Marco Podeschi: “Accordo di associazione, Unione europea, alcune riflessioni”

da | 10 Lug 2025

Il 16 dicembre 1998 il Consiglio Grande e Generale approva la ā€œLegge quadro sull’introduzione dell’euroā€, durante la classica sessione di dicembre del Consiglio Grande e Generale, con Gabriele Gatti Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Galassi alle Finanze e Antonio Lazzaro Volpinari agli Interni. Ho un ricordo vivido di quel periodo poichĆ© ero la matricola della legislatura e il dibattito sull’introduzione dell’euro, come valuta nazionale, rappresentava per me un punto rilevante per il futuro della Repubblica e la base per elevare i rapporti con l’Unione europea fino a quel momento un po’ freddini.
Le cose andarono in modo molto diverso da quanto avevo pensato. Dibattito stiracchiato, veloce, gli amici di partito preoccupati che la cosa andasse alle lunghe. Silenzio dai nostri alleati. Nessuna obiezione su sovranitĆ , comprensione di quanto si faceva, impatti sul futuro, necessitĆ  di consultare la popolazione con un referendum.
Con una semplice legge San Marino iniziava, in forte ritardo, un percorso di avvicinamento economico e poi politico alla UE.

In Europa chi era lungimirante divenne membro della UE. Chi non voleva farlo per ragioni economiche e politiche, sottoscrisse accordi. La Svizzera giĆ  nel 1972 firmò il suo primo accordo con l’allora ComunitĆ  Economica Europea. Il 16 luglio 1990 Malta presentò domanda di adesione alla CEE. Slovenia, Croazia sono stati riconosciuti dal San Marino alla loro nascita, sono diventati in qualche decennio membri dell’Unione.
Noi siamo stati alla finestra e mentre il Consiglio d’Europa era di fatto la fase preparatoria per l’ingresso nella UE ma perdeva importanza, abbiamo pensato che qualche accordo con l’Unione, il rapporto bilaterale con l’Italia e la neutralitĆ  potesse bastare per avere una politica estera solida, capace di sostenere lo sviluppo economico del Paese e garantire i nostri cittadini.
Ma il mondo gira velocemente e l’adozione dell’euro come valuta nazionale per i paesi della UE ha impresso un’accelerazione nel rafforzamento del ruolo dell’Unione e la marginalizzazione degli stati che non avevano accordi o non aderivano alla stessa.
Poi ci si ĆØ messa di mezzo anche la caduta delle frontiere tra stati della UE e improvvisamente ci siamo sentiti piccoli quando all’aeroporto ci siamo dovuti mettere pazientemente in coda nelle file per i passeggeri extra UE.
Oggi poi i conflitti armati, le guerre commerciali, stanno de facto imprimendo una ulteriore accelerazione nella coesione politica della UE
Il mondo cambia velocemente e l’Unione europea cresce, si evolve, detta le sue regole alla quali chi vuole interagire, fare affari, muoversi, studiare, andare in vacanza, deve adeguarsi. E’ come pretendere di andare a giocare a Wimbledon vestiti di rosso. Il club ha regole decise dai soci e chi vuole giocare si deve adeguare.
Faccio questo inciso poichĆ© nel pieno rispetto dei cittadini o delle forze politiche che presenteranno istanza per indire un referendum sull’accordo di associazione con la UE, il tema accordo ĆØ giĆ  storia.
Non perchĆ© Luca Beccari abbia deciso in perfetta solitudine, ma perchĆ© il Paese in questi decenni non ha mai voluto e pensato a un piano B, alternativo a un rapporto strutturato con l’Unione.
Il punto, a mio modesto parere, non ĆØ la sovranitĆ , ma se vogliamo che la Repubblica abbia un futuro. Se non abbiamo un accordo di associazione, il destino del Paese ĆØ compromesso e si rafforza l’amicizia sempre più protettrice della Repubblica italiana, finchĆ© la stessa Italia potrĆ  rispetto alla UE.
L’aria che respiriamo ĆØ europea, i nostri stessi ragazzi passano più tempo nel loro curricolo scolastico a studiare storia, culture, lingue, norme europee rispetto a quanto conoscono di San Marino. Noi stessi, e parlo di chi ha qualche anno in più come me, finita l’euforia nazionalista del COVID nell’Unione europea, svolgiamo gran parte della nostra vita in termini di relazioni sociali, vacanze, momenti di svago, eventi culturali in Europa, acquistiamo prodotti europei, ci siamo adeguati a standard e norme europee, accediamo a mezzi di comunicazione e media europei.
La nostra stessa opinione sull’Unione si basa su i temi e i dibattiti interni alla stessa UE.
L’accordo di associazione ĆØ complesso, sarebbe ipocrita dire il contrario e il punto non ĆØ considerare i cittadini ignoranti. Penso che nemmeno chi ha una conoscenza enciclopedica delle norme europee e sammarinesi potrebbe semplificare il contenuto , ma ĆØ la base giuridica su cui costruire e sviluppare il nostro futuro.
Ci sono pro e contro?
Certo come in ogni cosa.
Ci saranno delle deroghe?
Tempo di attuazione dilatati in alcune materie? Sicuro.
Per la UE ĆØ una prassi consolidata la progressione con la quale anche gli stati membri attuano le normative comunitarie.
Ma complessitĆ  non ĆØ sinonimo di inapplicabilitĆ , sconfitta, perdita di sovranitĆ . Ma ĆØ relazionarsi con una organizzazione sovranazionale complessa, con 27 stati membri, realtĆ  istituzionali europee che si sovrappongono a istituzioni nazionali.
Una base normativa e giuridica smisurata, che rappresenta in molti settori un punto di riferimento mondiale.
Possiamo permetterci di restarne fuori?
Dire NO all’accordo di associazione ha un senso?
Parlo in modo esplicito perchĆ© al referendum, nella scheda c’è solo la casella SI e NO.
La X – con sottotitolo nonostante tutto sono per l’Europa – ancora non c’è.
Abbiamo il piano B?
Se si celebra il referendum e vince il NO la prima conseguenza sarĆ  lo stop all’accordo di associazione.
La seconda sarĆ  la reazione dell’Unione europea.
La terza in termini geopolitici, quale sarĆ  il posizionamento della Repubblica? Filo russi? Filo cinesi? Filo americani o filo alla finestra?
Ci ricordiamo cosa ci ĆØ accaduto durante il COVID?
Fuori dalla UE, senza vaccini, abbiamo accettato a occhi chiusi, a pagamento, la benevolenza russa. che ha utilizzato San Marino per la sua propaganda politica.
Oppure qualcuno si ricorda quando all’inizio degli anni duemila cambiarono le norme per la gestione e trasporto transfrontalieri dei rifiuti e per qualche mese prese forma la prospettiva di avere mucchi di immondizia in territorio e container di rifiuti speciali stoccati nel piazzale dell’ospedale?
San Marino dipende dalla UE per lo smaltimento dei rifiuti, per l’acqua, l’energia, i trasporti, la difesa, l’alimentazione, l’educazione, la sanitĆ , i rapporti commerciali e i servizi. Non abbiamo mai voluto sviluppare politiche di autosufficienza per i costi e perchĆ© in alcuni settori tecnicamente impossibile.
A chi farebbe piacere avere sotto casa un inceneritore che tratta i nostri rifiuti, quando si può comodamente e a pagamento trasportare la nostra immondizia nell’Unione europea dove ĆØ trattata, smaltita e in parte bruciata per produrre energia che poi acquistiamo?
Se Malta, un’isola nel Mediterraneo, ha deciso di aderire alla UE un motivo penso ci sarĆ . I maltesi non avevano problemi di confine, sono su un’isola, ma l’adesione e integrazione ha dato una svolta all’economia del Paese che oggi ĆØ rappresentata dal Presidente del parlamento europeo
Una realtĆ  quasi da fantascienza per me che nel caldo agosto del 1990 ero una summer school sull’isola a pochi giorni dalla presentazione della domanda di adesione, in una realtĆ  economica e sociale molto diversa.
Il referendum sull’accordo cosa rappresenta quindi?
Un esercizio di democrazia rispetto ai cittadini? Oppure c’è dell’altro?
Io ho l’impressione che l’Europa ĆØ diventato un tema sul quale c’è una estensione di una lotta intestina nella maggioranza fra persone e gruppi di potere. Una situazione latente da tempo che una serie di atti maldestri del Segretario di Stato Luca Beccari ha riacceso, rendendolo il target perfetto.
Azzoppare Luca Beccari, concentrando il dibattito politico sull’Unione europea e magari amplificandolo con un referendum ĆØ una mossa cinica ma abile, per scuotere dall’interno maggioranza, polarizzando il dibattito su l’inquilino del primo piano di Palazzo Begni e distogliendo l’attenzione da qualche dossier non proprio brillante del governo.
Un clichĆ© giĆ  visto. Io stesso con modalitĆ  simili e stessi strumenti l’ho subito. Sono stato dipinto, quando ho ricoperto un ruolo di governo, come l’artefice del crollo del sistema dell’istruzione. La storia poi ĆØ stata un’altra. Il sistema scolastico oggi ĆØ in difficoltĆ , non abbiamo un polo scolastico moderno, e soprattutto manca il piano B.
Chi si divertiva in quel periodo a spararmi addosso quintali di merda, anche con simpatiche vignette, si ĆØ fatto di nebbia; il risultato politico – che spesso non equivale al bene del Paese – ĆØ stato raggiunto e alla scuola ci penserĆ , forse, chi viene dopo.
E’ singolare quindi che, dall’opposizione, mi trovo a difendere un esponente di governo.
La cosa con onestĆ  mi provoca un certo imbarazzo. Ma per cultura e attitudine su temi di interesse nazionale ragiono da sammarinese e per San Marino e l’accordo di associazione ĆØ a pieno titolo un tema di interesse nazionale. Avrei gestito il negoziato in modo diverso e con più trasparenza? Si. Ci sono cose che non dipendono da San Marino?Sicuro.
Ma in questo momento chiudere velocemente l’accordo di associazione con la UE rappresenta l’unica prospettiva di sviluppo per la Repubblica e per questo va sostenuto il Segretario di Stato per gli Affari Esteri.
A Bruxelles dovremmo fare capire, anche andando fisicamente lƬ, che siamo stanchi di aspettare e come dicono anche politici dell’Unione europea, l’accordo deve essere chiuso e avviata la fase di attuazione.
A chi dall’estero, con passaporti dell’Unione europea in tasca, ci da lezioni di sovranitĆ  e con sottile maestria comunicativa, vuole spingere la politica nel cortocircuito del SI o del NO all’accordo di associazione, dovrebbe rispondere il governo, tutto e non diviso in gruppetti.
Se si trova tempo, voglia e coraggio per fare posizioni sulla giustizia, onestamente inutili e scontate, penso che l’Unione europea ĆØ un tema rilevante ed esistenziale per il Paese e anzichĆ© plaudire a interventi esterni sulla bontĆ  dell’accordo, dovrebbe essere tutto il governo e la maggioranza a dirlo e a fare campagna di informazione nel Paese.
Paese che dovrebbe decidere da solo per il suo futuro e non spinto da chi da fuori ha interessi diversi dai nostri e che magari nella convulsa situazione geopolitica attuale vedrebbe bene San Marino in una situazione stand alone rispetto alla UE.
PerchĆ© alla fine dietro tanti sofismi c’è solo questo…

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