Il Regolamento ISS n.6 del 31 marzo, in vigore dal primo maggio, ha aumentato i rimborsi per la procreazione medicalmente assistita. All’articolo 5 ha però aggiunto un aggettivo che lascia fuori una parte delle famiglie sammarinesi. Le stesse che la Repubblica riconosce dal 2018.
Quelle che il 71,46% dei cittadini, nel 2019, ha votato per non discriminare.
La conferenza stampa di presentazione del Regolamento ISS n.6 del 31 marzo, entrato in vigore il primo maggio, ne ha raccontato i meriti. Tutti veri. Rimborsi più alti per la procreazione medicalmente assistita: fino a tremila euro a ciclo, per un massimo di tre cicli, ai quali si aggiungono cinquecento euro per i farmaci di ogni tentativo. Numero di cicli coperti ampliato. Gratuità dei farmaci. Un investimento concreto sulla natalità di un Paese che nel 2025 ha visto centosessantasei nascite, di cui trenta, quasi una su sei, ottenute con la procreazione medicalmente assistita.
Quello che la conferenza stampa non ha detto, e che neppure il numero di aprile del giornale di partito uscito in questi giorni ricorda, è che all’articolo 5 di quello stesso regolamento c’è una parola. Si trova nella riga che stabilisce chi può accedere al rimborso. La parola è «eterosessuali».
Il testo, per esteso, recita così: il rimborso è riconosciuto alle “coppie maggiorenni eterosessuali, coniugate, unite civilmente o conviventi, in età potenzialmente fertile e residenti nel territorio della Repubblica di San Marino“. Una coppia di due donne unite civilmente, perché a San Marino l’unione civile esiste dal 2018, e dal 2021 i suoi diritti sono stati equiparati a quelli del matrimonio, fatta eccezione per le adozioni, può unirsi civilmente, può essere riconosciuta come famiglia dallo Stato, può accedere a tutti gli istituti previdenziali, fiscali e successori.
Non può, però, accedere al rimborso pubblico per la procreazione medicalmente assistita. Per il solo aggettivo dell’articolo 5.
Cosa significa, in pratica.
A San Marino non esiste un centro di procreazione medicalmente assistita. L’Unità Operativa di Ostetricia dell’ISS si occupa del primo step, induzione dell’ovulazione, ecografie, dosaggi ormonali, e poi indirizza i pazienti ai centri esterni per le tecniche di secondo e terzo livello. La PMA si fa fuori. Il rimborso copre questo iter esterno.
In Italia la legge 40 del 2004, confermata dalla Corte Costituzionale con la sentenza 221/2019, vieta l’accesso alla PMA alle coppie omosessuali. Una coppia same-sex sammarinese, se vuole accedere legittimamente alla procreazione medicalmente assistita, deve andare in un Paese permissivo. Spagna, Belgio, Olanda, Danimarca. In Spagna un’inseminazione con donatore costa fra novecento e millequattrocento euro a tentativo; una fecondazione in vitro con donatore o il metodo ROPA, specifico per coppie lesbiche, fra cinquemila e settemila euro a ciclo. A queste cifre vanno aggiunti i viaggi, gli alloggi, le terapie, gli esami. Il totale, su tre cicli mediamente necessari per una gravidanza, supera senza fatica i ventimila euro.
Per una coppia eterosessuale sammarinese che fa lo stesso percorso, lo Stato copre fino a circa diecimila euro, farmaci compresi. Per una coppia di donne unite civilmente, sammarinese, residente, contribuente, la copertura è zero. La differenza, in euro, di essere etero o no davanti alla cassa dell’ISS.
La triplice tensione. Il problema non è soltanto economico. Il regolamento entra in tensione con tre piani normativi diversi, tutti più solidi del regolamento stesso.
Il primo è l’articolo 4 della Dichiarazione dei Diritti dei Cittadini e dei Principi Fondamentali dell’Ordinamento Sammarinese. Il testo è noto: «Tutti sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, orientamento sessuale, condizioni personali, economiche, sociali, politiche e religiose». La parola «orientamento sessuale» è stata inserita con la Legge di Revisione Costituzionale del 28 marzo 2019 n. 1 e confermata col referendum del 2 giugno 2019: il 71,46% degli elettori disse sì. Per un atto regolamentare del Congresso di Stato del 2026, dire «eterosessuali» davanti a una norma di rango costituzionale che vieta le distinzioni per orientamento è materia su cui il Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme avrebbe titolo a essere interpellato.
Il secondo piano è la Legge 24 giugno 2021 n. 115, quella che ha esteso e armonizzato i diritti e doveri delle coppie unite civilmente a quelli del matrimonio, «eccezione fatta per il capitolo delle adozioni». Sul terreno della PMA, eccezioni non ce ne sono. Un regolamento amministrativo del 2026 ripristina così un confine che una legge ordinaria del 2021 aveva esplicitamente cancellato.
Il terzo piano è democratico. Nel 2019, l’unico partito sammarinese a non prendere posizione pubblica sul referendum costituzionale fu il Partito Democratico Cristiano Sammarinese. La memoria politica registra. La memoria amministrativa, ora, conferma: i due Segretari di Stato che hanno firmato il Regolamento ISS 6/2026, Marco Gatti e Stefano Canti, appartengono entrambi a quel partito.
La cronologia. Nel novembre 2018 il Consiglio Grande e Generale aveva approvato le unioni civili. Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, l’associazione che con Paolo Rondelli aveva accompagnato per anni il percorso, la definì pubblicamente una legge paritaria, capace di garantire «gli stessi diritti sia alle coppie omosessuali che eterosessuali». Sette anni dopo, lo stesso Rondelli, diventato nel 2022 il primo Capitano Reggente dichiaratamente LGBT+ del mondo, attualmente Presidente della Commissione Affari Esteri del Consiglio Grande e Generale, riassumeva così, a un convegno romano del novembre 2024: «L’orientamento sessuale è diventato un valore costituzionale. Questo ci consente l’aggancio per tutta una serie di miglioramenti successivi».
Il regolamento entrato in vigore quindici mesi dopo va nella direzione opposta. È, per ora, l’unico atto normativo della Repubblica di San Marino, dal 2018 in poi, che riporta esplicitamente l’aggettivo «eterosessuali» come criterio di accesso a un diritto.





