Nicolás Maduro è comparso oggi davanti a un giudice federale a New York, dove è atteso per la prima udienza relativa alle accuse formali presentate dagli Stati Uniti nei suoi confronti. L’ex presidente venezuelano è arrivato al Tribunale di Manhattan insieme alla moglie, dopo il trasferimento dalla struttura detentiva in cui era stato inizialmente condotto. Secondo quanto riferito dai media americani, Maduro sarà assistito in questa fase iniziale da un avvocato d’ufficio; il giudice dovrebbe concedergli un periodo compreso tra 30 e 45 giorni per individuare un legale di fiducia in vista del processo.
Sul piano politico, la giornata è stata segnata da una serie di dichiarazioni provenienti da Washington. A bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha ribadito la linea dell’amministrazione statunitense sul Venezuela, affermando: “Siamo noi ad avere il controllo del Venezuela”. Il presidente Usa ha inoltre avvertito che potrebbero seguire nuovi attacchi qualora Caracas non si adeguasse alle richieste americane. In un altro passaggio, Trump ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di accesso totale al petrolio venezuelano”, collegando l’operazione militare anche agli interessi energetici degli Stati Uniti.
Nel frattempo, Delcy Rodríguez, indicata come presidente ad interim, ha rivolto un messaggio diretto a Washington, affermando: “Lavoriamo insieme per la pace e il dialogo”. La stessa Rodríguez risulta inserita nella lista nera dell’Unione europea, con l’accusa di aver minato la democrazia in Venezuela.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Dal Messico, la presidente Claudia Sheinbaum ha preso posizione sull’operazione statunitense, dichiarando: “Il Messico sostiene fermamente che l’America non appartiene a nessuna dottrina o a nessuna potenza. Il continente americano appartiene ai popoli di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.
Trump, nelle stesse ore, ha esteso il quadro delle sue dichiarazioni anche ad altri scenari internazionali. Ha ribadito le mire sulla Groenlandia, ha lanciato avvertimenti a Colombia, Cuba e Messico e ha affermato che l’Iran subirà un “colpo durissimo” nel caso in cui le autorità di Teheran dovessero uccidere i manifestanti. È stato inoltre annunciato un contatto diretto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel corso della giornata.




