Donald Trump è tornato a parlare agli americani dalla Casa Bianca, tracciando un bilancio della guerra in Iran e indicando i prossimi passi. In un intervento di circa 19 minuti, il presidente ha spiegato che le operazioni militari sono vicine alla conclusione, ma ha anche avvertito che nuovi attacchi sono pronti se non si arriverà a un accordo.
Trump ha rivendicato risultati “rapidi e decisivi”, sostenendo che gli Stati Uniti stanno indebolendo in modo sistematico la capacità dell’Iran di minacciare l’America. “Siamo molto vicini a finire il lavoro”, ha detto, ribadendo che le prossime settimane saranno cruciali.
Il presidente ha poi alzato i toni, minacciando interventi ancora più duri: in assenza di una soluzione diplomatica, gli Stati Uniti potrebbero colpire simultaneamente le infrastrutture elettriche iraniane, arrivando – secondo le sue parole – a riportare il Paese “all’età della pietra”.
Nel suo discorso non è mancata la polemica politica interna. Trump ha attaccato l’ex presidente Barack Obama, definendo “disastroso” l’accordo sul nucleare con Teheran e sostenendo di stare “correggendo errori del passato”.
Sul piano economico, ha provato a rassicurare i cittadini: l’aumento dei prezzi della benzina sarà temporaneo, mentre l’economia americana – ha detto – resta “solida e pronta per il futuro”. Ha inoltre sottolineato che gli Stati Uniti non dipendono dal petrolio dello Stretto di Hormuz, invitando indirettamente altri Paesi a gestire la situazione.
Trump ha ringraziato gli alleati in Medio Oriente, tra cui Israele e Arabia Saudita, e ha chiarito un punto politico rilevante: il cambio di regime in Iran non era un obiettivo dichiarato, anche se – ha affermato – i vertici attuali risultano “più ragionevoli”.
Infine, ha ribadito la linea americana: la porta diplomatica resta aperta, ma senza un’intesa concreta gli Stati Uniti sono pronti a un’escalation militare immediata.




