La crisi in Medio Oriente entra nel suo 18° giorno con un’escalation sempre più evidente. Nella notte, l’ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita da droni e razzi, con almeno un ordigno che ha centrato la sede diplomatica provocando un’esplosione e una densa colonna di fumo. Poco prima, un drone aveva già colpito un hotel della capitale irachena, senza coinvolgere il personale italiano presente.
Parallelamente, Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi: nel mirino Teheran e Beirut, dove sono state colpite infrastrutture legate a Hezbollah. Raid aerei hanno interessato diversi quartieri della capitale libanese, con bombardamenti anche su aree residenziali.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Missili sono stati lanciati verso Israele, facendo scattare le sirene a Tel Aviv e nel centro del Paese, mentre altri attacchi hanno coinvolto l’area del Golfo. Esplosioni sono state segnalate a Dubai e Doha dopo l’allerta per possibili minacce missilistiche.
Il bilancio delle ultime ore registra anche una vittima ad Abu Dhabi, uccisa dai detriti di un missile intercettato, mentre a Teheran le autorità hanno annunciato l’arresto di dieci presunte spie straniere.
Sul piano internazionale cresce la pressione diplomatica. Donald Trump spinge per una coalizione navale nello stretto di Hormuz, ma diversi Paesi, tra cui l’Australia, si chiamano fuori. Intanto Emmanuel Macron ha convocato un nuovo consiglio di difesa, segnale di una situazione che resta estremamente fluida e ad alto rischio.



