Nel dibattito sul futuro del calcio europeo, Aurelio De Laurentiis torna a far discutere con una posizione netta: non è giusto che Paesi piccoli abbiano lo stesso peso decisionale delle grandi nazioni calcistiche.
Durante un’intervista rilasciata a The Athletic, il patron del Napoli ha preso come esempio la San Marino, mettendo in discussione l’equilibrio del sistema di voto: “Non è normale che realtà così piccole contino come Italia o Inghilterra”. Un’affermazione che apre il tema del rapporto tra rappresentanza e peso economico nel calcio.
Secondo De Laurentiis, il sistema attuale sarebbe influenzato da logiche elettorali. Il riferimento è alla UEFA e al suo presidente Aleksander Ceferin, accusati indirettamente di garantire spazio a tutti più per ottenere consenso che per merito sportivo.
Alla base della sua visione c’è un’idea chiara: nel calcio moderno contano numeri, pubblico e mercato. Non basta partecipare, serve avere un seguito ampio. “Devi avere almeno un milione di tifosi”, sostiene, sottolineando come il Napoli — a suo dire — possa contare su una platea globale enorme.
Il risultato è una lettura più “industriale” del calcio, dove diritti televisivi, audience e pubblicità diventano criteri centrali, anche a scapito del principio meritocratico. Un’impostazione che inevitabilmente divide e riaccende il confronto tra grandi e piccoli nel panorama europeo.




