Le tensioni internazionali tornano a incidere sull’economia mondiale. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha infatti rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026, portando il Pil globale al 3,1%, in un contesto segnato dalle incertezze legate al Medio Oriente.
Lo scenario appare ancora più delicato guardando alle prospettive complessive: secondo l’FMI, il mondo potrebbe scivolare verso una fase di rallentamento più marcato, con una crescita attorno al 2% e un’inflazione che rischia di salire fino al 6%, alimentata soprattutto dai prezzi dell’energia. Non a caso, si parla apertamente del rischio di una nuova crisi energetica di ampia portata.
In questo quadro, anche l’Italia mostra segnali di debolezza. Le stime indicano per il 2026 un aumento del Pil limitato allo 0,5%, segno di una ripresa fragile e fortemente esposta agli shock esterni.
Il rallentamento globale conferma quindi un clima economico incerto, in cui geopolitica ed energia continuano a essere fattori decisivi per la stabilità e la crescita.




