I mercati energetici reagiscono con forza alla tregua temporanea tra Stati Uniti e Iran, e il primo segnale arriva proprio dalle materie prime. Il petrolio è precipitato, arrivando a perdere il 18% e scendendo sotto i 100 dollari al barile, mentre anche il gas ha registrato un netto calo, portandosi attorno ai 43 euro.
Si tratta di un movimento brusco che riflette il venir meno, almeno per ora, del timore di un’ulteriore escalation militare nell’area del Golfo, una delle zone più sensibili per gli equilibri energetici mondiali. La prospettiva di una pausa di due settimane nel confronto tra Washington e Teheran ha infatti allentato la pressione sui mercati, che nelle ultime ore avevano incorporato scenari ben più critici.
A pesare era soprattutto il rischio legato allo Stretto di Hormuz, snodo decisivo per il traffico internazionale di petrolio e gas. L’ipotesi di un blocco o di forti limitazioni alla navigazione aveva spinto in alto i prezzi, ma con l’annuncio dello stop temporaneo agli attacchi il quadro è cambiato rapidamente.
Il calo del greggio e del gas rappresenta quindi il primo effetto concreto della distensione, anche se resta da capire quanto potrà durare. Molto dipenderà infatti dall’esito dei prossimi contatti diplomatici e dalla tenuta effettiva del cessate il fuoco annunciato.




