Il conflitto in Medio Oriente torna a salire di livello con una nuova giornata segnata da attacchi, minacce e vittime. Donald Trump ha parlato di “grandi progressi” nei colloqui con il nuovo assetto di potere iraniano, ma allo stesso tempo ha lanciato un avvertimento durissimo: senza un’intesa in tempi rapidi, gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire impianti elettrici, pozzi petroliferi e l’isola di Kharg, snodo strategico per il greggio iraniano.
Da Teheran è arrivata una risposta netta: secondo il governo iraniano, le proposte americane sarebbero inaccettabili e non ci sarebbero contatti diretti con Washington. Intanto sul terreno la crisi continua ad allargarsi.
Nelle ultime ore, l’Iran avrebbe lanciato un drone contro una petroliera nel porto di Dubai, episodio che ha immediatamente riacceso le tensioni sui mercati energetici, con il Brent in rialzo. Sul fronte militare, Israele ha denunciato un nuovo attacco missilistico iraniano, mentre gli Stati Uniti avrebbero colpito un deposito di munizioni in territorio iraniano.
Il quadro si complica ulteriormente in Libano, dove sono morti quattro soldati israeliani nel sud del Paese. Nella stessa area, il fuoco incrociato ha causato anche la morte di tre caschi blu indonesiani dell’Unifil, episodio che ha spinto la Francia a chiedere una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Anche l’Europa osserva con crescente preoccupazione. La Spagna, guidata da Pedro Sanchez, ha deciso di chiudere il proprio spazio aereo ai voli coinvolti nel conflitto, segnale di un allarme che ormai supera i confini della regione.
La sensazione, in questa fase, è che la crisi sia entrata in un passaggio ancora più delicato, con il rischio concreto che la guerra si allarghi ulteriormente.




