Il tema dell’accordo con l’Unione europea e della posizione della Bulgaria è stato al centro della prima giornata di lavori in Consiglio Grande e Generale. Nel comma Comunicazioni si sono alternati interventi di forte sostegno all’operato del governo e del Segretario agli Esteri Luca Beccari e dure critiche delle opposizioni, che hanno parlato di “campanello d’allarme politico e diplomatico” e chiesto maggiore trasparenza sulle relazioni tra il dossier europeo e la vicenda della tentata acquisizione di Banca di San Marino da parte del gruppo bulgaro Starcom. Sullo sfondo anche il dibattito sulle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, sulla gestione del debito pubblico e sulle modifiche al regolamento consiliare.
In apertura gli Eccellentissimi Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva hanno ricordato la figura di Ubaldo Biordi, già Capitano Reggente e consigliere per diverse legislature, scomparso il 2 maggio scorso.
Nel suo intervento il Segretario di Stato agli Affari Esteri Luca Beccari ha ricostruito le ultime tappe del negoziato spiegando che, dopo i precedenti rallentamenti dovuti alle posizioni di Francia, Spagna e Germania, “l’elemento di novità che emerge oggi è questa posizione della Bulgaria — non contraria, ma comunque di attesa”. Beccari ha sottolineato che San Marino non intende “interferire con l’attività della magistratura” né trattare politicamente questioni legate alla vicenda Starcom: “Abbiamo fatto della trasparenza, della legalità e dello Stato di diritto dei principi inviolabili”. E ancora: “Se Starcom ci chiama a confrontarci in un arbitrato, noi ci confronteremo serenamente nelle sedi arbitrali, ma non abbiamo nulla da negoziare”.
Duri i toni dall’opposizione. Sara Conti di Repubblica Futura ha parlato di “incidente politico grave” sostenendo che il rinvio “non può essere trattato come una mera formalità burocratica”. Conti ha accusato il governo di non aver saputo tenere distinti il piano diplomatico e quello privatistico legato alla vendita della banca: “Quando si intrecciano interessi economici così forti e il negoziato più importante per il futuro di San Marino, la politica ha il dovere assoluto della prudenza”.
Sulla stessa linea Emanuele Santi di Rete, che ha definito “normale essere molto preoccupati” dopo il Coreper del 6 maggio. “Non possiamo continuare a camminare nel buio”, ha detto, chiedendo di chiarire se le riserve bulgare siano realmente collegate alla vicenda Starcom. Santi ha quindi presentato un ordine del giorno per costituire una delegazione parlamentare incaricata di incontrare il Parlamento bulgaro e comprendere le ragioni del blocco.
A difesa del governo si sono schierati numerosi esponenti di maggioranza. Giovanni Francesco Ugolini del Pdcs ha rivendicato il “grande lavoro” del Segretario Beccari e invitato l’aula “a non alimentare polemiche e tensioni che giovano solo a chi, all’esterno, non vuole il bene di San Marino”. Anche Gerardo Giovagnoli del Psd ha parlato di “situazione asimmetrica” nella quale San Marino non è presente ai tavoli decisionali europei e quindi non dispone di informazioni ufficiali sulle motivazioni della Bulgaria. Per Giovagnoli “quella che alcuni leggono come debolezza è in realtà un indice di grande forza”, riferendosi alla scelta di non interferire con magistratura e autorità indipendenti.
Francesco Mussoni del Pdcs ha invece richiamato la necessità di un fronte politico compatto: “Su un tema così vitale come quello dell’Europa non è emerso da quest’aula un messaggio unificante”, invitando maggioranza e opposizione “a recuperare questa unità sul tema politico dell’Unione Europea”. Dal Psd Luca Lazzari ha sostenuto che “il percorso europeo non nasce affatto da un vezzo ideologico, ma dalla necessità storica di correggere gli errori del passato”, ricordando che “il nostro settore manifatturiero vive già di fatto dentro il mercato europeo”. Silvia Cecchetti ha invece difeso l’azione diplomatica del governo affermando che “la diplomazia non è affatto uno scherzo” e che “non si può dire che sia colpa del Segretario Beccari se qualcuno si sfila all’ultimo momento”.
Mirko Dolcini di D-ML ha osservato che “se la problematica fosse stata puramente tecnica, qualcuno avrebbe potuto avvisare le controparti”, mentre Dalibor Riccardi di Libera ha ribadito che “questo accordo con l’Unione Europea è assolutamente cruciale per il futuro del Paese”. Lorenzo Bugli del Pdcs ha invitato il Consiglio “a custodire e portare avanti con estrema serietà” il dossier europeo. Gaetano Troina di D-ML ha accusato il governo di vivere “alla giornata, aspettando di vedere cosa succede”, mentre Miriam Farinelli di Repubblica Futura ha richiamato il valore dell’informazione sostenendo che “senza un flusso informativo libero e pluralista la sovranità popolare rischia di diventare puramente formale”.
Aida Maria Adele Selva del Pdcs ha invitato l’aula “a non lasciarsi andare a facili allarmismi”, ricordando che “una settimana non cambia la sostanza delle cose”. Gian Nicola Berti di Ar ha invece difeso il Segretario Beccari sostenendo che “ha portato a compimento quel percorso europeo iniziato anni fa”. Matteo Rossidel Psd ha parlato di “contingenza di politica estera difficile” ma ha ribadito che “non mette davvero in crisi il nostro percorso europeo”. Giuseppe Maria Morganti di Libera ha invece lanciato un monito: “La Repubblica di San Marino non piegherà il proprio Stato di diritto per questioni che possano pregiudicare i rapporti internazionali”.
Dall’opposizione Enrico Carattoni di Rf ha accusato il governo di aver perso “l’occasione di prendere in mano le redini del proprio governo per guidare il Paese verso questo traguardo”. Maddalena Muccioli del Pdcs ha invitato invece a “trasmettere un messaggio di fiducia verso l’esterno”, sottolineando che la firma dell’accordo “non deve essere vista né come un punto di arrivo né di partenza, ma come un passaggio intermedio fondamentale”.
Iro Belluzzi di Libera ha ribadito la necessità di “una diplomazia capace di sminare il terreno dalle mine che qualcuno sta cercando di gettare sul nostro percorso”. Maria Katia Savoretti di Rf ha accusato la maggioranza di “voler comandare in modo arrogante e prepotente”, criticando anche la proposta di modifica del regolamento consiliare.
Andrea Menicucci di Rf ha parlato di “tredici annunci” sulla firma dell’accordo sostenendo che “questo modo di procedere abbia minato la credibilità delle istituzioni”. Dal fronte del governo, il Segretario Andrea Belluzzi ha reagito alle critiche parlando di “toni disfattisti” e sostenendo che “San Marino è un Paese che oggi può permettersi di sedersi al tavolo e negoziare aumenti contrattuali dopo anni in cui non era stato possibile farlo”.
Nicola Renzi di Rf ha accusato il governo di aver “sottovalutato” la vicenda bulgara e ha attaccato alcuni esponenti dell’esecutivo per dichiarazioni considerate improprie sulle indagini giudiziarie. Giovanni Maria Zonzini di Rete ha parlato di “affari di famiglia” e di “intreccio politico-finanziario” all’interno dell’Ente Cassa di Faetano, provocando la reazione del Pdcs. Gian Carlo Venturini ha respinto le accuse invitando Zonzini “a vergognarsi” per le ricostruzioni giudicate strumentali. Ne è seguito un duro botta e risposta personale culminato con la replica di Zonzini: “Forse è davvero il caso che io me ne vada da questo Paese, seguendo l’esempio di tanti altri giovani”.
Michela Pelliccioni, indipendente di minoranza, ha invitato alla cautela sulle interpretazioni politiche della posizione bulgara: “Mi rifiuto categoricamente di fare il gioco di chi cerca di intraprendere la strada della confusione”, sottolineando però come “ci siano degli schemi che si ripetono ciclicamente” tra dossier europeo e vicende bancarie.
Nel dibattito è entrata anche la questione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo contro San Marino. Il Segretario di Stato Stefano Canti ha difeso la scelta del governo di ricorrere alla Grande Camera spiegando che “le sentenze della Corte Edu si rispettano, ma si possono certamente commentare”. Canti ha precisato che il ricorso alla Grande Camera “non è un atto politico contro la Corte Europea”, ma la volontà di tutelare la Repubblica su “questioni interpretative che incidono sulla nostra sovranità giurisdizionale”. Critiche sono arrivate da Repubblica Futura, che ha contestato il costo dell’incarico affidato all’avvocato Marcello Clarich e l’opportunità politica dell’iniziativa.
Ampio spazio anche alle questioni economiche e finanziarie. Il Segretario per le Finanze Marco Gatti ha difeso il recente rollover del debito pubblico parlando di “operazione straordinaria” con richieste superiori ai 7 miliardi a fronte di 350 milioni collocati. “I mercati ci hanno premiato”, ha detto, sostenendo che il risultato rappresenta un riconoscimento della credibilità internazionale di San Marino. Sulla stessa linea Sandra Stacchini del Pdcs, che ha parlato di “fiducia conquistata” grazie alla stabilizzazione dei conti pubblici. Di segno opposto gli interventi delle opposizioni: Antonella Mularoni ha accusato il governo di “spendere male” le risorse raccolte a debito, mentre Matteo Casali di Rf ha denunciato l’assenza di una strategia energetica e chiesto chiarimenti sull’impianto fotovoltaico bresciano. Anche Giovanna Cecchetti, indipendente di maggioranza, ha richiamato il tema della responsabilità istituzionale sostenendo che “questo percorso di associazione all’Unione Europea rimanga assolutamente aperto e venga considerato strategico”. Cecchetti ha invitato ad “evitare esasperazioni che rischiano soltanto di danneggiare il nostro cammino”, respingendo “narrazioni puramente strumentali” sulle sentenze della Cedu e sulla vicenda Starcom.
Il confronto si è esteso anche alle riforme istituzionali e alla prospettata modifica del regolamento consiliare. Le opposizioni hanno parlato di “bavaglio” e “deriva antidemocratica”. Gian Matteo Zeppa di Rete ha evocato il rischio di trasformare il Consiglio in “un organo di mera ratifica governativa”. La maggioranza ha invece sostenuto la necessità di rendere più efficienti i lavori parlamentari. Manuel Ciavatta del Pdcs ha affermato che “ridurre gli interventi da otto a cinque minuti non è censura”, mentre Massimo Andrea Ugolini ha parlato di “ottimizzazione dei tempi”.
Sul fronte politico generale si sono registrati toni molto accesi. Fabio Righi di D-ML ha chiesto esplicitamente le dimissioni del Segretario Beccari sostenendo che “da due anni assistiamo a imbarazzi e scandali che hanno risvolti internazionali senza precedenti”. Immediata la replica dello stesso Beccari, che ha accusato Righi di “arroganza” per essersi presentato come “l’unico in grado di capire realmente come stiano le cose”. Il Segretario agli Esteri ha poi rivendicato la trasparenza mantenuta finora nel confronto con il Consiglio: “Se io vi fornisco dei riferimenti temporali è perché sono quelli che le stesse autorità europee mi comunicano”.
In chiusura dei lavori è stato discusso l’ordine del giorno presentato da Rete per costituire una delegazione parlamentare diretta in Bulgaria, respinto a maggioranza. Nel dichiarare il voto contrario a nome delle forze governative, Gerardo Giovagnoli ha spiegato che “non si può confondere il ruolo del governo con quello del Parlamento”, sostenendo che una simile iniziativa rischierebbe di “avallare quella che oggi è solo un’ipotesi”.
I lavori riprenderanno domani pomeriggio alle 13:00.





