SMUVI viene definito dalle istituzioni una “scommessa vinta”, con numeri in crescita e una risposta positiva del pubblico.
Ma sui social il tono è molto diverso: c’è chi parla di attese di ore, corse saltate e difficoltà concrete nell’utilizzo quotidiano. Tra entusiasmo ufficiale e esperienza reale degli utenti, emerge già un primo nodo: il servizio funziona sulla carta, ma non sempre nella pratica.
Sui social, accanto a chi parla di “idea ottima” e invita a dare tempo al servizio per migliorare, emerge una quantità significativa di segnalazioni che evidenziano criticità concrete.
Il tema più ricorrente è quello dei tempi e dell’affidabilità. Alcuni utenti raccontano attese molto lunghe, fino a diverse ore tra richiesta e partenza, con viaggi che diventano difficilmente compatibili con esigenze quotidiane. “Per fare un tragitto interno ci vogliono ore”, sintetizza un commento.
A questo si aggiunge un altro elemento centrale: l’imprevedibilità del servizio. Viene segnalato come le corse possano cambiare, essere annullate o non risultare disponibili negli orari richiesti. “Non dà la certezza di arrivare in orario”, scrive un utente, evidenziando una criticità rilevante soprattutto per chi deve recarsi al lavoro o rispettare appuntamenti.
Diversi commenti sottolineano poi difficoltà nell’utilizzo pratico: orari non prenotabili, app poco chiara, risposte poco precise dal servizio di assistenza. In alcuni casi, utenti dichiarano di essere rimasti a piedi o di aver rinunciato al servizio dopo più tentativi.
Non manca anche un confronto con il sistema precedente: le linee tradizionali, pur meno flessibili, garantivano orari certi, mentre il nuovo modello, basato sulla prenotazione, viene percepito come meno affidabile in alcune situazioni.
C’è poi chi solleva un tema più strutturale: la sostenibilità del modello su un territorio complesso come quello sammarinese, con richieste concentrate in determinate fasce orarie e una disponibilità di mezzi che, almeno in questa fase iniziale, sembra non sempre adeguata.
Infine, emerge anche una riflessione più netta sul modello stesso: qualcuno propone un’apertura maggiore all’iniziativa privata o sistemi alternativi, ritenuti potenzialmente più efficienti per un servizio di questo tipo.
Accanto a tutto questo, resta comunque una parte di utenti che invita alla cautela: il servizio è partito da poco, è gratuito fino a settembre e rappresenta una novità significativa. “Va un po’ tarato, ma l’idea è buona”, scrive qualcuno.
Ed è proprio qui che si gioca la partita. Perché se i numeri raccontano un avvio positivo, la percezione reale degli utenti evidenzia un sistema ancora in fase di assestamento, dove l’entusiasmo iniziale si scontra con problemi operativi concreti.
La “fase due” annunciata dalle istituzioni sarà quindi decisiva: non solo per migliorare il servizio, ma per colmare quella distanza, oggi evidente, tra i dati ufficiali e l’esperienza quotidiana di chi prova a utilizzarlo.




