Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini ha esordito affermando di condividere pienamente la filosofia e l’impostazione dell’intervento del collega Beccari, che a suo avviso ha spiegato con grande precisione l’intento politico del decreto. Ha aggiunto che, quando il Segretario di Stato per gli Affari Esteri ha dichiarato di sentirsi orgoglioso di portare in Aula un provvedimento di questo tipo, ha fatto bene a rivendicare quell’orgoglio, perché è giusto che un Paese come San Marino, pur con tutti gli aspetti tecnici che possono essere oggetto di emendamenti, sia in grado di rispondere in modo pronto e immediato a esigenze umanitarie di carattere globale. Lonfernini ha sottolineato come questo avvenga nonostante la piccolezza territoriale della Repubblica, il numero limitato di concittadini e la scarsa capacità di incidere sulle grandi politiche internazionali, osservando che proprio attraverso una sorta di “sottigliezza di intervento” San Marino riesce da sempre a fare la propria parte, e che quindi è corretto e doveroso che il Segretario di Stato per gli Affari Esteri ne sia orgoglioso.
Ha ricordato come Beccari abbia anche espresso una certa preoccupazione per il dibattito che si è sviluppato attorno al decreto, osservando di condividere pienamente questo sentimento, poiché anche lui è rimasto molto stupito, se non addirittura infastidito, dai toni emersi. Secondo Lonfernini, chi conosce profondamente il Paese per l’esperienza istituzionale e sociale maturata negli anni fatica a riconoscersi in alcune posizioni e in certi atteggiamenti emersi nel confronto pubblico. Ha quindi richiamato l’intervento del consigliere Zeppa, dichiarando di condividerne la larghissima parte, e riconoscendo come abbia avuto il coraggio di dire chiaramente al Paese che esiste una minoranza, fortunatamente limitata, che vive in una dimensione razzista e ostile a qualsiasi forma di solidarietà umana.
Su questo punto, Lonfernini ha affermato che sia necessario richiamare anche queste persone alla memoria storica di San Marino, perché chi ha alimentato il dibattito in modo malizioso, strumentale e razzista dimostra di non conoscere realmente il Paese in cui vive. Ha ricordato che, nella storia recente, la Repubblica ha accolto oltre 330 cittadini ucraini e ha rievocato un episodio personale, quando insieme al collega Beccari incontrò alcune di quelle famiglie durante un’attività istituzionale. Ha descritto l’emozione profonda trasmessa da quelle persone, padri, madri, figli, giovani e anziani, sottolineando come avessero un bisogno reale di aiuto e come lo abbiano trovato in un Paese che oggi ha la fortuna di vivere in una parte del mondo che dispone di tutto.
Lonfernini ha aggiunto una riflessione personale, osservando che forse negli anni si è abituata eccessivamente la cittadinanza a una condizione di comodità, e che quando la comodità prevale tende a emergere l’egoismo. Ha però ribadito che le istituzioni hanno un obbligo preciso, quello di contrastare l’egoismo. Ha quindi ricordato un’esperienza personale degli anni Ottanta, quando a Borgo Maggiore frequentava la scuola con un cittadino vietnamita fuggito dalla guerra insieme alla propria famiglia, persone che ha definito tra le più serie e oneste che abbia conosciuto, capaci di vivere in pace, nel rispetto del luogo che li aveva accolti. Ha raccontato che quella persona, una volta rientrata nel proprio Paese, è riuscita a costruirsi un futuro, portando con sé anche l’esperienza positiva vissuta a San Marino.
Con questo esempio, Lonfernini ha voluto ribadire che chi oggi alimenta il dibattito in modo strumentale, malizioso e volgare dimostra di non avere memoria storica. Ha ricordato che nel dopoguerra una comunità di poco più di diecimila abitanti, con risorse culturali ed economiche di gran lunga inferiori a quelle attuali, fu capace di ospitare oltre centomila persone, mentre oggi ci si stupisce o ci si scandalizza all’idea di accogliere temporaneamente una trentina di persone in un Paese che fino a pochi anni fa contava migliaia di appartamenti sfitti.
Secondo il Segretario di Stato, ci si dovrebbe davvero vergognare se non si fosse in grado di approvare all’unanimità un decreto di questo tipo, al di là di emendamenti che possono anche essere ragionevoli, e allo stesso tempo di avere la forza di dire chiaramente a quelle poche persone che hanno agitato gli animi sui social e nelle piazze che San Marino, per storia, tradizione e cultura, è e rimane un Paese accogliente e solidale nei confronti di chi ha bisogno. Ha concluso affermando che questo è un messaggio che si aspetta venga condiviso non solo dall’Aula consiliare, ma da ogni cittadino sammarinese.




