Il dibattito sull’uso dei social network da parte dei minori sta iniziando a emergere anche nella Repubblica di San Marino, dove sempre più spesso si discute di possibili forme di regolamentazione o di limiti all’accesso alle piattaforme digitali per i più giovani. Un tema delicato che intreccia questioni educative, culturali e legislative, e che coinvolge direttamente famiglie, scuola e istituzioni.
Negli ultimi anni, infatti, psicologi ed educatori hanno più volte richiamato l’attenzione sui rischi legati a un utilizzo precoce e non accompagnato degli smartphone e dei social network: dall’aumento di ansia e depressione tra gli adolescenti fino ai fenomeni di cyberbullismo e abuso online. Allo stesso tempo, però, la tecnologia è ormai parte integrante della crescita delle nuove generazioni e rappresenta anche uno strumento di conoscenza e relazione che non può essere semplicemente demonizzato.
In questo contesto si inserisce la riflessione politica avviata anche in Consiglio Grande e Generale. Tra le voci che hanno sollevato il tema c’è quella della giovane consigliera Carlotta Andruccioli, esponente di Domani – Motus Liberi, che ha portato in Aula una riflessione sulla necessità di affrontare con maturità il rapporto tra minori e social network, valutando sia strumenti di educazione digitale sia possibili forme di regolamentazione.
Con lei abbiamo parlato di disagio giovanile, del ruolo delle famiglie e della scuola, delle misure legislative contro il cyberbullismo e delle esperienze internazionali a cui anche San Marino potrebbe guardare per costruire un modello equilibrato tra tutela dei minori e responsabilizzazione nell’uso delle tecnologie.
1) A San Marino si sta aprendo un dibattito sul possibile divieto o regolamentazione dell’uso dei social da parte dei minori. Secondo lei, la strada giusta è davvero quella del divieto oppure serve piuttosto una regolamentazione e una maggiore educazione digitale?
Come giovane consigliere, insieme a tutto il mio partito DOMANI – Motus Liberi, riteniamo prioritario mettere al centro dell’agenda politica la salute e il benessere dei più giovani. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare per conoscere con maggiore precisione i dati sul disagio giovanile nella Repubblica di San Marino e capire come il Governo intenda intervenire, sia in termini di prevenzione sia di supporto ai ragazzi e alle loro famiglie.
Quando si parla di disagio giovanile non possiamo ignorare anche tutte quelle problematiche comportamentali, di ansia e depressione. E che, sempre più spesso, risultano legate a un utilizzo eccessivo e improprio degli smartphone e delle piattaforme social.
Per questo motivo, ho voluto portare in Aula una riflessione e un auspicio: che anche la Repubblica di San Marino affronti con maturità il tema della regolamentazione e del possibile divieto dell’utilizzo dei social per i minori di 16 anni. Si tratta senza dubbio di una proposta delicata e probabilmente anche divisiva, e ne sono consapevole. L’obiettivo però non è punire i ragazzi o negare l’importanza della tecnologia, ma prendere atto che esistono problematiche reali che richiedono risposte rapide e anche coraggiose, come potrebbe essere appunto una limitazione o un divieto nell’uso dei social in età troppo precoce.
Il ruolo della famiglia e della scuola. Molti educatori sostengono che il problema non siano i social in sé, ma l’uso precoce e senza accompagnamento. Quanto conta, secondo lei, il ruolo di famiglie e scuola nell’educazione digitale dei ragazzi? E San Marino è pronta su questo fronte?
Il ruolo della famiglia e della scuola è fondamentale. Lo ripeto, non si intende negare l’importanza dei social e delle nuove tecnologie, che non sono di per sé un problema: lo diventano quando vengono utilizzati troppo presto e senza un adeguato accompagnamento da parte degli adulti. Per questo motivo, sono convinta che l’educazione digitale sia necessaria ed è importante che parta prima di tutto dalla famiglia e poi dalla scuola. Entrambe hanno una forte responsabilità nel fornire ai ragazzi strumenti, consapevolezza e spirito critico nell’utilizzo della tecnologia.
San Marino certamente dovrà rafforzare i percorsi di educazione digitale e soprattutto dovrà coinvolgere sempre di più genitori, insegnanti ed esperti. La tecnologia fa parte della vita dei giovani e lo sarà sempre di più: il nostro compito di adulti non è solo quello di limitarne gli eccessi, cosa che ritengo opportuna, ma soprattutto di aiutare i ragazzi a usarla in modo sano, consapevole e responsabile.
Cyberbullismo e sicurezza dei minori. Uno dei rischi più citati è quello del cyberbullismo e degli abusi online. Lei in passato ha sottolineato l’importanza di una risposta legislativa e culturale per proteggere i minori sul web: quali strumenti concreti dovrebbe mettere in campo uno Stato per affrontare questi fenomeni?
Il tema della sicurezza dei minori online e del cyberbullismo richiede una risposta seria e strutturata da parte delle istituzioni. Per questo, già in passato, come DOMANI – Motus Liberi abbiamo presentato una proposta – poi divenuta legge – per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, con l’obiettivo di colmare una lacuna normativa e rafforzare la tutela dei soggetti più vulnerabili.
Credo che per affrontare questi fenomeni serva un approccio completo: da un lato strumenti normativi chiari per intervenire rapidamente nei casi di abuso e proteggere le vittime, dall’altro un forte investimento sull’educazione digitale e sulla sensibilizzazione all’interno delle scuole e dei nuclei familiari. È un lavoro culturale complesso, per garantire ai più giovani (e non solo) un ambiente digitale sicuro, in cui i comportamenti scorretti non sono tollerati e possono essere contrastati efficacemente.
Il confronto internazionale. A livello internazionale alcuni Paesi stanno discutendo limiti più severi per l’accesso dei minori ai social network, mentre altri puntano su piattaforme con modalità “protette” per adolescenti. Quale modello le sembra più efficace e cosa può imparare San Marino da queste esperienze?
Il confronto con le altre realtà è molto importante e credo che San Marino debba guardare con attenzione a queste esperienze, sapendo cogliere gli elementi migliori di entrambi gli approcci. Da un lato può essere utile valutare limiti chiari per l’accesso ai social in età troppo precoce, come già espresso; dall’altro è importante promuovere strumenti tecnologici e regole che rendano le piattaforme più sicure per i giovani utenti.
Costituendo una realtà piccola, San Marino ha anche il vantaggio di poter intervenire in modo più rapido e sperimentare soluzioni innovative, coinvolgendo istituzioni, scuola, famiglie ed esperti. L’importante è non rimanere a guardare di fronte ad un problema oggettivo.
La domanda più politica e di prospettiva. Siamo di fronte a una sfida educativa, tecnologica e culturale insieme. Se dovesse indicare una priorità per i prossimi anni, quale sarebbe: limitare l’accesso dei minori ai social o insegnare loro a usarli in modo consapevole?
Non trovo contraddizioni nei due approcci: a mio avviso sono entrambi prioritari e devono procedere di pari passo. Da un lato è importante investire seriamente nell’educazione digitale, insegnando ai ragazzi a utilizzare la tecnologia e i social network in modo consapevole e responsabile. Dall’altro lato, soprattutto nelle fasce d’età più giovani, può essere necessario a mio avviso prevedere anche limiti o forme di regolamentazione per tutelare i minori.
I divieti da soli non risolvono il problema, ma nemmeno l’educazione può essere lasciata senza regole. La sfida che abbiamo davanti è proprio quella di trovare un equilibrio tra tutela e responsabilizzazione.




