Donald Trump ha deciso di concedere due settimane in più all’Iran, rinviando la scadenza dell’ultimatum ma ponendo una condizione molto chiara: la riapertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz. È questo il passaggio centrale di una giornata che, almeno sul piano diplomatico, segna una frenata rispetto all’escalation delle ultime ore.
Secondo quanto emerso, la Casa Bianca considera il possibile accordo come un risultato pienamente favorevole agli Stati Uniti. Lo stesso Trump ha parlato di una “vittoria totale e completa”, sostenendo che anche il dossier sull’uranio iraniano sarebbe destinato a essere risolto.
Intanto, il fronte diplomatico prova a muoversi. Il primo round di colloqui dovrebbe tenersi venerdì a Islamabad, con la presenza attesa di esponenti di primo piano dell’amministrazione americana. Parallelamente, anche l’Europa cerca di ritagliarsi uno spazio negoziale: l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas è attesa oggi in Arabia Saudita per cercare una via d’uscita politica al conflitto.
Ma sul terreno la situazione resta tutt’altro che stabile. Israele, attraverso una nota dell’ufficio del premier Benjamin Netanyahu, ha fatto sapere di sostenere la sospensione degli attacchi contro Teheran, ma solo nel quadro fissato dagli Stati Uniti e con l’obiettivo di neutralizzare la minaccia iraniana. Allo stesso tempo, però, ha chiarito che il Libano resta fuori da questo schema di tregua.
Non a caso, nelle stesse ore l’esercito israeliano ha emesso un nuovo avviso di evacuazione per l’area di Tiro, nel sud del Libano, segnale che il quadro regionale rimane estremamente fragile e che il cessate il fuoco annunciato non equivale ancora a una vera de-escalation complessiva.




