Nuova escalation nel conflitto in Medio Oriente, arrivato al 18° giorno di guerra, con raid israeliani che hanno colpito direttamente il cuore del potere iraniano. Secondo quanto riferito da Israele, sono stati uccisi Ali Larijani, figura centrale del sistema politico, e il comandante dei Basij Gholamreza Soleimani.
La conferma arriva dal ministro della Difesa israeliano: “Sono stati uccisi questa notte”, ha dichiarato Katz, riferendosi all’operazione condotta su Teheran. Larijani viene indicato come uno degli uomini più influenti della Repubblica islamica.
Il quadro resta però complesso e in continua evoluzione. Da Teheran, secondo fonti internazionali, arriva una chiusura netta a ogni ipotesi di tregua: “Non è il momento giusto per la pace”, avrebbe affermato la guida suprema, ribadendo la linea dura contro Stati Uniti e Israele.
Parallelamente, cresce la pressione nella regione. Alcuni Paesi del Golfo starebbero spingendo Washington a proseguire l’azione contro l’Iran, mentre gli Stati Uniti cercano di rafforzare il consenso attorno alla propria strategia.
Sul piano militare, la tensione resta diffusa. Nelle stesse ore si registrano attacchi con droni e razzi contro l’ambasciata Usa a Baghdad, bombardamenti israeliani su tre quartieri di Beirut e allarmi missilistici in Israele. Esplosioni sono state segnalate anche tra Dubai e Doha.
Non mancano segnali sul fronte diplomatico. Israele avrebbe avviato contatti con il Libano, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa che passi dal disarmo di Hezbollah. “Il premier mi ha chiesto di intervenire”, ha spiegato il negoziatore incaricato.
Nel complesso, il conflitto si muove su più livelli – militare, politico e diplomatico – con un equilibrio ancora fragile e senza segnali concreti di de-escalation nel breve periodo.




