Donald Trump torna al centro dello scenario internazionale con parole che fanno rumore: il presidente Usa ha dichiarato di valutare seriamente un possibile ritiro dalla Nato, riaccendendo tensioni con gli alleati occidentali. Un’uscita che si inserisce in un contesto già estremamente delicato, segnato dal conflitto con l’Iran e da equilibri sempre più instabili.
Secondo fonti diplomatiche, le dichiarazioni del tycoon non sorprendono del tutto, ma vengono lette come provocazioni ricorrenti. Di segno opposto la posizione dell’Unione europea, che ribadisce come la cooperazione transatlantica resti fondamentale per la sicurezza comune. Anche il premier britannico Keir Starmer insiste sulla necessità di non scegliere tra Washington e Bruxelles, difendendo il ruolo dell’Alleanza.
Intanto sul campo la situazione si complica. Gli Stati Uniti hanno avviato le prime missioni dei bombardieri B-52 contro obiettivi in Iran, mentre dal Golfo arrivano segnali di possibile allargamento del conflitto: gli Emirati sarebbero pronti a intervenire per forzare lo stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale.
Trump, però, continua a mostrarsi fiducioso e parla di una guerra destinata a concludersi nel giro di poche settimane. Una linea che però non convince tutti: secondo indiscrezioni, anche all’interno della sua amministrazione cresce la confusione, con consiglieri spiazzati da messaggi spesso contraddittori e privi di una strategia chiara.
Nel frattempo, il Medio Oriente resta una polveriera. Attacchi e contro-attacchi si susseguono, mentre l’Iran rafforza i legami con Hezbollah e altri attori regionali. Il rischio, sempre più concreto, è quello di un conflitto su larga scala capace di coinvolgere direttamente anche le grandi potenze.




