Iran, repressione inasprita mentre le proteste entrano nel quattordicesimo giorno

da | 10 Gen 2026

Le proteste in Iran proseguono per il quattordicesimo giorno consecutivo mentre le autorità rafforzano ulteriormente le misure di sicurezza e repressione. La Guida Suprema Ali Khamenei ha disposto un innalzamento dello stato di allerta del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, portandolo a un livello superiore rispetto a quello adottato durante il conflitto con Israele dello scorso giugno. Secondo quanto riferito da funzionari della Repubblica Islamica citati dal quotidiano britannico Telegraph, la decisione sarebbe motivata dalla convinzione che all’interno delle Guardie della Rivoluzione il rischio di defezioni sia pressoché nullo, a differenza di quanto avvenuto in passato in altri apparati dello Stato.

Nel frattempo, il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha annunciato che tutti i partecipanti alle manifestazioni saranno accusati di essere “nemici di Dio” (“mohareb”), un reato che comporta la pena di morte. L’accusa, secondo quanto riportato dai media statali iraniani e rilanciato da Sky News, verrebbe applicata sia ai manifestanti definiti “rivoltosi e terroristi” accusati di danneggiamenti e minacce alla sicurezza, sia a coloro che avrebbero fornito loro supporto.

Il bilancio ufficiale delle vittime continua a crescere. L’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency ha riferito che i morti sarebbero almeno 65, con 2.311 persone arrestate. La maggior parte delle vittime sarebbe stata registrata fuori dalla capitale, nelle province di Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars. Tuttavia, il numero reale potrebbe essere significativamente più alto. Un medico di Teheran, citato dalla rivista Time in forma anonima, ha riferito che soltanto sei ospedali della capitale avrebbero contato almeno 217 manifestanti uccisi, “la maggior parte a causa di proiettili veri”. Se confermati, questi dati indicherebbero un livello di repressione superiore a quello finora stimato.

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