha quindi redatto i bandi e li ha pubblicati in attuazione di quell’indirizzo.  Non vi è alcuna polemica, è solo una precisazione. Resta inteso che, qualora vi siano ulteriori informazioni da richiedere, sia i Segretari competenti sia il Comitato Esecutivo potranno certamente fornirle.

 

Guerrino Zanotti (Libera): Intervengo per dire che, sulla delibera del settembre 2025, la collega Selva ce l’ha letta e quindi è chiaro che gli intendimenti erano già stati espressi. È vero che nell’audizione del Comitato Esecutivo non se n’è parlato, però il tema dell’invecchiamento della popolazione e della necessità di ampliare le strutture di accoglienza per le persone anziane, magari non autosufficienti e quindi bisognose anche di assistenza, è un’esigenza che sentiamo tutti. Ci rendiamo conto che oggi le strutture non sono più adeguate in termini di spazi, mentre restano molto adeguate in termini di qualità del servizio offerto.  Proprio per questo concordo con quanto diceva il collega Santi, cioè sulla necessità di fare attenzione, perché anch’io ritengo che un servizio come quello della RSA La Fiorina, pur ampliato negli spazi che sono assolutamente necessari, debba continuare a essere un servizio erogato dal pubblico. Di questo sono convinto. È chiaro che la nostra Repubblica è aperta anche a investimenti nel settore sanitario e sociosanitario e, di fatto, le realtà sanitarie private a San Marino sono cresciute molto negli ultimi anni. Tuttavia, credo che il servizio di assistenza e accoglienza delle persone anziane e non autosufficienti debba restare in capo al sistema sanitario pubblico e non essere delegato ai privati.  È chiaro che oggi si sta parlando di studi di fattibilità e dell’ampliamento della struttura, quindi ben venga anche il contributo di realtà private che possano interagire con il pubblico per ottenere il miglior risultato possibile e, possibilmente, in tempi celeri. Resta però il punto, che non ripeto oltre, che alcuni servizi il sistema sanitario pubblico non dovrebbe delegarli al privato, perché spesso si rincorre l’economicità e il risparmio della spesa, ma questo può avvenire a scapito della qualità del servizio prestato.  In questo senso credo che uno sforzo il pubblico, lo Stato, lo debba fare e debba mantenere questo impegno.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Io vorrei tornare su quello che è successo nell’ultima udienza di questa Commissione, perché secondo me dobbiamo affrontare un tema molto importante, che è quello di restituire piena credibilità alle istituzioni. Non può passare il messaggio che le assenze siano giustificabili: noi che rappresentiamo le istituzioni dobbiamo dare un buon esempio, non soltanto da un punto di vista morale, ma anche per consentire il corretto svolgimento dei lavori.  A seguito dell’assenza dei Segretari di Stato nella scorsa Commissione, in cui si doveva discutere un progetto di legge importante che oggi torniamo ad affrontare, siamo stati costretti a riconvocare i lavori in una pausa del Consiglio Grande e Generale, in una mattina che teoricamente dovrebbe essere dedicata anche alle attività lavorative dei consiglieri. Invece siamo qui. Io non voglio, per mia natura, mettere croci su nessuno, però tutti i consiglieri devono prendere atto che bisogna tornare a dare credibilità ai lavori istituzionali, non solo formale, ma sostanziale: del Consiglio, del Governo, delle Commissioni, di tutti gli organismi.  È normale che un Segretario di Stato possa avere altri impegni e quindi delegare. In quel caso erano stati delegati, se non sbaglio, due Segretari di Stato, ma ci siamo ritrovati comunque senza Segretari a discutere un progetto di legge. E questo rilievo non lo fa soltanto l’opposizione: tant’è che il Presidente della Commissione, per questo motivo, ha interrotto i lavori, arrivando anche a togliere la parola a un commissario di maggioranza che stava intervenendo.  Io però voglio essere pragmatico: se c’è un problema, dobbiamo anche portare una soluzione. Oggi in Aula vedo diversi commissari della Commissione Riforme Istituzionali, vedo anche il Presidente, e quindi credo che dobbiamo portare questa problematica anche in quella sede, prevedendo strumenti che impediscano il dilatarsi dei lavori consiliari quando ci sono progetti di legge per i quali è stata richiesta addirittura la procedura d’urgenza. Non deve più succedere che si allunghino e si rinviino in questo modo.  Allo stesso modo non deve succedere che le istanze d’Arengo, approvate dal Consiglio Grande e Generale, non vengano poi portate a compimento, oppure vengano considerate definitive quando sono solo parzialmente accolte. Anche questo incide sulla credibilità delle istituzioni, perché le istanze d’Arengo rappresentano uno strumento a cui i cittadini tengono molto: è un contatto diretto con le istituzioni, una forma di rappresentanza immediata.  Se però queste istanze vengono votate e poi non trovano seguito concreto, nasce disillusione, si perde fiducia nelle istituzioni e si alimenta quella disaffezione che poi vediamo anche nelle urne durante le elezioni politiche. Per questo dico che non possiamo far passare sotto traccia quanto accaduto, ma dobbiamo affrontarlo e porvi rimedio, portando il tema anche all’interno della Commissione Riforme Istituzionali.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Molto brevemente, per rivendicare innanzitutto che questo Segretario di Stato ha una serie di deleghe, tra cui anche le telecomunicazioni, e pertanto non si trovava in vacanza a Sanremo a seguire il Festival, ma, su richiesta del Presidente e del Direttore Generale di San Marino RTV, era presente a sostenere un evento che, per la Repubblica di San Marino, è diventato certamente l’evento di punta nell’ambito delle manifestazioni.  Si tratta di un percorso virtuoso costruito con San Marino RTV sul tema delle telecomunicazioni che, a differenza della situazione esistente al momento del mio arrivo alla delega, oggi vive un periodo di rinnovata prospettiva e di speranza. Questo è il risultato di un lavoro sinergico con il Segretario con delega all’informazione e con tutta la struttura di San Marino RTV. Anche grazie alla conferenza stampa tenuta a Sanremo, abbiamo avuto un ritorno importante, con una visibilità che ha fatto parlare della Repubblica non solo in Italia, ma anche oltre. Devo dire che mi dispiace non aver sentito particolari apprezzamenti in questo senso, perché credo che sarebbero stati meritati.  Ricordo che, qualche anno fa, il San Marino Contest aveva evidenti criticità e non mancavano, anche in quest’Aula, osservazioni in tal senso. Quest’anno, invece, non si sono registrate problematiche: è stato un evento che è andato oltre ogni aspettativa e previsione. Per quanto riguarda i lavori della Commissione, abbiamo fatto il possibile per velocizzare il provvedimento. Può succedere, come è normale che sia, un incidente di percorso che ha ritardato di qualche giorno l’iter, non certo di tempi significativi, e non è neppure detto che il provvedimento si sarebbe concluso comunque in quella sede. Pertanto, ritengo che questo episodio possa essere superato e che si possa tornare a lavorare su un provvedimento che considero importante, anche per il lavoro che stiamo portando avanti sulle manifestazioni di carattere sportivo.  Accolgo poi l’invito del Commissario Santi sulla scarsa presenza dei Segretari di Stato ai lavori di Commissione. Tuttavia, anche questa mattina i lavori della Commissione si svolgono contestualmente a quelli del Congresso di Stato. Dobbiamo quindi chiarirci: o le riforme istituzionali procedono verso una soluzione che consenta, da un lato, di favorire il dibattito e, dall’altro, di garantire una maggiore celerità nei lavori e nell’approvazione dei provvedimenti di cui il Paese ha necessità, oppure sarà difficile trovare spazi adeguati per le Commissioni, considerato che nell’arco del mese vi sono numerosi impegni concomitanti.  Concludo dicendo che non ritengo si tratti di un problema di credibilità delle istituzioni, ma di una situazione che deve coinvolgere sempre di più l’intero arco consiliare. Oggi la Repubblica di San Marino ha un livello di impegni, frequenze e carichi di lavoro molto diverso rispetto a dieci, quindici o vent’anni fa. Esiste una routine istituzionale con un carico significativo che coinvolge tutti, maggioranza e opposizione, e che richiede una gestione complessiva più efficace.

 

Comma 2. Prosecuzione dell’esame in sede referente del progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” (presentato dalla Segreteria di Stato per l’Industria con delega allo Sport) 

 

Paolo Crescentini (PSD): Riprendo da dove avevo lasciato, dicendo che questo è un provvedimento di legge molto importante, naturalmente esteso al mondo sportivo, che ci permette di essere all’avanguardia e soprattutto di introdurre ulteriori misure di sicurezza all’interno del nostro Paese per quanto riguarda le manifestazioni sportive.  Si è puntata l’attenzione sul Rally Legend, come se fosse un provvedimento nato appositamente per quella manifestazione e per gli episodi dell’ultima edizione. Sicuramente questo è un aspetto da tenere in considerazione, ma quando si fanno le leggi non si fanno per una singola disciplina sportiva, si fanno per tutte le discipline. Ricordo che nella precedente seduta, poi interrotta, si era detto che il DASPO viene applicato soprattutto negli sport dove c’è un controllo dei tifosi, quindi sostanzialmente nel calcio. È vero che il calcio, in particolare in Italia, presenta problematiche evidenti legate alle tifoserie, ma non è l’unico caso: episodi si sono verificati anche nel basket, raramente nel volley, nell’hockey, nella boxe e persino nelle partite giovanili, dove a volte i genitori in tribuna si comportano in maniera non adeguata. Il Rally Legend, se vogliamo citarlo, rientra comunque tra le manifestazioni in cui il DASPO può essere applicato, perché è necessario poter identificare i soggetti: mi risulta che vi sia un sistema di accesso con biglietto o abbonamento e quindi una tracciabilità degli spettatori. Questo consente, se necessario, di intervenire. Ma non dobbiamo limitarci a questo evento: la legge è importante perché rafforza la sicurezza in tutte le manifestazioni.  Penso, ad esempio, al ciclismo. Vedo qui il collega Ugolini, tra gli artefici della Titanica, una manifestazione che potrà crescere e diventare la “Nove Colli” della Repubblica di San Marino. Se crescerà, aumenterà anche il pubblico e l’attenzione mediatica, e sappiamo che in queste situazioni possono verificarsi episodi lungo i percorsi, come già accaduto anche al Giro d’Italia, con spettatori identificati per comportamenti irregolari.  Questo per dire che il provvedimento non è rivolto contro il Rally Legend, ma anzi va a supporto di tutte le manifestazioni e di chi vi partecipa. Il Rally Legend è una realtà che è cresciuta molto nel tempo: l’ho vista nascere nei primi anni Duemila e oggi rappresenta una vetrina importante non solo per San Marino, ma anche a livello internazionale, con grande attenzione mediatica, anche da parte di televisioni come Sky.  Pertanto ritengo che questo provvedimento meriti pieno sostegno. È uno strumento utile anche per le federazioni sportive, che potranno implementare le misure di sicurezza e garantire che le manifestazioni si svolgano in modo ordinato e pacifico, consentendo al pubblico di assistervi in totale sicurezza. Nel calcio, ad esempio, esistono già figure come gli steward che svolgono un lavoro importante: questa legge può rappresentare un supporto ulteriore anche per altre discipline.  Concludo rinnovando il plauso al Segretario per questo provvedimento, che era necessario. Da parte del PSD ci sarà pieno sostegno. Valuteremo naturalmente l’articolato e anche gli emendamenti presentati, per arrivare a un testo il più possibile efficace. Ringrazio il Presidente per avermi consentito di riprendere l’intervento.

 

Andrea Ugolini (PDCS): Confermo quanto già espresso in fase di prima lettura, cioè che la Democrazia Cristiana appoggerà questo progetto di legge, che riteniamo importante per la nostra Repubblica, anche in virtù dell’aumento degli eventi sportivi.  Il 29 giugno 2024 è transitato a San Marino un evento epocale, come il Tour de France, nella tappa Firenze-Rimini, con passaggio da Chiesanuova, Fiorentino, Murata e Città, fino alla superstrada. È stato un evento che ha portato migliaia e migliaia di tifosi lungo le strade. Nel ciclismo il DASPO esiste già da alcuni anni: ricordo un episodio al Giro d’Italia, in cui un tifoso spinse un ciclista; fu individuato attraverso le immagini e gli venne comminato un DASPO con obbligo di firma durante tutte le tappe del Giro. Ecco, se quella persona fosse stata presente sul nostro territorio, in assenza di una normativa analoga, avrebbe potuto ripetere comportamenti simili.  Questo per dire che sono molti gli sport in cui il DASPO può essere efficace e non è solo il sistema dei tornelli a determinare la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dagli eventi. Gli esempi sono diversi. È chiaro che questa legge nasce soprattutto in ambito sportivo anche per una ragione culturale e storica: il tifo organizzato, in alcuni casi, è stato terreno di manifestazione di comportamenti violenti o antisociali. In certi contesti alcune persone riversano frustrazioni contro lo Stato o contro altre persone.  Questo non significa che il problema sia generalizzato a tutti gli eventi. Ad esempio, per manifestazioni come il San Marino Song Contest nessuno ha mai ritenuto necessario uno strumento come il DASPO. Diverso è il caso di grandi eventi o concerti, dove il tema della sicurezza riguarda soprattutto l’organizzazione, le vie di fuga e la gestione degli spazi, come purtroppo dimostrato anche da tragedie avvenute in Italia negli ultimi anni. In quei casi il problema non è tanto il comportamento del singolo, ma l’organizzazione complessiva.  Il calcio resta comunque uno degli ambiti più sensibili. A novembre sono già calendarizzate partite come San Marino-Albania e San Marino-Finlandia, che storicamente portano migliaia di tifosi. Spesso questi tifosi alloggiano nella vicina Rimini e talvolta si verificano episodi problematici già nei giorni precedenti. È quindi importante avere strumenti che consentano, anche in collaborazione con le autorità italiane, di impedire l’ingresso nel territorio e negli impianti a soggetti già segnalati.  In questo senso, la possibilità di applicare il DASPO rappresenta un valore aggiunto importante per la sicurezza del nostro Paese e per la gestione degli eventi sportivi. 

 

Guerrino Zanotti (Libera): Ovviamente intervengo per dichiarare il nostro sostegno al progetto di legge che introduce, nella sostanza, uno strumento in più che oggi nell’ordinamento sammarinese non è presente. In altri ambiti esistono già norme che prevedono pene per chi commette reati di qualsiasi genere, mentre in ambito sportivo mancava uno strumento come il DASPO, cioè la possibilità di interdire l’accesso a eventi sportivi a persone che hanno già commesso atti di vandalismo o comportamenti che minano la sicurezza. Questo è sicuramente un elemento positivo e quindi auspichiamo che oggi si possa dare avvio al percorso di approvazione finale in Consiglio. La nostra posizione è quindi favorevole al progetto di legge.

 

Emanuele Santi (Rete): Rispetto al progetto di legge devo dire che nulla da eccepire: è un provvedimento che nella nostra legislazione mancava e, meritoriamente, il Segretario Fabbri lo ha portato all’attenzione. Lo approveremo come strumento mancante per prevenire certe forme distorsive negli eventi sportivi.  Però dobbiamo fare anche un po’ la genesi di questo progetto di legge. Oltre a essere una legge mancante, il problema è venuto fuori soprattutto lo scorso ottobre, quando ci furono grossi disordini al Rally Legend. Si è visto gente che camminava sopra il tetto della macchina della gendarmeria, l’esplosione di una bomba carta che ha prodotto otto feriti, e alcuni facinorosi che davano fuoco e creavano disordine nelle varie tappe. Questo ha fatto capire che, in una manifestazione dove ci sono tantissimi appassionati, che portano visibilità al nostro Paese, si possono inserire anche quei pochi soggetti che poi creano problemi.  Su questo credo che il progetto di legge parta da questi episodi ed è meritorio che il Segretario porti uno strumento per allontanare queste persone. Io però devo porre alcune questioni. La prima è che il DASPO sicuramente funziona, lo sappiamo, in Italia è stato applicato negli stadi per prevenire le violenze: le persone colpite dal provvedimento non possono accedere perché ci sono i tornelli, vengono identificate e respinte all’ingresso. Quindi, in contesti come stadi o comunque ambienti chiusi e controllati, può funzionare benissimo.  Se però devo pensare che questo provvedimento funzioni per una manifestazione come il Rally Legend, qui ho dei seri dubbi. Se una persona facinorosa si ripresenta e accede da un campo o da una strada secondaria, noi non riusciamo a controllarla.  Questo cosa significa? Non significa che la legge non vada bene, anzi la legge va benissimo, perché se queste persone vengono individuate è giusto che vengano punite e che non possano più partecipare a manifestazioni sportive. Però, rispetto all’applicabilità concreta nella manifestazione che ha dato origine a questo provvedimento, cioè il Rally Legend, ho dei dubbi sul fatto che possa avere un riscontro pienamente efficace.  E qui viene un altro tema, quello della sicurezza. Io non sono assolutamente contrario alla legge, lo dico subito, e sono un appassionato di rally, seguo questa manifestazione da vent’anni. Il Rally Legend è una manifestazione importante, ma è diventata oggettivamente molto grande, molto impattante per la nostra realtà. Allora, la vogliamo continuare a fare? Io dico sì, però bisogna mettere delle condizioni.  A mio avviso le condizioni sono che chi gestisce la manifestazione, insieme anche al Segretario di Stato e alle forze dell’ordine, si doti di personale adeguato. Ce n’è già tanto, ma forse ne serve di più, per monitorare in maniera costante. Oppure bisogna ragionare su un ridimensionamento del percorso se non si riesce a controllarlo.  Se parliamo di eventi con 20.000, 30.000 o 50.000 presenze, servono numeri adeguati.  E qui arriva il nodo: chi paga? Lo Stato già mette forze dell’ordine, servizi sanitari, mezzi di soccorso e anche contributi economici, oltre 100.000 euro. Però, a fronte di tutto questo, se servono ulteriori risorse per garantire la sicurezza, a mio avviso queste non possono essere tutte a carico dello Stato. Deve esserci un’assunzione di responsabilità anche da parte dell’organizzazione.  Quindi il punto non è dire che la manifestazione non si deve fare, ma che deve essere fatta con condizioni diverse. Se non ci sono le condizioni di sicurezza, bisogna ragionare su un ridimensionamento. L’obiettivo è capire come mettere in sicurezza il Paese, chi paga e come ridurre i disagi per i cittadini. Questo è il senso del mio intervento.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Grazie Presidente, e grazie specialmente a tutti i commissari intervenuti, sia di maggioranza sia di opposizione, perché indubbiamente hanno colto appieno il senso del progetto di legge: l’introduzione, nella Repubblica di San Marino, di una misura di natura preventiva, amministrativa, che era sconosciuta all’ordinamento sammarinese e che viene sostanzialmente implementata con questo provvedimento come misura ulteriore.  È un percorso che naturalmente discende da tutti gli incontri, i ragionamenti e le attività di monitoraggio che non iniziano quest’anno, ma che hanno già avuto nello scorso anno diversi momenti di confronto con diverse Segreterie di Stato e con tutte le forze dell’ordine, proprio in ragione di quanto è stato spiegato anche nell’intervento del Commissario Santi. Quindi c’è la volontà, da parte di questo Governo e di questa Segreteria, di mantenere e anzi promuovere eventi sportivi – prima ho parlato del contest a livello generale, ma qui parliamo di eventi sportivi – mantenerli e sostenerli, ma dall’altra parte preoccuparsi della sicurezza dei cittadini e di tutti quegli effetti che, naturalmente, quando si arriva a ospitare anche 100.000 persone nella Repubblica di San Marino, non possono non esserci.  Anche il DASPO, come la stragrande maggioranza dei provvedimenti di legge, non presenta nulla di particolare nella sua genesi: nasce, o trova la sua genesi, in fatti concreti che accadono nel quotidiano. Sotto questo aspetto credo che tutti i commissari abbiano colto appieno l’introduzione di questa misura preventiva amministrativa.  È chiaro che, quando si dota l’ordinamento di una normativa generale e astratta, ci si deve per forza misurare anche con le problematiche legate alla sua esecuzione, perché ogni provvedimento si misura nella fase della sua attuazione. È evidente che il controllo è più semplice quando le manifestazioni avvengono in un contesto chiuso, mentre è più complesso nei contesti più ampi. Ma questo è normale, avviene in tutte le situazioni: neanche il codice penale riesce a reprimere tutti i fatti illeciti.  Peraltro, il nostro ordinamento non è neanche totalmente avulso da provvedimenti della stessa natura, anche se non riferiti agli eventi sportivi. In questo caso ricordo l’allontanamento dal territorio di cittadini stranieri previsto dalla normativa sulle residenze.  L’altra grande scommessa del DASPO, che poi verrà trasferita a chi è competente, è il collegamento fra il provvedimento interno e i provvedimenti della medesima natura dei territori limitrofi. Questa sarà una delle sfide principali: attivare protocolli, probabilmente anche al di fuori della competenza specifica di questa Segreteria, per creare un collegamento con i territori limitrofi, in particolare con l’Italia, che ci permetta di conoscere coloro che sono destinatari di provvedimenti analoghi e di formare un elenco di persone che hanno commesso reati o, soprattutto, comportamenti che hanno creato difficoltà o effetti collaterali nelle manifestazioni sportive.  La grande scommessa sarà quindi quella del monitoraggio di queste persone che hanno inciso sul regolare svolgimento delle manifestazioni. Qui si apriranno anche differenze significative tra i casi in cui il provvedimento riguarderà cittadini sammarinesi, dove il controllo sarà probabilmente più semplice ed efficace, e i casi in cui riguarderà cittadini stranieri, ad esempio italiani.  In questi casi le forze dell’ordine faranno quello che già fanno normalmente nell’attività ordinaria di prevenzione, che dovrà essere naturalmente rafforzata in occasione di eventi importanti come il Rally Legend. Oggi, infatti, le forze dell’ordine già controllano chi entra nella Repubblica, monitorano soggetti con precedenti penali non eseguiti e cittadini destinatari di altri provvedimenti amministrativi, come quelli previsti dalla normativa sulle residenze.  Sarà quindi una scommessa anche quella di monitorare l’esecuzione della norma e fare in modo che il DASPO sia il più efficace ed effettivo possibile. Ma questa è una sfida che non riguarda solo questo provvedimento: riguarda tutte le leggi. Qualsiasi legge approvata dal Consiglio Grande e Generale ha bisogno di essere verificata nella sua applicazione.  Come mi capita spesso di ricordare, sono sempre perplesso quando vedo norme di anni che non hanno mai avuto bisogno di revisione, perché raramente esiste una legge perfetta fin dall’inizio. È proprio nella fase di esecuzione che emergono le necessità di intervenire per rendere il provvedimento pienamente efficace.

 

Presidente della Commissione Denise Bronzetti: Ovviamente, anche per quanto riguarda il gruppo di Alleanza Riformista, non possiamo che associarci alle parole appena espresse dal Segretario in fase di replica. Senza togliere ulteriore tempo ai lavori della Commissione, direi di entrare nel merito dell’articolato.

 

Articolo 1 – Finalità ed oggetto

Approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 2 – Definizioni

Approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 3 – Divieto di accesso

 

Emendamento modificativo di Repubblica Futura

 

Matteo Casali (RF): Do lettura dell’emendamento modificativo che abbiamo presentato, che interviene sulla lettera A del comma 1.  “Coloro che risultino denunciati per aver partecipato a episodi di violenza su persone o cose in occasione” – e avremmo espunto “a causa di” – “manifestazioni sportive, che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza, nonché coloro che siano stati condannati, anche non definitivamente, nei 5 anni” – noi proponiamo anziché nei 2 anni precedenti – “per le medesime condotte”.  Riteniamo che la locuzione “a causa di” possa essere così ampia da diventare anche di difficile applicazione e quindi limiteremmo la dicitura a “in occasione di manifestazioni sportive”. “In occasione” può essere già interpretato in maniera abbastanza ampia, mentre “a causa” riteniamo possa essere troppo estensivo e forse anche di difficile applicazione.  Si potrebbe arrivare all’estremo – faccio un esempio – in cui due persone, per motivi completamente avulsi dalla manifestazione sportiva, hanno un alterco in un bar mentre alla televisione c’è una partita di calcio, e si potrebbe arrivare ad attribuire la causa dell’alterco all’evento sportivo, anche se magari non è così. Riteniamo invece che “in occasione” possa già contemplare situazioni del genere, come una lite legata a una partita che si sta guardando, senza essere necessariamente circoscritta al luogo dell’evento.  Questa è la nostra interpretazione e siamo naturalmente aperti al dialogo. Siamo invece convinti che si debba inasprire la durata del provvedimento, portandola da 2 a 5 anni precedenti, per alleggerire da un lato gli aspetti legati alle circostanze, che possono diventare troppo sfumati, ma rafforzare dall’altro lato la durata temporale una volta che la responsabilità è stata accertata. 

 

Emanuele Santi (Rete): Rispetto all’emendamento proposto dal gruppo di Repubblica Futura, a mio avviso è da tenere in considerazione perché è migliorativo. Togliere la dicitura “a causa di” e mantenere “in occasione di manifestazioni sportive” rende la norma più lineare. Non riesco a capire cosa aggiunga “a causa”, quindi secondo me il testo fila meglio senza.  È invece condivisibile anche la proposta di estendere il periodo da 2 a 5 anni. Due anni, a mio avviso, sono pochi. Faccio un esempio concreto: una persona colpita da DASPO per i fatti del Rally Legend, dopo due anni potrebbe già tornare a partecipare. Considerando che queste manifestazioni hanno cadenza annuale, di fatto si parla di due edizioni. È un periodo piuttosto breve.  Estendere a cinque anni – o comunque a un periodo più lungo, che potrebbe essere anche tre o quattro anni – a mio avviso è una valutazione da fare. Quindi l’emendamento è condivisibile sia sulla parte lessicale sia sull’estensione temporale.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Solo per dare anche la mia opinione sull’emendamento di Repubblica Futura: anch’io ritengo che potrebbe essere opportuno allungare il periodo del DASPO da 2 a 5 anni o comunque trovare una soluzione migliorativa aumentando il numero degli anni. 

 

Andrea Ugolini (PDCS): Se non erro, la durata del provvedimento è trattata all’articolo 5, quindi per quanto riguarda questo articolo si va a individuare chi, retroattivamente, ha commesso un misfatto nei due anni precedenti. Di conseguenza qui non si parla della durata del provvedimento, ma di chi magari l’anno scorso o l’anno prima, visto che prendiamo spesso ad esempio il Rally Legend, ha commesso qualcosa contrario alle regole civili e sportive. Poi sentiamo il riferimento del Segretario, però non credo che questo sia il contenuto.

 

Matteo Casali (RF): Preciso, in maniera telegrafica, che è a questo che ci riferiamo: all’evenienza nei cinque anni precedenti di condotte di quel tipo. Forse non sono stato chiaro prima e mi scuso, quindi questa è la precisazione anche in risposta al Commissario Ugolini.  Per quanto riguarda il merito dell’intervento, l’articolo 3 è il cuore del provvedimento, il divieto di accesso in caso di condotte di un certo tipo in occasione di eventi sportivi precedenti. Siccome il Segretario non era presente, ci tengo a reintrodurre un paio di temi legati proprio al divieto d’accesso.  Questo divieto, come è stato detto anche da altri, funziona storicamente in due casi: negli eventi sportivi che si svolgono in luoghi chiusi, mentre per eventi come il Rally Legend o altri eventi diffusi sul territorio difficilmente riuscirà a trarre pieno giovamento. Abbiamo cercato, con gli emendamenti, di porre rimedio a questo aspetto, ma resta una criticità.  Un altro tema è che il DASPO funziona storicamente per eventi ricorrenti e per un rapporto di affezione del tifoso verso la squadra, la trasferta, eccetera. Manifestazioni come il Rally Legend, pur avendo una ricorrenza, sono molto diluite nel tempo e difficilmente risentono di questo meccanismo. Inoltre esiste già il tema dell’allontanamento dal territorio disposto dal tribunale.  Quindi benvenga il DASPO, ma dobbiamo essere consapevoli che alcune situazioni, proprio quelle che hanno originato questa legge, difficilmente saranno intercettate se non rafforzando il provvedimento con ulteriori strumenti.

 

Paolo Crescentini (PSD): Solo per una considerazione: si dice che eventi sportivi come il calcio hanno una ricorrenza frequente, mentre eventi come il Rally Legend si svolgono una volta all’anno. Questo è vero, ma è anche vero che il DASPO non si applica a un singolo evento.  Una persona colpita da DASPO non può partecipare a nessuna manifestazione sportiva. Non è che, se non può andare a un rally, allora può andare a vedere una partita di calcio. Il DASPO si applica a 360 gradi a tutte le discipline sportive.  Quindi, ad esempio, una persona colpita da DASPO per un evento motoristico non può nemmeno andare a vedere una partita di calcio, nemmeno quella del figlio che gioca in una categoria giovanile. Questo per dire che la disciplina già contempla tutte le manifestazioni sportive.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Procediamo per ordine. Sulla questione “a causa” o “in occasione”, come avete potuto vedere, ho già fatto un ragionamento anche in sede di replica: c’è la necessità di attivare una collaborazione con le forze dell’ordine di altri Stati, anche tramite l’ufficio centrale nazionale Interpol. La dicitura “in occasione o a causa” è la medesima presente nel codice penale italiano e nella normativa sul DASPO italiano e identifica due fattispecie diverse. Proprio perché il provvedimento deve essere interconnesso con analoghi strumenti di altri ordinamenti, si ritiene che l’emendamento debba essere respinto. Ringrazio il Commissario Crescentini per aver ricordato che il DASPO non funziona per evento, ma per persona: chi è colpito dal provvedimento non può partecipare a nessuna manifestazione. Sugli anni, ha fatto bene il Commissario Ugolini a ricordare che qui non si tratta della durata del provvedimento, ma dell’ambito di applicazione. Da una parte abbiamo il riferimento a condanne nei due anni precedenti, anche non definitive, dall’altra una seconda casistica, quella del punto B, che prescinde dalla condanna penale. Infatti il provvedimento ha natura amministrativa-preventiva e può essere applicato anche a chi ha tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione a episodi di violenza, indipendentemente da una condanna.

 

Matteo Casali (RF): Molto brevemente, non ritengo che la ricopiatura del codice italiano sia una buona giustificazione per mantenere la doppia dicitura. Noi potremmo certamente avere una formulazione diversa, per le ragioni che ho illustrato in fase di presentazione dell’emendamento.  Ribadisco che i cinque anni, intesi come periodo retroattivo e non come durata del provvedimento, siano maggiormente cautelativi. L’esistenza della lettera B, a mio avviso, non giustifica il fatto che non si possa rivedere l’arco temporale previsto dalla lettera A, oggi fissato in due anni.  La lettera A e la lettera B disciplinano due situazioni distinte: la prima individua un lasso temporale preciso che noi proponiamo di ampliare, la seconda introduce un’ulteriore fattispecie. Se si sostiene che la lettera B prevale sulla lettera A, allora si potrebbe arrivare a dire di eliminare la lettera A, ma evidentemente non è così.  Sono due previsioni diverse e una non deve escludere l’altra. Per questo riteniamo che i cinque anni possano rappresentare una soluzione più cautelativa. Non mi pare quindi una motivazione sufficiente il fatto che la lettera B possa comunque operare, per escludere una revisione della lettera A.

 

L’emendamento di RF è messo in votazione e respinto con 3 voti favorevoli e 9 contrari

 

L’articolo 3 è messo in votazione e approvato con 9 voti favorevoli

 

Articolo 4 – Forma e contenuto del provvedimento amministrativo di divieto di accesso

 

Emendamento modificativo di Repubblica Futura

 

Matteo Casali (RF): Do lettura dell’emendamento modificativo e, in particolare, del solo comma 2 dell’articolo 4, così come proposto.  “Il provvedimento è notificato” – abbiamo tolto la dicitura “comunicato anche mediante strumenti telematici” – “o avvalendosi della collaborazione delle competenti autorità straniere all’interessato, con l’indicazione delle ragioni di fatto e di diritto che lo giustificano, nonché della durata e delle prescrizioni imposte”.  Abbiamo ritenuto di eliminare la dicitura “comunicato” perché, a nostro avviso, la notifica è l’unico mezzo idoneo per trasmettere un provvedimento di questo tipo all’interessato. Abbiamo inoltre specificato che, oltre agli strumenti telematici, si possa fare riferimento alla collaborazione delle competenti autorità straniere ai fini della notifica.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Non ritengo l’emendamento peregrino, però sono curioso di sentire il Segretario. Probabilmente “comunicato” include già “notificato”, ma è evidente che, per un provvedimento come il DASPO, non basta una comunicazione semplice, serve una notifica formale.  Per quanto riguarda il riferimento alle autorità straniere, credo possa essere già implicito: se si deve notificare all’estero, è evidente che ci si avvale delle autorità competenti. Attendo comunque il chiarimento del Segretario.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: L’emendamento interviene su due aspetti. Parto dalla seconda parte: il riferimento alla collaborazione con autorità straniere è già insito nelle finalità della norma, come chiarito dal comma 2 dell’articolo 1. Non ritengo quindi necessario ripeterlo qui, perché è già previsto che, per garantire l’efficacia del provvedimento, ci si possa avvalere della collaborazione con altre autorità.  Per quanto riguarda “comunicato” e “notificato”, è evidente che il provvedimento ha efficacia dalla notifica formale, come previsto anche dal comma 4 dell’articolo 4. Tuttavia, comunicazione e notifica hanno una natura giuridica diversa.  Detto questo, se si ritiene opportuno eliminare la parola “comunicato” e mantenere solo “notificato”, non ho particolari problemi. Resta il fatto che si tratta di una distinzione non irrilevante e che il testo ha già superato il vaglio degli uffici competenti.

 

Matteo Casali (RF): Riteniamo che la sola notifica sia migliorativa, anche perché mantenere entrambe le diciture implica l’obbligo di effettuare sia la comunicazione sia la notifica. Accogliamo quindi con favore la disponibilità del Segretario a mantenere solo la notifica.  Per quanto riguarda la collaborazione con le autorità straniere, rilevo che l’articolo 1, comma 2, parla della possibilità di stipulare convenzioni, ma non afferma esplicitamente che ci si possa avvalere delle autorità estere per la notifica. Se tali convenzioni non fossero attive, cosa accadrebbe?  Riteniamo quindi utile esplicitare questa possibilità, anche per rafforzare e incentivare la collaborazione. A nostro avviso, il richiamo dell’articolo 1 non è sufficiente a coprire questo aspetto.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Se c’è la possibilità, rileggendo l’articolo, facciamo questa modifica formale. Anche se, dal mio punto di vista, non ha una natura così essenziale, va bene togliere il termine “comunicato” e mantenere la notifica.  Sul resto ribadisco quanto ho già detto: non esiste solo il DASPO, esistono molti provvedimenti di legge che vengono notificati quotidianamente tramite le autorità competenti. Esiste una disciplina generale che regolamenta le notifiche degli atti giudiziari.  Non vedo quindi la necessità di inserire, in relazione al DASPO, una dicitura che appare ridondante, perché i provvedimenti – che siano DASPO o di altra natura, come quelli legati all’articolo 33 sulle residenze, o sentenze o altri atti giurisdizionali – hanno già ben definiti i canali attraverso cui devono essere notificati, anche ai cittadini non residenti. Dunque, il comma 2 recita: “Il provvedimento è notificato, anche mediante strumenti telematici, all’interessato, con l’indicazione delle ragioni di fatto e di diritto che lo giustificano, nonché della durata e delle prescrizioni imposte”. Sostanzialmente viene eliminato il termine “comunicato”.

 

L’emendamento di RF è messo in votazione e respinto con 3 voti favorevoli e 9 contrari

 

L’articolo 4 è messo in votazione e approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 5 – Durata del provvedimento

 

Emendamento modificativo di Repubblica Futura

 

Matteo Casali (RF): Do lettura del comma 4 così come da proposta di modifica.  “Comma 4. La durata del provvedimento nei confronti di soggetti minori di 18 anni non può superare i 2 anni ed è soggetta a revisione annuale sulla base di relazioni rilasciate” – abbiamo tolto “anche” – “dall’UOC Servizio Minori o dall’UOS Tutela Minori” – e abbiamo tolto “o da equivalenti enti stranieri”, per poi reinserirlo in altra forma.  La ragione dell’emendamento è che quel “anche” significa che qualsiasi relazione potrebbe essere ritenuta valida. In realtà, per quanto riguarda la nostra realtà sammarinese, sono l’UOC Servizio Minori e l’UOS Tutela Minori le strutture che si occupano in maniera specifica dei minori. Riteniamo quindi che la relazione debba essere redatta da queste realtà, e non anche da altre.  Abbiamo inoltre sostituito la congiunzione “e” con “o”, perché riteniamo che le due unità organizzative siano equivalenti e non sia necessario che entrambe producano una relazione contemporaneamente.  Abbiamo poi aggiunto la possibilità che la relazione possa essere redatta anche da enti stranieri equivalenti, poiché il provvedimento può riguardare anche minori non sammarinesi, che non sono seguiti dal nostro sistema. Una relazione, ad esempio, di una ASL italiana per un minore italiano colpito da DASPO, riteniamo possa essere sufficiente ai fini della revisione o revoca del provvedimento.  Quindi, in sintesi, prevediamo l’esclusività dell’UOC Servizio Minori o dell’UOS Tutela Minori per i minori sammarinesi e la possibilità di equivalenti enti stranieri per i minori non sammarinesi

 

Mirko Dolcini (D-ML): Convengo con il Commissario Casali sul fatto che togliere “anche” possa avere senso, perché altrimenti non è chiaro quali altri soggetti possano intervenire nella revisione.  Ho invece qualche dubbio sull’inserimento degli enti stranieri, perché, trattandosi di una revisione e quindi di una valutazione anche riabilitativa, essendo il provvedimento applicato a San Marino, potrebbe essere opportuno prevedere comunque un passaggio presso i nostri servizi, anche nel caso di minori stranieri.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Si tratta di un emendamento interessante che chiarisce meglio la portata di quel “anche” presente nel testo originario.  In linea astratta, potrebbero esistere anche altre istituzioni oltre al Servizio Minori e alla Tutela Minori, ad esempio nei casi in cui vi siano provvedimenti giurisdizionali che nominano soggetti terzi a tutela del minore. Tuttavia, il riferimento agli enti stranieri equivalenti rappresenta una specificazione utile.  Ritengo quindi che ci sia spazio per una riformulazione dell’articolo, eliminando “anche” e inserendo “o Servizio Minori o Tutela Minori o da equivalenti enti stranieri”. Chiedo quindi una breve sospensione per definire una stesura condivisa dal punto di vista terminologico.

 

I lavori vengono temporaneamente sospesi. 

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Prendiamo atto dell’accordo intervenuto e della nuova stesura.

 

L’articolo 5, con l’emendamento di Repubblica Futura, viene messo in votazione e approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 6 – Impugnazione

 

Emendamento modificativo di Repubblica Futura 

 

Matteo Casali (RF): Do lettura dell’emendamento. Si propone di modificare il termine per proporre ricorso da 10 a 20 giorni dalla notifica. Abbiamo ritenuto, anche in allineamento con altri provvedimenti, di uniformare il termine a 20 giorni.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: In astratto sarei anche d’accordo sull’estensione a 20 giorni, ma è necessario mantenere uniformità con provvedimenti analoghi. Il riferimento è all’articolo 33 della normativa sull’ingresso e la permanenza degli stranieri, che prevede anch’esso un termine di 10 giorni.  Trattandosi di provvedimenti della stessa natura e specie, con la stessa autorità competente, si è ritenuto corretto mantenere lo stesso termine. È vero che esistono provvedimenti con termini più lunghi, ma sono di natura diversa.  Personalmente ritengo anche io che 10 giorni siano pochi, ma per coerenza dell’ordinamento si conferma questo termine, eventualmente rimandando a una revisione complessiva futura.

 

Matteo Casali (RF): Ringrazio il Segretario. Rilevo solo che il provvedimento di allontanamento riguarda stranieri, mentre il DASPO può riguardare anche cittadini sammarinesi. Prendo atto della disponibilità del Segretario e del fatto che anche lui riconosce che 10 giorni siano pochi.  Riteniamo comunque opportuno mantenere l’emendamento in votazione, anche come possibile stimolo per un futuro riallineamento.

 

L’emendamento di RF è messo in votazione e respinto con 4 voti favorevoli e 8 contrari

 

L’articolo 6 è messo in votazione e approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 7 – Violazione del provvedimento

Approvato con 9 voti favorevoli

 

Articolo 8 – Convalida del provvedimento

 

Emendamento modificativo di Repubblica Futura

 

Matteo Casali (RF): Do lettura del comma 3 così come da emendamento.  “Comma 3. Avverso il provvedimento di convalida l’interessato può proporre reclamo al giudice amministrativo d’appello entro 20 giorni” – anziché 10 – “dalla sua notifica” – e non “notificazione”.  La seconda modifica è di carattere stilistico, mentre la prima ricalca quanto già proposto nell’emendamento precedente, cioè l’estensione del termine da 10 a 20 giorni, per consentire un tempo più congruo all’interessato per proporre reclamo, anche in linea con altre tipologie di provvedimenti.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Richiamo quanto già detto sull’emendamento precedente. Anche qui il termine di 10 giorni è previsto nella normativa analoga di riferimento.  Peraltro, in questo caso l’emendamento ha ancora meno incidenza sul diritto di difesa, perché si tratta di un grado successivo, quindi di un provvedimento già passato per una prima fase.  Esistono inoltre altri casi, anche più rilevanti, in cui il termine di impugnazione è di 10 giorni; richiamo, ad esempio, l’articolo 56 del codice penale. Quanto alla differenza tra “notifica” e “notificazione”, si tratta di termini equipollenti, utilizzati entrambi anche nella normativa vigente.  Per queste ragioni, si chiede di respingere l’emendamento.

 

L’emendamento di RF è messo in votazione e respinto con 2 voti favorevoli e 10 contrari

 

L’articolo 8 è messo in votazione e approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 9 – Attività di controllo e collaborazione

 

Emendamenti di Repubblica Futura

 

Matteo Casali (RF): Il primo emendamento è soppressivo del comma 3 dell’articolo. Le ragioni sono essenzialmente due. La prima è che si introduce una delega molto ampia al decreto delegato, poco circostanziata, che consente di modificare in maniera molto estesa la legge.  Il comma infatti prevede che, al fine di aggiornare ed armonizzare la normativa e implementare gli ambiti di riferimento, si possa intervenire con decreto delegato. Questo significa che si potrebbero ampliare gli ambiti della legge ben oltre le manifestazioni sportive.  Noi riteniamo che questo non sia corretto. In dibattito generale abbiamo già evidenziato come sarebbe più opportuno un testo unico sulle manifestazioni, non solo sportive, che affronti in modo organico anche il tema della sicurezza.  Non è accettabile demandare a un decreto delegato la possibilità di ampliare gli ambiti di applicazione della norma. Il potere legislativo deve rimanere in capo al Consiglio Grande e Generale.  Il secondo emendamento, in subordine, mantiene il comma ma aggiunge una limitazione: si esclude la possibilità di modificare il codice penale tramite decreto delegato.  Do lettura della proposta: “al fine di aggiornare ed armonizzare la normativa, nonché implementare gli ambiti di riferimento, è dato mandato al Congresso di Stato di adottare decreti delegati volti a modificare la presente legge, ad eccezione delle disposizioni del codice penale”.  Abbiamo più volte sostenuto che il codice penale non debba essere modificato tramite decreti delegati.

 

Paolo Crescentini (PSD): Per quanto riguarda l’articolo proposto dal Segretario, lo condividiamo e avrà il nostro voto favorevole.  Rimango però sorpreso dall’emendamento: prima si propone la soppressione totale, poi in subordine si ripropone il comma con una specifica. A mio avviso è già implicito che con i decreti delegati non si vada a modificare il codice penale.  Credo inoltre che una materia come questa necessiti di aggiornamenti, anche tramite decreti delegati, naturalmente senza incidere sul codice penale. L’articolo così come proposto è già funzionale e completo.

 

Emanuele Santi (Rete): Io invece ritengo che la specifica proposta sia pertinente. Nell’articolo successivo si interviene direttamente sul codice penale, quindi è corretto che ciò avvenga con legge.  Diverso è il discorso della delega: così com’è formulata, consente di intervenire su tutto, anche potenzialmente sul codice penale, e questo non è accettabile.  Se non si vuole accogliere l’emendamento soppressivo, almeno si dovrebbe limitare la delega, escludendo esplicitamente il codice penale. Questo articolo appare troppo ampio e poco definito.  Aggiungo anche che nel coordinamento tra soggetti coinvolti manca il Congresso di Stato, che invece dovrebbe essere parte attiva, considerato il ruolo politico e le responsabilità.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Non voglio essere ripetitivo, ma torniamo sempre allo stesso punto: si parla di riportare il Consiglio Grande e Generale al centro e poi si continua a delegare tutto al Congresso di Stato.  Capisco l’esigenza di aggiornamenti tecnici, ma qui si parla di implementare ambiti di riferimento, cioè modificare sostanzialmente la legge.  Io non condivido nemmeno l’emendamento in subordine: per me la delega andrebbe eliminata del tutto. Se servono modifiche, si facciano con legge, anche con procedura d’urgenza.  Altrimenti si svuota il ruolo del Consiglio e si vanifica anche il lavoro sulla riforma istituzionale.

 

Matteo Casali (RF): Non so se nel dibattito dell’articolo, ma volevo lanciare una proposta. Non è la prima volta, in questa legislatura, che modifichiamo il codice penale tramite decreto: questo è un dato di fatto.  Partendo da questo, propongo una riflessione. Se vogliamo circostanziare meglio la delega, come già era stato detto anche in prima lettura, ad esempio dal Commissario Crescentini, rispetto alla necessità di aggiornarsi anche al progresso tecnologico, perché non cogliamo l’occasione per formulare una delega più precisa?  Potremmo circoscriverla all’armonizzazione della normativa e al suo aggiornamento in funzione dei progressi tecnologici e degli strumenti, prevedendo poi la conseguente armonizzazione. In questo modo eviteremmo una delega troppo ampia e indeterminata.  Lo dico come proposta, prima di arrivare a una contrapposizione netta.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Non entro nei ragionamenti più generali fatti dal Consigliere Dolcini, perché richiederebbero un confronto più ampio. È evidente che esistono visioni diverse: da un lato la centralità del Consiglio Grande e Generale, dall’altro la necessità che il Paese continui a funzionare anche attraverso strumenti come i decreti delegati.  Ricordo che i decreti delegati tornano comunque in Consiglio Grande e Generale per la ratifica. Non sono atti definitivi del Congresso di Stato.  Detto questo, accolgo la proposta contenuta nell’emendamento in subordine, cioè quella di specificare che non si possa intervenire sul codice penale tramite decreto delegato. Anche se, a mio avviso, questo limite era già implicito nella formulazione della delega.  La delega riguarda infatti modifiche alla presente legge, quindi interventi di natura amministrativa legati all’efficacia del DASPO, non modifiche al codice penale.

 

Matteo Casali (RF): Prendo atto dell’accoglimento della specifica relativa al codice penale, che per noi non era affatto implicita.  Resta però il problema della delega ampia, che consente di modificare gli ambiti di applicazione della norma. Questo rimane un punto critico.  Sul tema dei decreti delegati, è vero che tornano in Consiglio, ma esiste anche una prassi che li vede restare in vigore per periodi molto lunghi prima della ratifica, e questo è un problema reale.  Rimane quindi la nostra perplessità su una delega così ampia.

 

Emendamento modificativo dell’art.9, comma 3

Respinto con 3 voti favorevoli e 10 contrari

 

L’articolo 9, con l’emendamento di Repubblica Futura modificativo dell’art.9, comma 3 in subordine al precedente, viene messo in votazione e approvato con 10 voti favorevoli

 

Articolo 10 – Modifica dell’articolo 90 del Codice Penale e successive modifiche

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Sostanzialmente viene introdotta una cosiddetta aggravante generica, che potrà essere valutata dal giudice nella misura in cui si verifichino fatti illeciti nelle casistiche già previste dal codice penale e potrà essere, al pari delle altre aggravanti, tenuta in considerazione ai fini della commisurazione della pena. Quindi si tratta dell’introduzione di un’aggravante generica.

 

Emendamento modificativo di Repubblica Futura

 

Matteo Casali (RF): L’emendamento ricalca un po’ quanto abbiamo già discusso e ne do lettura. Modifica dell’articolo 90 del codice penale: dopo il numero 3 del comma primo dell’articolo 90 del codice penale viene aggiunto il seguente numero 3-bis: “in occasione” – noi proporremmo di togliere “o a causa di” – “manifestazioni sportive o durante il trasferimento da o verso i luoghi in cui si svolgono dette manifestazioni”.  La ragione per cui proponiamo la soppressione della locuzione “o a causa di” l’ho già spiegata nei commi precedenti.

 

Emanuele Santi (Rete): Rispetto a questo articolo ci tengo a rimarcare il fatto che con l’articolo 10 viene modificato l’articolo 90 del codice penale, doverosamente, perché con questo comma 3-bis si estende la previsione anche alle manifestazioni sportive. Quindi, su questo, nulla da eccepire.  Rimaniamo però ancora dubbiosi rispetto a quanto sta sopra, perché sicuramente lei, Segretario, non andrà a intervenire su questo articolo tramite la delega, anche perché qui è stato fatto il passaggio doveroso in legge. Però la delega, è vero, ripassa in Consiglio, ma sappiamo anche come vanno certe dinamiche, soprattutto a fine legislatura. All’inizio di questa legislatura ci siamo trovati con una quantità enorme di decreti delegati rimasti in sospeso dalla precedente. Non vorrei che, tra vari decreti, si andasse a pescare qua e là dentro deleghe sparse per cambiare anche il codice penale in aspetti che non hanno nulla a che fare con l’attinenza di questa legge, usando poi la delega di questa legge per modificare altro. Magari non succederà, però l’articolo 9, così come è scritto, questa possibilità la lascia.  Per quanto riguarda invece l’articolo 10, ci tenevo a rimarcare questo aspetto. Sull’emendamento di Repubblica Futura, invece, anche a me togliere “o a causa di manifestazioni” sembra una scrittura migliore. Se poi si valuterà di mantenerlo, va bene, però anche secondo me la formulazione proposta dal collega è più lineare.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Solo per ribadire anch’io che forse le indicazioni di Repubblica Futura renderebbero il testo più lineare, posto che comunque non si sposta molto nella sostanza.  Però voglio aggiungere una considerazione: se si va a modificare una legge che al suo interno modifica il codice penale, al di là degli intendimenti del Segretario di Stato pro tempore o del Governo pro tempore, secondo me non è affatto difficile, se c’è la volontà e se c’è la delega, modificare anche il codice penale, quantomeno l’articolo 90. Quindi, purtroppo, per come è impostata la questione, a mio avviso sarebbe interpretabile in questo senso.  Detto questo, per concludere il mio ragionamento, io capisco che ci siano punti di vista diversi tra me e il Segretario sulla centralità del Consiglio Grande e Generale o, invece, sul ricorso al decreto delegato. Però estremizzo per farmi capire: se il decreto delegato può essere utilizzato al posto della legge partorita dal Consiglio Grande e Generale, allora, estremizzando, evitiamo direttamente il Consiglio e facciamo tutto con decreti delegati, andiamo sempre in Congresso, il Congresso redige le leggi come vuole e poi le riporta in Consiglio che vota.  Però purtroppo nella prassi non è così semplice, è molto più complesso, perché quando un Governo porta un decreto delegato all’attenzione del Consiglio, la maggioranza che sostiene quel Governo difficilmente lo boccia, perché altrimenti nel concreto diventa una forma di sfiducia. Quindi è vero, come dice il Segretario, che questi ragionamenti sono complessi e forse non è questa la sede per esaurirli, ma è anche vero che bisogna parlarne, perché effettivamente ogni volta che si presenta un progetto di legge c’è sempre un decreto delegato per il Governo.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Brevemente sugli emendamenti: una discussione sulla natura della locuzione “a causa” o “in occasione” l’abbiamo già fatta e credo possa essere considerata superata. Ribadisco semplicemente che, nel momento in cui ci si rapporta con altri Stati, mantenere l’equipollenza e la medesima dicitura è cosa opportuna, perché poi, quando si andrà a verificare negli organismi competenti l’esecuzione nei diversi ordinamenti, una delle attività prodromiche sarà proprio quella di verificare l’equipollenza dei provvedimenti, quindi la loro stessa natura. Per questo abbiamo ritenuto di mantenere la stessa formulazione, così da evitare, in sede di omologazione con altre autorità, possibili problematiche interpretative.  Non ho invece ben compreso le motivazioni per cui si propone di eliminare il riferimento alle “successive modifiche” dell’articolo 90 del codice penale. Ritengo necessario intervenire in maniera chiara su quella disposizione, che nel tempo ha subito modifiche, e quindi il richiamo deve intendersi all’articolo originario comprensivo delle successive novelle, proprio per evitare problemi interpretativi.  Ribadisco inoltre, e chiudo sul tema dei decreti delegati, che dal punto di vista giuridico l’espressione “adottare decreti delegati volti a modificare la presente legge” limita l’intervento alla legge stessa. L’eventuale incidenza sul codice penale sarebbe, al limite, circoscritta a quell’unico articolo. Detto questo, concordo sul fatto che in alcuni casi le deleghe siano state utilizzate in modo estensivo, anche oltre la specifica previsione, sia per materia sia per contenuti.  Tuttavia, la discussione oggi perde di efficacia nel momento in cui il decreto delegato ritorna in Consiglio Grande e Generale per la ratifica. Le regole attuali fanno sì che ogni rilievo sulla delega perda consistenza dopo la ratifica parlamentare. L’unico spazio di intervento reale resta quindi nel periodo tra l’adozione e la ratifica, nei termini previsti. Una volta intervenuta la ratifica, la giurisprudenza ha chiarito che ogni questione sulla delega viene superata.  Spero di aver fornito alcuni spunti utili per un approfondimento nelle sedi competenti.

 

Matteo Casali (RF): Prendo atto che l’emendamento è stato già ampiamente discusso. Intervengo brevemente, anche con una certa cautela rispetto alle competenze giuridiche espresse.  So bene che la giurisprudenza si è già espressa sul tema, e lo so anche grazie alle spiegazioni ricevute dal Segretario in altre occasioni. Volevo solo osservare che, qualora in futuro non fosse più previsto il passaggio in Consiglio per la ratifica, sarebbe necessario rafforzare altri strumenti di controllo.  Colgo inoltre lo spunto del Segretario sulla possibile decadenza dei decreti con la fine della legislatura, ma ritengo che si debba intervenire anche sul tema della reiterazione dei decreti, perché oggi esiste una prassi che consente di mantenerli in vigore per periodi molto lunghi, anche oltre un anno, e questo rappresenta un problema.

 

L’emendamento di RF è messo in votazione e respinto con 3 voti favorevoli e 10 contrari

 

L’articolo 10 è messo in votazione e approvato con 10 voti favorevoli

 

Emendamento aggiuntivo articolo 10-bis

Matteo Casali (RF): In generale riteniamo che il provvedimento, così come presentato, pur avendo degli aspetti meritori, fosse carente rispetto ad altri temi che riguardano le manifestazioni sportive, ovvero in termini di sicurezza, della dimensione delle manifestazioni sportive e, come vedremo in seguito, della sicurezza dei servizi e dei costi di questa sicurezza.  Riteniamo che il decreto che riguarda le manifestazioni sportive possa essere, da questo punto di vista, carente, anche perché ricordo per l’ennesima volta che vi è stato, nel corso degli anni, dell’ultimo decennio, un affastellamento di regolamenti, in particolare, che ha stratificato le situazioni e la normativa. In particolare, di sicurezza si parlava esclusivamente nel regolamento 19 del 2024, dove per le manifestazioni – non manifestazioni sportive, ma manifestazioni in generale – si trattava questo tema. Anche qui devo ribadire ulteriormente che è necessario arrivare a un testo unico che parli di manifestazioni e non solo di manifestazioni sportive, perché, ad esempio, la formula del DASPO potrebbe essere utilizzata anche per manifestazioni non sportive.  Ho già ricordato altri tipi di manifestazioni con assembramenti importanti e con situazioni che potrebbero richiedere la necessità di un allontanamento preventivo da chi si è già reso colpevole di atteggiamenti incongrui o pericolosi. Dicevo, il regolamento 19 del 2024 era l’unico che parlava di sicurezza, è stato abolito con il regolamento 27 del 2025 che ha reso di nuovo vigente il regolamento 8 del 2017, che però non parla di sicurezza. Quindi è quanto mai opportuno parlare di dimensioni e di sicurezza delle manifestazioni, in questo caso sportive e, auspicabilmente, come apripista per le manifestazioni in generale.  Do lettura dell’articolo 10-bis.  Comma 1: gli organizzatori delle manifestazioni sportive di cui all’articolo 2 sono tenuti, almeno 90 giorni prima dell’inizio della manifestazione, a comunicare al reparto comando della Gendarmeria il sito o i siti sede di svolgimento della manifestazione, nonché il numero di presenze atteso, in termini di pubblico pagante e non pagante.  Comma 2: nel caso in cui la manifestazione sportiva si svolga nell’arco di più giornate o su più siti, le informazioni di cui al comma 1 sono trasmesse per ciascuna giornata e per ciascun sito.  Comma 3: nel caso di manifestazioni sportive che si svolgono in esterno, il reparto comando della Gendarmeria può richiedere agli organizzatori di allegare alla comunicazione di cui al comma 1 documentazione, anche cartografica, atta a dimostrare la compatibilità in termini di sicurezza del numero di spettatori atteso con il sito scelto o con i siti scelti per la manifestazione.  Comma 4: il reparto comando della Gendarmeria, anche nel caso di mancata comunicazione di cui al comma 1 o di mancata trasmissione della documentazione di cui al comma 3, ritenuto motivatamente il sito o i siti della manifestazione sportiva non compatibili in termini di sicurezza con il numero di pubblico atteso, può imporre all’organizzatore un limite massimo di accessi al sito o ai siti della manifestazione. È onere dell’organizzatore della manifestazione dimostrare l’efficacia e porre in essere le misure atte a contenere il numero del pubblico secondo le disposizioni del reparto comando della Gendarmeria.  Si è parlato molto della possibilità di contenere e controllare il numero di presenze: se il comando della Gendarmeria dovesse ritenere necessario contenere queste presenze, è onere dell’organizzatore mettere in atto le misure e dimostrarne l’efficacia. Credo che questo sia un provvedimento essenziale.

 

Andrea Ugolini (PDCS): Qui emerge forse la mia esperienza come coorganizzatore di un evento sportivo. Vorrei scorporare il tema della dimensione della manifestazione sportiva dal progetto di legge sul DASPO, per contestualizzare questo articolo in un nuovo regolamento o in un progetto di legge diverso da questo.  Di fatto, quello elencato dal proponente avviene già. Quando un’associazione sportiva decide di organizzare un evento deve inviare, come previsto dal regolamento tornato in vigore, quindi l’8 del 2017, una richiesta alla Gendarmeria, indicando il numero di persone, i giorni dell’evento, e deve preventivamente avere l’autorizzazione della Giunta o delle Giunte di Castello, quindi la presenza delle istituzioni nel percorso autorizzativo, indicando anche orari di apertura e chiusura, eventuali chiusure di strade o locali.  La Gendarmeria, ogni volta che arriva la richiesta, demanda un’ulteriore richiesta di integrazione che deve essere inoltrata alla Polizia Civile e alla Protezione Civile, con tutta la cartografia dei percorsi utilizzati. Porto la mia esperienza di organizzazione di un evento ciclistico: queste informazioni vengono già trasmesse.  Per quanto riguarda la sicurezza, è la Gendarmeria che convoca gli organizzatori e, in base agli spettatori e ai partecipanti attesi, valuta insieme alla Protezione Civile quali adempimenti adottare, con Gendarmeria, Polizia Civile, steward. Sulla base del piano di sicurezza si autorizza o meno l’evento.  Credo quindi che il DASPO, cioè vietare la presenza di alcuni soggetti, sia un altro ambito. Questo tema può essere approfondito in un nuovo regolamento o progetto di legge.

 

Paolo Crescentini (PSD): Devo dire che il collega Ugolini è stato molto chiaro e competente, quindi ha già detto molte cose che avrei detto anch’io.  Vorrei aggiungere che questo emendamento sembra avere un nome, cioè Rally Legend. Mi sembra che la preoccupazione sia legata a quel tipo di evento. Però bisogna considerare che anche una partita di calcio si svolge all’aperto, anche negli stadi sammarinesi che spesso non sono strutture completamente chiuse.  Diventa quindi difficile quantificare con largo anticipo quante persone parteciperanno, ad esempio i genitori che vanno a vedere una partita giovanile. I 90 giorni indicati nell’emendamento risultano quindi problematici.  Inoltre, le federazioni conoscono già i calendari anche con un anno di anticipo. Non vorrei che, cercando di intervenire su un evento specifico, si finisse per gravare su tutti gli organizzatori, anche su eventi come “Giochiamo allo sport”, che coinvolgono tante persone ma con dinamiche diverse.  Ritengo quindi che questo articolo non debba essere accolto perché non necessario ai fini della legge.

 

Emanuele Santi (Rete): Rispetto a questo articolo aggiuntivo, e più in generale a questo pacchetto di emendamenti, io credo che vada posta molta attenzione.  Come ho già detto nel dibattito generale, non abbiamo preclusioni su questa legge: il DASPO va bene. Però non dobbiamo essere ipocriti: questa legge nasce da un problema concreto, riferito in particolare a una manifestazione molto importante del Paese, il Rally Legend.  Se vogliamo che questa legge sia davvero applicabile, dobbiamo inserire misure ulteriori per garantire la sicurezza. È vero che oggi esistono già piani di sicurezza e autorizzazioni, ma è altrettanto vero che, soprattutto per il Rally Legend, problemi ci sono, e ce lo dicono anche coloro che si occupano della sicurezza.  Non perché gli organizzatori non facciano il loro lavoro, ma perché la manifestazione, per dimensioni, sfugge in parte al controllo. Serve quindi uno strumento in più per chi deve garantire la sicurezza, condiviso tra tutti: organizzatori, federazioni, forze dell’ordine e anche il Congresso di Stato.  Bisogna fare una valutazione del rischio: non tutte le manifestazioni sono uguali. Un evento come “Giochiamo allo sport” ha un rischio molto più basso rispetto a una manifestazione come il Rally Legend o a partite con tifoserie particolarmente accese.  Infine, oltre al piano di sicurezza e agli strumenti operativi, bisogna chiarire chi paga i costi della sicurezza. Questo è un punto fondamentale, perché oggi non è del tutto chiaro. Qui si prevede di mettere in campo più strumenti, ma bisogna anche definire chi sostiene questi oneri.

 

Matteo Casali (RF): Il fatto che oggi esista una prassi consolidata non significa che non si debba normare questo tipo di situazione. Perché? Perché il regolamento 19/2024, l’unico tra i regolamenti vigenti a parlare di sicurezza, era l’unico che faceva una declaratoria piuttosto precisa degli adempimenti, dei pareri e di tutto il resto. Quel regolamento è stato poi abrogato dal regolamento 27/2025, che ha reso nuovamente vigente l’8/2017. Poi c’è anche il regolamento 15 del 2016 che parla di tariffe.  Il regolamento 19/2024, secondo me, aveva un pregio, gliene do atto Segretario, se era lei il proponente: aveva il pregio di declinare aspetti relativi alla sicurezza, cosa che l’8/2017 non fa. Quindi oggi abbiamo, da questo punto di vista, un piccolo vuoto. La necessità di colmarlo è, a nostro avviso, impellente.  Il nostro emendamento lo fa, chiaramente limitandosi alle manifestazioni sportive, perché di questo stiamo parlando, ma può essere un apripista per altre situazioni. Lo fa dando al comandante della Gendarmeria una possibilità più snella rispetto a quella prevista dal regolamento 19/2024, che era forse più rigido. Nel nostro emendamento si dice che può richiedere agli organizzatori di allegare documentazione anche cartografica, non solo cartografica. Quindi il comandante, valutata l’entità della manifestazione e del pubblico atteso, può modulare meglio gli strumenti.  Non è obbligatorio, ad esempio, che per “Giochiamo allo sport” si applichino tutti gli adempimenti. Il comandante può valutare caso per caso e richiedere cartografia, documentazione aggiuntiva, pareri della Protezione Civile. Si codifica quindi una situazione che già esiste nella prassi. Il fatto che lo facciamo già oggi non è un motivo sufficiente per non normarlo.  Questo non è un provvedimento contro il Rally Legend, ma è un provvedimento perché eventi come il Rally Legend siano organizzati meglio. E quando si parla di eventi “all’esterno”, se vogliamo possiamo anche specificare “in luoghi non strutturalmente circoscritti”, perché è evidente che in uno stadio c’è un limite fisico, mentre in un’area aperta il numero può crescere senza controllo. Quindi le obiezioni che sono state portate mi sembrano superabili.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Alcuni interventi hanno già anticipato parte delle considerazioni. Gli emendamenti proposti contengono anche spunti validi, ma dal mio punto di vista non riguardano specificamente il provvedimento DASPO.  Esiste già un tavolo che non nasce dopo l’ultimo Rally Legend, ma è attivo fin dall’inizio della legislatura. Si è riunito molte volte con la presenza del Segretario all’Industria, del Comitato Olimpico, del Segretario agli Interni, del Segretario al Turismo e delle forze dell’ordine. Questo tavolo lavora proprio per affinare la regolamentazione delle manifestazioni sportive.  Oggi la materia è disciplinata dal regolamento 8/2017 e, purtroppo, è stato abrogato il regolamento 19/2024, che aveva il pregio – lo riconosco – di trattare aspetti come la distinzione tra eventi a basso e ad alto rischio, come ha ricordato anche il Commissario Santi. Io stesso avevo partecipato alla redazione di quel regolamento, che recepiva anche alcune Istanze d’Arengo.  È stato però abrogato, probabilmente perché le implicazioni non erano solo sportive. Oggi il tavolo ha proprio l’obiettivo di redigere un nuovo regolamento per le manifestazioni e gli eventi, in senso ampio, non solo sportivi. In quel contesto potranno essere valutati anche i contenuti degli emendamenti presentati.  Quindi questi emendamenti sono oggetto di riflessione, ma nella sede appropriata, cioè quel tavolo. L’impegno è di portarli lì e tenerli in considerazione.  Va detto che un passo avanti era stato fatto con il regolamento 19/2024, poi abrogato con il regolamento del dicembre 2024 che ha ripristinato l’8/2017, che oggi disciplina la materia ma in modo meno specifico.  Nel frattempo, però, il lavoro prosegue. L’introduzione di strumenti come la cabina di regia, le telecamere e i droni – che hanno permesso di individuare molti responsabili di fatti illeciti – è avvenuta proprio grazie a questo percorso. È un work in progress: ogni anno si migliora e il DASPO è un ulteriore passo in avanti.  L’obiettivo è mantenere eventi importanti per il Paese, aumentando i livelli di sicurezza, nella consapevolezza che questi eventi hanno un impatto economico rilevante.

 

Matteo Casali (RF): Prendo atto di due elementi positivi: l’impegno del Segretario a portare le nostre istanze al tavolo e il fatto che con l’abrogazione del regolamento 19/2024 si sia di fatto disattesa anche un’istanza d’Arengo.  Però, ad onor del vero, non si può dire che questi emendamenti non siano pertinenti. Il titolo della legge parla di “disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” e l’articolo 1 richiama espressamente la finalità di garantire la sicurezza pubblica. Quindi il nostro emendamento è pienamente coerente.  Non si può dire che questa legge riguardi solo il DASPO. Se togliamo questi aspetti, viene meno anche l’urgenza che è stata richiamata per questo provvedimento, che nasce chiaramente da eventi verificatisi durante il Rally Legend.  Noi sappiamo che il DASPO, per il Rally Legend, è sostanzialmente inefficace, lo abbiamo detto tutti durante il dibattito. E quindi rimandare a un tavolo futuro interventi che potrebbero incidere concretamente su queste manifestazioni significa contraddire l’urgenza stessa del provvedimento.

 

L’emendamento è messo in votazione e respinto con 3 voti favorevoli e 10 contrari

 

Emendamento aggiuntivo articolo 10-ter

 

Matteo Casali (RF): Do lettura dell’emendamento aggiuntivo dell’articolo 10-ter.  Comma 1: il reparto comando della Gendarmeria, anche a seguito della comunicazione di cui all’articolo 10-bis, comma 1, può motivatamente e con congruo anticipo richiedere all’organizzatore della manifestazione sportiva la predisposizione di un servizio di sicurezza aggiuntivo, costituito da personale privato in numero adeguato, formato ed esclusivamente adibito, nel corso della manifestazione, a mansioni di sorveglianza e sicurezza.  Comma 2: l’organizzatore della manifestazione sportiva è tenuto a trasmettere, con congruo anticipo, al reparto comando della Gendarmeria i nominativi del personale adibito al servizio di sicurezza aggiuntivo, unitamente alla documentazione che ne comprovi la specifica formazione, la regolarità della posizione lavorativa e la copertura assicurativa. Il reparto comando della Gendarmeria deve esprimere in forma scritta il proprio assenso o diniego all’utilizzo del personale proposto.  Comma 3: gli oneri per l’allestimento del servizio di sicurezza aggiuntivo sono a carico dell’organizzatore della manifestazione sportiva.  Comma 4: il personale del servizio di sicurezza aggiuntivo deve essere riconoscibile nel corso della manifestazione sportiva, tanto dal pubblico quanto dalle forze dell’ordine.  Vado all’illustrazione. Il tema è quello della possibilità, su richiesta del comandante della Gendarmeria, di disporre personale aggiuntivo esclusivamente adibito alla sicurezza, i cosiddetti steward. Qui c’è un tema, a mio avviso, molto importante, che è quello della formazione di questo personale. Non a caso abbiamo inserito nella proposta che questa formazione debba essere documentata al comandante della Gendarmeria.  Dobbiamo evitare che, per manifestazioni di una certa rilevanza, ci sia un reclutamento indiscriminato di personale senza formazione, perché la gestione di eventi con così tante persone richiede personale formato. Mi risulta, ad esempio, che la FIFA preveda formazioni specifiche per gli steward. Quindi deve essere assolutamente evitato che questo personale venga reclutato all’ultimo momento, magari senza adeguata preparazione. I costi devono essere a carico dell’organizzatore e il personale deve essere esclusivamente adibito alla sicurezza. Non può esserci, ad esempio, un commissario di gara che svolge più funzioni contemporaneamente. Deve esserci personale dedicato e riconoscibile, anche per evitare abusi, fermo restando che l’ordine pubblico resta in capo alle istituzioni. Questo è solo personale aggiuntivo, che può essere richiesto dalla Gendarmeria in casi specifici.

 

Paolo Crescentini (PSD): Io credo che, per quanto riguarda la sicurezza, siamo tutti d’accordo sul fatto che le manifestazioni sportive – e non solo quelle sportive – debbano garantire la massima sicurezza per addetti ai lavori, spettatori e praticanti.  Tuttavia, credo che questo emendamento non sia condivisibile. La Gendarmeria può richiedere personale aggiuntivo, ma si presume che le aziende che svolgono servizi di vigilanza abbiano già personale formato e qualificato. Se la Gendarmeria, dopo aver richiesto questo personale, si mette anche a valutare il grado di formazione, si crea un corto circuito: o ci si fida delle aziende specializzate oppure si mette in discussione la loro professionalità.  Mi sembra anche un po’ improprio, se non offensivo, nei confronti di chi svolge questo lavoro per mestiere. Per questo ritengo che l’emendamento, così come formulato, non possa essere accolto.

 

Andrea Ugolini (PDCS): Per dare seguito anche agli emendamenti precedenti, forse mi ero espresso male nel dire che erano fuori tema rispetto al DASPO, visto che il titolo della legge riguarda la sicurezza nelle manifestazioni sportive.  Sappiamo che esiste un tavolo tecnico che sta affrontando tutte le sfaccettature della sicurezza e su questo siamo tutti d’accordo. Ricordo però che esistono anche altri ambiti di sicurezza, come quella sanitaria o quella alimentare, che sono già in capo agli organizzatori.  Questi temi potrebbero essere inseriti in questa legge oppure, più correttamente, affrontati in un regolamento più ampio. Inoltre, questi emendamenti non sono armonizzati con quanto avviene in Italia, soprattutto per manifestazioni transfrontaliere, dove i piani di sicurezza devono essere condivisi con entrambe le autorità.  Per questo condivido quanto detto dal Segretario: è opportuno affrontare questi aspetti nel tavolo tecnico e in un nuovo regolamento più completo.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Io credo che questo emendamento sia corretto, ma vedo emergere una logica che non condivido: quella di rimandare sempre tutto a un tavolo futuro.  Se stiamo trattando ora questo tema e se l’emendamento è corretto, non vedo perché non approvarlo subito. Qui si propone semplicemente di garantire una formazione adeguata al personale privato che affianca le forze dell’ordine.  È vero che si può dire che queste competenze siano già presenti nelle società di sicurezza privata, ma io credo che si stia dando un po’ troppa fiducia. Come in tutti i settori, esistono operatori più preparati e altri meno. Un controllo aggiuntivo da parte della Gendarmeria sulla formazione e sui requisiti è, a mio avviso, opportuno.  Inoltre, la sicurezza non è solo forza fisica, ma anche capacità di gestione delle situazioni, di dialogo, di prevenzione dei conflitti. Una formazione adeguata è quindi fondamentale.  Passatemi la battuta: se il sistema lo conosci, non ti fidi del sistema. Una regola in più e un controllo in più, su temi così delicati, sono sempre utili, soprattutto alla luce di quanto abbiamo già visto in termini di episodi di violenza.

 

Emanuele Santi (Rete): Io penso, e ribadisco, che questo emendamento sia importante. Lo avete ribadito anche dalla maggioranza: sulla sicurezza siamo tutti d’accordo. Questo emendamento è accoglibile, però non lo accogliamo. E invece io voglio porre proprio l’accento su questo, perché poi si vedono anche certe dinamiche politiche.  Il Commissario Casali mi fa notare che il 27 novembre 2024 era stato emanato il regolamento 19 sulle manifestazioni sportive e, soprattutto, sulla sicurezza. Probabilmente era stato emanato nel 2024 alla luce dei già allora eventi problematici che si erano verificati durante il Rally Legend, perché questo regolamento era proprio indicato per quello. Questo regolamento è durato quindici giorni, poi è stato abrogato, perché c’erano delle misure di buon senso che probabilmente erano le forze di polizia a chiedere. Poi non si sa perché viene abrogato e oggi diciamo che sulla sicurezza siamo tutti d’accordo. Non è proprio così, perché da qualche parte poi bisogna metterle, queste misure.  Allora, se diciamo che questo progetto di legge ci vuole, dobbiamo anche dire che questo progetto di legge, per quello che riguarda la manifestazione più importante che abbiamo nella Repubblica, il Rally Legend, è completamente inefficace. In quel regolamento vi era anche il recepimento dell’istanza d’Arengo passata in Consiglio, che prevedeva — e l’abbiamo votata noi nel 2024 — che le manifestazioni sportive non si svolgessero nei paraggi dell’APAS. Ecco, quel regolamento recepiva completamente quell’istanza, cioè proibiva di fatto che le manifestazioni passassero nell’orbita del rifugio APAS.  Vengono portate lì delle misure che recepivano le indicazioni delle forze dell’ordine in merito alla sicurezza. Ecco, dura quindici giorni, poi viene abrogato. Questa è già una scelta politica.  Poi io capisco anche perché in questo progetto di legge la parte dei costi aggiuntivi e del personale non viene trattata: perché, come avviene oggi, viene dato in capo alla Gendarmeria il compito di stabilire come deve essere il servizio d’ordine. Se ci vuole personale in più, questo personale deve essere a carico di chi organizza l’evento. Però questa sarebbe una cosa importante da inserire in questa legge, e non c’è.

 

Matteo Casali (RF): Si dice: per questi temi c’è un tavolo tecnico che sta lavorando. Benissimo. Allora io dico: perché non si è aspettato il tavolo tecnico e non si è fatto un testo sulle manifestazioni? La risposta qual è? È che a seguito dell’evento Rally Legend viene presentato questo documento, questa legge, per cui è stata chiesta anche la procedura d’urgenza.  Allora, abbiamo detto che l’unica introduzione che facciamo è l’introduzione del DASPO. Ma il DASPO è inefficace e non si può introdurre, nemmeno in attesa del tavolo tecnico, null’altro. Questo è un corto circuito, è una contraddizione in termini, perché se siamo in sede di emergenza, i provvedimenti emergenziali che possono dare sollievo a quel tipo di situazione — e non è il DASPO — devono essere introdotti, altrimenti si contraddice la ragione stessa per cui stiamo discutendo questo tipo di documento senza aspettare il tavolo tecnico.  Una battuta sulla mancanza di rispetto rispetto ai controlli e al fatto che la Gendarmeria debba controllare gli attestati di formazione e l’idoneità. Allora, perché quando io chiamo un’impresa devo avere il piano operativo di sicurezza e loro mi devono presentare, in ambito edilizio, tutti gli attestati di formazione? Cos’è, una mancanza di rispetto nei confronti di un’impresa edile? Questi sono l’ABC della sicurezza. Dov’è la mancanza di rispetto? Altrimenti aboliamo i corsi sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, aboliamo i piani operativi di sicurezza, aboliamo tutto, perché è tutto basato sulla certificazione e sul controllo della certificazione. Quindi non accampiamo cose che francamente non stanno né in cielo né in terra. La mancanza di fiducia nei confronti di chi? Non ci siamo proprio.

 

L’emendamento è messo in votazione e respinto con 3 voti favorevoli e 11 contrari

 

Emendamento aggiuntivo di un articolo 10-quater

 

Matteo Casali (RF): Do lettura dell’ultimo nostro emendamento, che è il 10-quater, “Costi del servizio di ordine pubblico”.  Comma 1: qualora, per la natura della manifestazione sportiva, si renda necessario approntare specifici servizi di ordine pubblico da parte delle forze dell’ordine, a causa, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo, di particolare assembramento di pubblico, l’organizzatore della manifestazione sportiva è tenuto a concorrere alle spese per un importo da stabilirsi in base al numero di uomini da impiegare e agli orari di effettuazione dei servizi. Il costo orario per ciascun militare o milite è stabilito da apposito regolamento del Congresso di Stato e l’importo del costo complessivo non è soggetto a limiti superiori o riduzioni di sorta.  Comma 2: la determinazione del numero di uomini da impiegare nei servizi di ordine pubblico, nonché la determinazione dell’entità del concorso alle spese per i servizi di cui al presente articolo, spetta al reparto comando della Gendarmeria, al quale l’organizzatore della manifestazione sportiva è tenuto ad inoltrare la richiesta dei servizi almeno 90 giorni prima dell’inizio della manifestazione.  Questo è un emendamento che ricalca l’articolo 3 del regolamento 15/2016, con alcune specifiche. Si dirà: ma allora per le manifestazioni sportive e non per le altre? Proprio nello spirito del fatto che questo provvedimento di legge è stato richiesto e presentato con una certa urgenza, anche superando il tavolo tecnico in termini di tempo, perché c’è un tavolo tecnico che sta lavorando. Ribadisco che questo tipo di provvedimento può essere un utile apripista. Poi, al limite, questa legge, se verrà fatto un testo unico a seguito del tavolo di lavoro, potrà essere inglobata o superata, ma stiamo parlando di provvedimenti che ci sono stati presentati come emergenziali.  Quindi questo emendamento ricalca quel regolamento, con la differenza che non c’è un limite superiore o riduzione di sorta ai costi per i militi o militari impiegati in aggiunta o in straordinario per ragioni di ordine pubblico e sicurezza. Attualmente il regolamento 15/2016 prevede un limite superiore irrisorio, credo di 3.500 euro. Noi ricalchiamo quel provvedimento senza limiti e introduciamo anche l’obbligo di richiesta almeno 90 giorni prima, perché per manifestazioni di questo tipo il preavviso non solo è congruo, ma naturale, e consente una migliore pianificazione da parte della Gendarmeria.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Sono tutti argomenti da sviscerare e su cui ragionare, però ritengo che debbano essere affrontati nel tavolo delle manifestazioni che ho già richiamato. Non ritengo che argomenti di questa portata, allo stato dell’arte, possano essere inseriti qui. Se poi si vuole distinguere la regolamentazione delle manifestazioni sportive rispetto a quelle ordinarie, allora si può anche ragionare su una specificità, ma oggi esiste un tavolo che si è riunito almeno 20 o 25 volte, con la presenza dei Segretari competenti, delle forze dell’ordine e del Comitato Olimpico, e lì stiamo trattando anche questi temi. Questo è il luogo in cui affrontare queste implementazioni.

 

Emanuele Santi (Rete): Io capisco che si voglia rinviare tutto al tavolo, però noi stiamo facendo una legge sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive e credo che qualche strumento vada già inserito. Altrimenti si poteva fare prima il tavolo e poi la legge.  Sul tema specifico, l’articolo 10-quater mette sul tavolo il tema dei costi. Oggi tutto ciò che riguarda i costi straordinari — Gendarmeria, Guardia di Rocca, Polizia Civile, milizie — è a carico dello Stato. Quando ci sono manifestazioni importanti c’è un aumento del personale anche in ospedale, ambulanze, pronto soccorso, quindi straordinari e risorse aggiuntive.  Mettiamo sul tavolo, per esempio, 100.000 euro per il Rally Legend, ma anche per altre manifestazioni. Va bene se gli eventi portano ricadute positive, ma dobbiamo dirlo chiaramente. Perché poi queste ricadute non sempre si vedono: abbiamo fatto un’interpellanza e non risultano grandi incrementi né nelle SMAC né nei ricavi delle attività. Anzi, c’è probabilmente anche una quota di nero.  Di fatto, in quei quattro o cinque giorni si sospendono alcune regole dello Stato. Lo dico chiaramente: si sospende il codice della strada, si sospendono alcune norme su alcol e altro, e spesso viene compromesso anche il decoro del Paese. Allora, a fronte di questi disagi, noi paghiamo anche il costo del servizio d’ordine.  Per questo ritengo che l’emendamento sia pertinente: bisogna prevedere una compartecipazione degli organizzatori alle spese. Oggi questo non avviene e, a mio avviso, l’emendamento merita di essere accolto.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Sarò breve, perché di fatto l’argomento è già stato sviscerato e abbiamo già capito come andrà a finire questo emendamento. Però questo emendamento è utile, sarebbe utile se venisse approvato.  Si fa riferimento ai costi, cioè alla necessità di evitare che tutti i costi, come di fatto oggi spesso avviene, siano a carico dello Stato. Non è un argomento da sottovalutare, anche perché spesso la cittadinanza solleva la questione dei costi e il Governo, come tutte le istituzioni, deve sempre fare riferimento a una valutazione che magari a qualcuno non piace, ma che per noi di Motus è fondamentale, cioè quella dei costi e benefici.  Quindi fare in modo che questi costi, oggi sostanzialmente a carico dello Stato, siano almeno in parte declinati anche in capo agli organizzatori, in misura idonea e sostenibile, avrebbe un senso nell’interesse della collettività.  Sentire dire anche su questo articolo che c’è un tavolo tecnico, che lo vedremo, che faremo più avanti, ci riporta a una logica che considero deprecabile, quella che utilizziamo anche per non accogliere le istanze d’Arengo: si dice che l’argomento è buono, positivo, ma che ci sono altri tavoli e altre valutazioni in corso. Poi però spesso queste valutazioni non vanno a buon fine e ciò che si poteva fare prima non viene fatto né dopo né mai.  Io sono convinto che il Segretario porterà avanti i tavoli e le normative su questi aspetti, però credo che una disponibilità ad accogliere emendamenti ben fatti debba esserci, e questo è un emendamento che ha senso, è logico e andrebbe accolto.

 

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Voglio solo brevemente chiudere l’argomento, perché non va bene che passino delle imprecisioni. Capisco che siano temi che richiedono una conoscenza specifica che anch’io ho acquisito nel tempo.  Intanto non è vero che i costi sono tutti a carico dello Stato. Il regolamento del 2017, quello attualmente vigente, tratta già i costi e prevede dei minimi e dei massimi che vengono applicati a tutte le manifestazioni, compreso il Rally. Questo è il punto: per intervenire su questi aspetti occorrerebbe agire su quel regolamento, perché è lì che oggi i costi sono disciplinati.  Quindi o si interveniva modificando quelle parti del regolamento, oppure si rischia di fare un ragionamento non completo. Non è corretto dire che tutti i costi sono a carico dello Stato, perché il regolamento prevede già una compartecipazione dei promotori. Inoltre, per eventi specifici, i promotori sostengono già costi rilevanti per la sicurezza: penso agli steward, ai sistemi di sorveglianza, ai droni, al tavolo di coordinamento, tutti elementi a carico degli organizzatori.  Per intervenire in maniera puntuale su questi temi bisogna partire dallo stato dell’arte, cioè da quel regolamento. Poi sono disponibile a ragionare anche su una distinzione tra manifestazioni sportive e altre manifestazioni, ma questo è un tema politico che richiede una condivisione più ampia.

 

Matteo Casali (RF): Io rilevo semplicemente un paio di cose. In questa discussione si dice che questi articoli sono già contemplati in un regolamento, e allora mi chiedo: perché facciamo una legge inserendo contenuti che stanno già in un regolamento? Non potremmo invece intervenire direttamente sul regolamento con uno strumento normativo adeguato?  Questi due articoli sono già presenti nel regolamento, credo nel regolamento 15 del 2016, all’articolo 3. Lì è previsto, al comma 1, un limite superiore di 3.500 euro, che noi proponiamo di eliminare. Quindi mi si viene a dire che per il Rally Legend gli straordinari dei militi e dei militari hanno un tetto massimo di 3.500 euro per più giornate di servizio.  Allora mi chiedo: se il DASPO nasce con urgenza in virtù di quegli accadimenti, questa non è un’urgenza? La sicurezza non è un’urgenza? È urgente il DASPO, che però abbiamo detto tutti essere inefficace per il Rally Legend, ma non è urgente intervenire su questi aspetti concreti.  Noi avevamo proposto di contenere, regolamentare e controllare il pubblico. Quindi, sinceramente, rimango senza parole.

 

L’emendamento è messo in votazione e respinto con 3 voti favorevoli e 11 contrari.

 

Articolo 11 –  Entrata in vigore

Approvato con 11 voti favorevoli.

 

Dichiarazioni di voto

 

Emanuele Santi (Rete): È meritorio che il Segretario Fabbri abbia portato questa legge. È una legge che mancava nell’ordinamento sammarinese: non c’era un provvedimento che consentisse di allontanare e di non permettere più ai facinorosi di presenziare alle manifestazioni sportive. Questa legge introduce, con il DASPO, la possibilità di allontanare per un certo periodo chi commette reati durante le manifestazioni sportive. Quindi il provvedimento è meritorio.  Tuttavia, in questo caso, come gruppo Rete esprimeremo un voto di astensione, anche per poter fare ulteriori valutazioni in seconda lettura. Non perché non condividiamo la legge nel merito, ma perché, se da una parte questa legge potrà funzionare per l’ambito sportivo in generale, soprattutto per eventi più circoscritti come quelli calcistici — dove ci sono strutture chiuse, tornelli e controlli — dall’altra la riteniamo non funzionale e non applicabile per manifestazioni come il Rally Legend, da cui di fatto ha avuto origine questo provvedimento.  Questa legge nasce dai problemi emersi nelle ultime edizioni del Rally Legend. Una manifestazione cresciuta molto nel tempo, che attira tanti appassionati, ma anche una minoranza di facinorosi che ha causato danni gravi. Episodi come la molotov che ha provocato otto feriti — e solo per fortuna senza vittime — oppure l’assalto a un mezzo della Gendarmeria con persone sopra il tetto, sono fatti che non possono essere tollerati. Senza contare le ricadute sul territorio, dove in quei giorni spesso le regole dello Stato vengono meno.  A nostro avviso, questo progetto di legge è carente su alcuni aspetti fondamentali. Il Commissario Casali ha portato tre emendamenti che avrebbero potuto rafforzarlo: sulla sicurezza aggiuntiva, sulla dimensione delle manifestazioni e sui costi dei servizi di ordine pubblico. In particolare, sottolineo il tema dei costi: oggi sono pressoché totalmente a carico dello Stato. Ho verificato il regolamento del 2017 e non vi è una previsione chiara di compartecipazione degli organizzatori, se non un limite massimo di 3.500 euro che è del tutto irrisorio rispetto a spese che possono arrivare a decine o centinaia di migliaia di euro.  Rilevo inoltre che nel 2024 il Governo aveva emanato un regolamento che andava proprio nella direzione di rafforzare la sicurezza, anche su indicazione delle forze dell’ordine. Tuttavia, quel regolamento è rimasto in vigore appena quindici giorni, essendo stato abrogato poco dopo. Su questo si potrebbe aprire una riflessione, anche politica, perché non si sta ascoltando fino in fondo ciò che da anni segnalano le forze dell’ordine, che considerano questa manifestazione ormai difficile da gestire senza ulteriori strumenti.  Per queste ragioni, il nostro voto sarà di astensione, riservandoci ulteriori valutazioni in seconda lettura.

 

Mirko Dolcini (D-ML): Anche il mio gruppo, attraverso la mia rappresentanza, esprime un voto di astensione. Porterò quanto emerso in Commissione al gruppo consiliare per ulteriori approfondimenti, perché alcuni emendamenti proposti — e su questo ringrazio i Segretari — sono stati accolti, ma il nucleo più rilevante, quello necessario a rendere la legge efficace per tutti gli eventi, non è stato recepito.  Ancora una volta si è detto che si potrà intervenire più avanti, ma sappiamo che spesso questo “più avanti” rischia di non arrivare mai. Per questo ribadisco l’astensione e ci riserviamo di valutare in seconda lettura.

 

Matteo Casali (RF): Questa è una legge che non abbiamo mai avversato. Anche in prima lettura ho riconosciuto la sollecitudine con cui il Segretario ha portato il provvedimento all’attenzione del Parlamento, sebbene poi vi sia stata una certa battuta d’arresto in Commissione.  Tuttavia, come ho già detto nel dibattito generale, questa è diventata la legge sul DASPO, non una legge sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive. È un tavolino a tre gambe a cui ne mancano due: oltre al DASPO, occorreva intervenire sulla dimensione degli eventi e sui mezzi a disposizione delle forze di sicurezza. Noi abbiamo provato a farlo con emendamenti che, a nostro avviso, avrebbero potuto non solo migliorare la sicurezza, ma anche creare opportunità di sviluppo, ad esempio nel settore degli steward e dei servizi di sicurezza.  Ci è stato detto che c’è un tavolo tecnico. Allora la domanda è: perché non si è aspettato il tavolo? La risposta è che c’era urgenza, legata agli eventi del Rally Legend. Ma qui sta il punto: si interviene in urgenza con il DASPO, che però non inciderà in modo significativo proprio su quel tipo di manifestazione, e allo stesso tempo si rifiutano emendamenti che avrebbero potuto intervenire concretamente sulle criticità.  Questo è il corto circuito: non si aspetta il tavolo per urgenza, ma non si introducono misure emergenziali efficaci. E quindi si porta avanti un provvedimento che nasce per il Rally Legend ma che sul Rally Legend non avrà effetti.  Voglio chiarire un punto: i nostri emendamenti non sono contro il Rally Legend. Al contrario, sono proposte per migliorarlo, per aiutare gli organizzatori e per tutelare la popolazione, che durante quei giorni vive situazioni di forte disagio. Superata una certa soglia, questi eventi rischiano di produrre più svantaggi che benefici, sia per il Paese sia per l’organizzazione.  Noi non abbiamo mai avversato la legge in sé, ma riteniamo che sia stata ridotta a un provvedimento sul DASPO, perdendo l’obiettivo più ampio della sicurezza. Per questo, non essendo stati accolti i nostri emendamenti sostanziali, esprimeremo anche noi un voto di astensione

 

Paolo Crescentini (PSD): Innanzitutto desidero ringraziare il Segretario Fabbri per aver portato questo provvedimento di legge, che era necessario e che serviva. Tuttavia respingiamo l’affermazione secondo cui si tratterebbe di un provvedimento adottato con urgenza esclusivamente per il Rally Legend. Il Rally Legend si svolgerà ad ottobre, siamo a marzo, e il Segretario ha presentato il progetto di legge già in precedenza, in prima lettura. Quindi non si può sostenere che questo sia un intervento costruito solo sull’urgenza legata a quella manifestazione.  Come ho già avuto modo di dire, si tratta di una legge che riguarda tutti gli sport e tutte le discipline. Non esistono discipline maggiori o minori. È evidente che alcune manifestazioni attirano più pubblico e maggiore attenzione, ma il provvedimento ha una portata generale e si applica all’intero ambito sportivo.  È una legge che tutti abbiamo riconosciuto come necessaria. Rappresenta un passo in avanti e introduce uno strumento importante a tutela degli organizzatori, dei partecipanti e degli spettatori. Penso in particolare alle famiglie, ai genitori con figli che assistono alle manifestazioni sportive e che vogliono farlo in condizioni di sicurezza. Questo provvedimento va esattamente in questa direzione.  Allo stesso tempo, garantire la sicurezza significa anche tutelare l’immagine del Paese. Una Repubblica che offre eventi sicuri è una Repubblica che si presenta meglio anche all’esterno, e questo rappresenta un elemento importante per la sua reputazione.  Avviandomi alle conclusioni, ribadisco che si tratta di una legge importante, di cui il nostro ordinamento si dota. Auspichiamo naturalmente che non debba essere applicata, perché questo significherebbe che gli eventi si svolgono in totale sicurezza. Tuttavia è fondamentale avere questo strumento, proprio per offrire una garanzia in più a tutti i soggetti coinvolti.  Per queste ragioni, nel ringraziare nuovamente il Segretario Fabbri, la maggioranza esprime voto favorevole.

Il Progetto di legge “Disposizioni in materia di sicurezza durante le manifestazioni sportive” è approvato con 10 voti favorevoli e 3 astenuti

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