La guerra si allarga e alza il livello dello scontro. Nel pomeriggio nuovi raid aerei hanno colpito Teheran, inclusa l’area dell’aeroporto Mehrabad. Secondo diversi media, sarebbe stata centrata anche la sede dell’Assemblea degli esperti, l’organismo incaricato di eleggere la Guida suprema iraniana.
Fonti iraniane precisano che l’edificio era stato evacuato prima dell’attacco. Restano però altissime le tensioni simboliche e politiche di un’azione che, se confermata nei dettagli, colpirebbe il cuore istituzionale del sistema della Repubblica islamica.
In parallelo, l’Idf ha annunciato attacchi su larga scala a Teheran e nella notte avrebbe colpito il quartier generale degli ayatollah. Sul fronte nord, le truppe israeliane sono entrate in Libano. Hezbollah ha rivendicato attacchi contro tre basi israeliane, mentre l’Onu parla di almeno 30.000 sfollati nel sud del Paese.
A Tel Aviv la polizia ha accusato l’Iran di aver colpito civili con bombe a grappolo. Negli Emirati si contano tre morti e 68 feriti in seguito ad attacchi attribuiti a Teheran. La Mezzaluna Rossa iraniana riferisce di 787 vittime complessive nel Paese.
Tensione anche in Arabia Saudita. L’ambasciata statunitense a Riad ha parlato di un attacco imminente nell’est del Regno. Successivamente le autorità saudite hanno definito “vile” un attacco contro la sede diplomatica americana e hanno rivendicato il diritto a rispondere. Nel frattempo il Qatar non conferma attacchi contro l’Iran, ma segnala jet colpiti nei propri cieli, mentre la tv israeliana sostiene che Doha avrebbe attaccato Teheran nelle ultime 24 ore.
Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che “l’Iran vuole parlare ma è troppo tardi”. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha parlato di ampio sostegno europeo all’intervento di Usa e Israele, mentre il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano dopo l’attacco a Cipro.
Teheran avverte gli europei: eventuali “azioni difensive” sarebbero considerate un atto di guerra. E l’Onu chiede un’inchiesta sull’“orribile attacco” a una scuola femminile in Iran.
In questo scenario, anche il piano interno iraniano resta incandescente. Farah Pahlavi ha dichiarato che la morte dell’ayatollah Ali Khamenei non segnerebbe la fine del sistema. L’emittente Iran International riferisce che l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad sarebbe vivo e in un luogo sicuro.
Il conflitto, partito come escalation mirata, si sta trasformando in una crisi regionale su più fronti: Iran, Israele, Libano, Golfo Persico. E mentre le cancellerie parlano di diplomazia, sul terreno si combatte.




