Ucraina, ventisei morti negli attacchi russi del 5 maggio. Mosca chiede l’evacuazione delle ambasciate a Kiev per la parata del 9 maggio

da | 7 Mag 2026

Le perdite più gravi a Zaporizhzhia e Kramatorsk. Il Cremlino, in vista delle celebrazioni del Giorno della Vittoria, lancia un avvertimento alle missioni diplomatiche straniere nella capitale ucraina. Sale la tensione su un anniversario sempre più simbolico per la propaganda russa.

La guerra in Ucraina ha ripreso una traiettoria di intensificazione dopo settimane di apparente stabilizzazione tattica. Secondo quanto comunicato dalle autorità ucraine, almeno ventisei persone sono state uccise in attacchi russi nella giornata di martedì 5 maggio. Le perdite più gravi sono state registrate a Zaporizhzhia, città industriale chiave del sud-est ucraino, e a Kramatorsk, snodo logistico nel Donbass dove si concentra una parte rilevante delle operazioni di rifornimento delle forze armate ucraine. Le vittime sono in gran parte civili, colpiti in attacchi missilistici e con droni d’attacco a lungo raggio.

A pochi giorni dal 9 maggio, ricorrenza del Giorno della Vittoria con cui la Russia celebra la fine della Seconda Guerra Mondiale, Mosca ha alzato il livello dello scontro retorico anche sul piano diplomatico. Il governo russo ha invitato le ambasciate dei Paesi stranieri presenti a Kiev a evacuare il proprio personale in vista della parata militare, paventando senza specifiche ulteriori “rischi alla sicurezza” delle missioni. Un avvertimento che molti osservatori leggono come un tentativo di trasferire sulle capitali europee la responsabilità di eventuali escalation. Le ambasciate non hanno aderito alla richiesta.

La parata del 9 maggio ha assunto, negli ultimi anni, un valore propagandistico crescente per il regime di Vladimir Putin. Trasformata in un manifesto della continuità fra l’Armata Rossa che sconfisse il nazismo e l’esercito russo che oggi combatte in Ucraina, la celebrazione viene utilizzata come strumento di mobilitazione dell’opinione pubblica interna e come segnale rivolto alle cancellerie occidentali. Più la guerra si prolunga senza una vittoria militare definitiva, più l’apparato simbolico che la circonda diventa importante per giustificarne la prosecuzione. In questo quadro, l’invito all’evacuazione delle ambasciate sembra rispondere a una logica più di teatro politico che di reale escalation, ma in un contesto di guerra ad alta intensità nessun avvertimento può essere derubricato a pura retorica.

Sul fronte sammarinese, la posizione del Governo della Repubblica resta ancorata alla condanna ufficiale dell’aggressione russa, formalizzata nel 2022 e mai rivista, e all’allineamento con le sanzioni internazionali contro Mosca. Il riconoscimento della sovranità ucraina, su cui San Marino si è espressa nelle sedi multilaterali, continua a rappresentare la linea di riferimento della diplomazia sammarinese sul dossier.

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