Volge al termine nella mattinata di venerdì 10 aprile 2026, al comma 2, l’esame dell’articolato del progetto di legge “Disposizioni sulla Pianificazione Territoriale Strategica – Norme per lo sviluppo e la valorizzazione del Territorio – Interventi straordinari con finalità sociali”. In apertura alcune considerazioni critiche di Matteo Casali (RF) sulle modalità di gestione dei lavori a seguito del confronto avuto in nottata. Vengono discussi gli articoli dal 52-bis (aggiunto con emendamento dal Governo) al 57 e successivamente gli allegati.
Tra gli articoli dibattuti vi è il 55 che riguarda le norme di attuazione della legge, prevedendo la possibilità di intervenire successivamente tramite decreti delegati e regolamenti; le opposizioni presentano un emendamento abrogativo. Matteo Casali (RF) critica duramente il metodo, parlando di una “mega delega” che lascia “un portone aperto” senza limiti chiari su tempi e contenuti, ribadendo che il problema non è lo strumento ma il suo uso troppo ampio. Sulla stessa linea Gaetano Troina (D-ML) sottolinea il rischio di concentrare troppo potere nel Congresso di Stato, evidenziando che i regolamenti “non passano né in Commissione né in Consiglio” e quindi sfuggono al controllo. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci riconosce la necessità di limitare meglio le deleghe, spiegando che si tratta soprattutto di aspetti tecnici e chiedendo una sospensione per rivedere il testo: viene eliminato il riferimento ai regolamenti attuativi e introdotto un limite temporale di 12 mesi per l’adozione dei decreti delegati. Dopo le modifiche, l’articolo viene approvato.
Viene poi trovata una convergenza sull’emendamento aggiuntivo di un articolo 56-bis proposto dalle opposizioni come norma di salvaguardia per impedire che le varianti ai piani particolareggiati vengano utilizzate per sanare abusi edilizi già realizzati; le opposizioni spiegano che l’obiettivo è evitare che interventi non accertati o non segnalati vengano comunque “sistemati” a posteriori, sostenendo che eventuali abusi devono seguire altre procedure e non scorciatoie. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci condivide l’impostazione e accoglie l’emendamento, precisando che non si devono sanare abusi con strumenti impropri e introducendo anche l’abrogazione della norma precedente per evitare conflitti. Il testo viene quindi approvato all’unanimità.
Nel finale del dibattito, le forze politiche tracciano un bilancio ed esprimono le loro considerazioni sull’impianto della legge. Matteo Casali (RF) attacca sostenendo che essa non rappresenti una vera innovazione ma una semplice riproposizione del passato, definendola apertamente una modalità “taglia e incolla” del piano regolatore del ’92 e ribadendo che “domani non cambia niente” perché manca una reale progettazione del territorio. Dalla maggioranza arriva una risposta diversa: Aida Maria Adele Selva (PDCS) evidenzia la volontà di costruire una pianificazione “a livelli”, convinta che questo approccio, pur più lungo, possa portare risultati più efficaci e strutturati nel tempo.Gian Carlo Venturini (PDCS) ammette che il confronto, anche acceso, ha prodotto miglioramenti concreti, grazie anche ai contributi dell’opposizione, che in alcuni casi hanno portato a modifiche condivise del testo. Giulia Muratori (Libera) spiega che la scelta della maggioranza è stata quella di cambiare completamente approccio alla pianificazione, superando un sistema fermo dal 1992, e chiarisce che i risultati non saranno immediati: “non abbiamo la bacchetta magica”, ma questo è solo l’inizio di un percorso. Evidenzia però che alcune novità partono subito, come le funzioni H per cohousing, studentati e comunità abitative, pensate anche per rispondere all’emergenza casa. Insiste sul fatto che il nuovo modello permetterà interventi più mirati nel tempo e ribadisce l’importanza della tutela del territorio, messa al primo posto nella nuova impostazione. Dall’altra parte Gaetano Troina (D-ML), a nome delle opposizioni, contesta duramente sia il contenuto della legge sia il racconto fatto dalla maggioranza. “Io non so come si faccia a dire che il clima che abbiamo respirato in questa Commissione in questi giorni sia stato disteso” afferma. Nel merito definisce il provvedimento poco innovativo, sostenendo che si limita a fotografare quello che già esiste, una “cristallizzazione di una situazione di fatto”. Critica in particolare la scelta di non fare un nuovo piano regolatore generale e avverte che alcune norme rischiano di consolidare pratiche discutibili nella gestione del territorio. Annuncia quindi voto contrario e promette attenzione massima sull’applicazione della legge, avvertendo: “al primo caso che si verificherà non ve lo lasceremo passare”. A chiudere è la presidente Denise Bronzetti, che prova a tirare le fila. Riconosce che il confronto ha portato anche a miglioramenti grazie al contributo di tutti, ma ammette che i toni spesso sono andati oltre. Invita a recuperare rispetto e senso delle istituzioni, sottolineando che chi fa politica ha una responsabilità verso i cittadini anche nel modo in cui si confronta.
Il progetto di legge viene infine approvato con 9 voti favorevoli e 2 contrari.




