Nel pieno della campagna referendaria, Giorgia Meloni sceglie una strada insolita e partecipa al podcast “Pulp” di Fedez, puntando a raggiungere un pubblico più ampio e meno coinvolto nel dibattito politico tradizionale.
Durante la conversazione, la premier ribadisce con forza che il referendum “non riguarda il governo né la sua figura”, ma il funzionamento della giustizia. Un messaggio chiaro: anche chi è critico verso l’esecutivo dovrebbe valutare la riforma nel merito.
La scelta di un format pop arriva a ridosso del voto, in un momento in cui l’affluenza è considerata decisiva. Secondo il ministro Carlo Nordio, infatti, una partecipazione tra il 50% e il 60% potrebbe favorire il successo del Sì.
Intanto, il confronto politico si fa sempre più duro. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha paragonato l’attuale sistema giudiziario a quello del periodo fascista, invitando a votare per cambiarlo. Parole che hanno acceso ulteriormente il dibattito.
Non mancano le polemiche interne alla maggioranza: alcune dichiarazioni di esponenti di Fratelli d’Italia contro la magistratura hanno scatenato reazioni indignate. In particolare, ha fatto discutere il paragone tra un’indagine giudiziaria e una diagnosi di cancro, criticato duramente dal Movimento 5 Stelle.
Le opposizioni attaccano anche sul fronte della comunicazione, denunciando possibili violazioni della par condicio, soprattutto dopo alcune apparizioni televisive della premier senza contraddittorio.
A pochi giorni dal voto, il clima resta quindi teso, tra strategia mediatica, scontri politici e un referendum che si conferma al centro dello scontro tra maggioranza e opposizione.




