Lo shutdown sulla Sicurezza Interna non si sblocca, anzi si complica. Il Senato ha approvato un accordo bipartisan per rifinanziare parte del Dipartimento, ma la Camera lo ha di fatto affossato scegliendo di votare un proprio testo alternativo, destinato però a non passare.
Il risultato è che il blocco va avanti e lo scontro ormai non è più solo tra democratici e repubblicani, ma dentro lo stesso Partito Repubblicano. Da una parte i senatori hanno cercato un compromesso per garantire fondi a TSA, FEMA, Guardia Costiera e sicurezza interna. Dall’altra, i deputati vicini a Donald Trump hanno imposto una linea molto più rigida, legando i finanziamenti anche al contestato America Save Act.
È qui che si è consumata la rottura. Il Senato ha scelto di togliere dal tavolo i punti più divisivi per evitare il blocco totale. La Camera invece ha fatto l’opposto, approvando un piano temporaneo da 60 giorni con un’impostazione più dura su immigrazione e voto. Una mossa politica, più che una vera soluzione, perché al Senato non ci sono i numeri per farlo passare.
In sostanza, Washington si è infilata in un vicolo cieco: il Senato approva ciò che può passare, la Camera vota ciò che piace alla base trumpiana, ma che non ha sbocchi reali. E così il prezzo lo paga ancora una volta il funzionamento della macchina federale.




