Trenino, 140 metri che spaccano San Marino: svolta o spesa fuori misura?

da | 9 Feb 2026

Centoquaranta metri di binario. Un cantiere partito. Applausi da una parte, accuse dall’altra. Ma al di là delle dichiarazioni politiche, il vero tema che sta dividendo San Marino non è il valore storico del Treno Bianco Azzurro. È molto più diretto: quanti soldi pubblici stiamo mettendo su quei 140 metri e che ritorno reale avranno?

Il Governo parla di opera necessaria, riqualificazione urbana, rilancio turistico, primo passo verso un possibile collegamento Borgo–Città. Una visione che, nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare l’offerta e affiancare la Funivia di San Marino con un secondo accesso al centro storico.

Ma la domanda che circola tra cittadini e opposizioni è una sola: quanto costa tutto questo?

Non si tratta solo delle rotaie interrate nel piazzale dell’ex stazione. Ci sono costi di progettazione, lavori pubblici, recupero della struttura, gestione futura, manutenzione, personale. E se il progetto dovesse estendersi davvero fino a collegare Borgo e Città, l’investimento salirebbe inevitabilmente di scala.

Le opposizioni, in particolare DOMANI – Motus Liberi, parlano di micro-opera celebrata come svolta epocale e denunciano l’assenza di infrastrutture strutturali. Ma al di là dello scontro politico, il punto critico resta economico: qual è il piano finanziario? Qual è il break-even?

Perché il confronto con la Funivia non è teorico. È numerico.
Se il trenino diventa alternativa, rischia di spostare flussi e ridurre incassi su un’infrastruttura già ammortizzata.
Se diventa integrazione, la domanda è altrettanto scomoda: quanti biglietti in più venderà davvero?

In entrambi gli scenari, si parla di soldi pubblici. E in un momento in cui il dibattito sui conti dello Stato è costante, ogni euro investito dovrebbe avere un ritorno misurabile.

I sostenitori ribattono che non tutto si può calcolare solo in base ai biglietti venduti. C’è l’indotto commerciale, la riqualificazione della zona stazione, l’effetto immagine. Ma questi benefici, per essere convincenti, devono essere tradotti in numeri concreti.

Ed è proprio qui che la polemica si infiamma: stiamo investendo in un’infrastruttura capace di generare valore o stiamo aprendo un nuovo capitolo di spesa strutturale con ritorni incerti?

Centoquaranta metri possono sembrare pochi. Ma se dietro quei metri ci sono milioni, il dibattito cambia completamente prospettiva. Perché non è più una questione romantica o identitaria. È una questione di bilancio.

Il cantiere va avanti. I lavori finiranno prima dell’estate. Ma finché non saranno chiari costi complessivi, proiezioni di incasso e impatto reale sui conti pubblici, la domanda continuerà a rimbalzare tra i sammarinesi: quanto ci costa davvero questo trenino? E chi pagherà il conto se i numeri non tornano?

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