Donald Trump alza i toni e contemporaneamente la pressione militare in Medio Oriente. Da un lato il presidente americano ha ordinato l’invio di nuove navi da guerra e migliaia di marines nel Golfo, dall’altro ha lanciato un duro attacco alla Nato, definita “codarda” e incapace di agire senza gli Stati Uniti.
Al centro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, il cui blocco sta facendo schizzare i prezzi del petrolio e aumentando i timori di una recessione globale. Per riaprire il passaggio, l’amministrazione americana starebbe valutando anche un’azione diretta contro l’isola iraniana di Kharg, snodo chiave per l’export energetico di Teheran.
Sul campo, le operazioni continuano con raid aerei e attacchi contro droni e imbarcazioni iraniane, ma la situazione resta complessa. Gli esperti parlano di settimane necessarie per neutralizzare il sistema difensivo iraniano, basato su mine, missili e droni armati.
La tensione si riflette anche nei rapporti con gli alleati. Trump accusa i Paesi Nato di lamentarsi per il caro petrolio senza contribuire alle operazioni, mentre da Roma il ministro Guido Crosetto respinge le accuse, sottolineando come gli alleati stiano già offrendo supporto.
Nel frattempo, la Nato ha deciso un ritiro temporaneo dall’Iraq, con l’evacuazione anche del contingente italiano da Baghdad, mentre resta attivo il personale diplomatico. La Gran Bretagna ha invece autorizzato l’uso delle proprie basi per operazioni statunitensi.
Il quadro resta estremamente instabile, con l’Iran che amplia il raggio delle minacce e una crisi che, tra tensioni militari ed effetti economici, rischia di avere conseguenze ben oltre la regione.




