Zeppa (Rete): “Silenzio inquietante su arresti, banche e poteri opachi. A San Marino la questione morale è tornata”

da | 20 Gen 2026

Matteo Zeppa (Rete): Torno sulla questione morale, perché quest’aula – come è stato giustamente osservato da un consigliere che mi ha preceduto – oggi non ne ha parlato.  Ricordo a tutti che intorno al 15–17 ottobre sono avvenuti degli arresti in merito alla presunta scalata di un facoltoso gruppo finanziario bulgaro, vicenda legata in modo indissolubile al precedente Consiglio di Amministrazione dell’Ente Cassa di Faetano, ente controllante di Banca di San Marino. Le accuse, ricordo sempre apparentemente, sono quelle di corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio.  Dico “apparentemente” perché, a oltre tre mesi di distanza, non si sa più nulla. Non si chiede di conoscere nomi o dettagli giudiziari coperti da segreto, ma di comprendere le dinamiche, le motivazioni, i gangli che si sono mossi per rendere possibile quella tentata scalata. In un Paese democratico, dove vengono confermati arresti e provvedimenti cautelari, il fatto che dopo tre mesi non emerga nulla sul piano pubblico appare quantomeno anomalo.  Ancora più grave è stato l’atteggiamento di Banca Centrale che, solo dopo l’emersione degli arresti, è intervenuta con un comunicato stampa dai toni perentori invitando a non parlarne, sostenendo che il susseguirsi di notizie avrebbe danneggiato la banca. Peccato che lo stesso organismo di vigilanza sia intervenuto quando le informazioni circolavano già da almeno una settimana in Repubblica.  Proprio oggi una testata giornalistica italiana, Il Fatto Quotidiano, riprende l’intera vicenda, citando le parole del collega Luca Lazzari che, in quest’aula, parlò di “un vento brutto che sa di nostalgia malata”, riferendosi alla mala politica, alla mala gestione, a quell’economia opaca che ciclicamente riemerge attorno a San Marino. Un’espressione che sottoscrivo pienamente.  Ricordo inoltre che vi furono anche endorsement espliciti alla vendita da parte di un consigliere di maggioranza con legami affettivi all’interno dell’ente coinvolto. Anche su questo, come se nulla fosse, è calato il silenzio.  C’è poi la questione del diplomatico Iacono. Anche qui abbiamo depositato documentazione ampia ed esaustiva. Evidentemente è stata considerata sufficiente per non approfondire ulteriormente, perché anche su questo fronte non si sa più nulla. Eppure esiste un ordine del giorno che dovrà essere discusso.  Ricordo che Iacono risulta titolare effettivo di InterSan Marino Immobiliare, società che vede come amministratore unico Giuseppe Pozzo. Sono gli stessi soggetti che si presentarono per l’acquisizione dell’ex Symbol tramite CPT.  Chi è Giuseppe Pozzo? È colui che nel 2024 acquisisce la Sammaurese Calcio per poi cederla pochi giorni fa a un facoltoso imprenditore sammarinese. Apro qui una breve parentesi, perché a San Marino se ne parla pochissimo. Il football trafficking non è una semplice violazione delle regole sportive: è una forma moderna di schiavitù che si consuma tra i campi di periferia e i sogni di riscatto dei giovani più vulnerabili. In Italia il fenomeno ha assunto contorni inquietanti.  Il meccanismo è noto: finti procuratori promettono provini presso club prestigiosi, chiedendo alle famiglie – spesso africane o sudamericane – cifre enormi. I ragazzi arrivano con visti turistici o di studio e, se non dimostrano immediatamente valore di mercato, vengono abbandonati.  Chiudo la parentesi dicendo che non vorrei che, tra i facoltosi soggetti arrivati a San Marino, vi fosse anche l’idea di utilizzare il sistema calcio come veicolo opaco. Mi auguro sinceramente che nulla di tutto questo rientri in quelle logiche.  Tornando al punto centrale, la sensazione – come diceva Luca Lazzari – che qualcosa non quadri a San Marino si amplifica. E temo che la politica stia facendo orecchie da mercante, in particolare su tutta la vicenda Banca di San Marino. Ho la forte impressione che i soliti noti della “San Marino da bere”, con i soliti attori e manovratori, siano ancora qui a fare il bello e il cattivo tempo, arrecando un danno enorme al nome del Paese.  Non vorrei che ci trovassimo presto di fronte a sorprese in settori ad alta criticità di cui non si parla mai.  E infine pongo una domanda semplice: come mai colossi imprenditoriali come Prada chiudono a San Marino?  Se le “bombe” ci esplodono in mano, non sarà solo un problema della classe politica. La questione morale non riguarda esclusivamente la politica, ma la mentalità complessiva del Paese. Se non siamo in grado di cogliere questi segnali, anche piccoli ma ricorrenti, allora sì: la politica ha fallito. 

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