Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta pomeridiana di mercoledì 18 marzo 2026, ha proseguito l’esame del Decreto-Legge n.33 del 5 marzo 2026, relativo al sostegno al settore dei veicoli, approvandone la ratifica dopo un lungo e acceso confronto tra maggioranza e opposizione. Il dibattito si è concentrato in particolare sui criteri di accesso alle misure, sulla platea dei beneficiari e sulla reale efficacia degli interventi previsti.
Tra i punti più controversi, l’articolo 3 del decreto, relativo ai requisiti per accedere ai benefici. La consigliera Antonella Mularoni (Rf) ha espresso forti dubbi sulla scelta del limite dei cinque anni di attività: “Se l’intento era tutelare le imprese storiche, sarebbe stato più logico prevedere almeno dieci anni”. Critiche anche sull’abbassamento del requisito occupazionale a un solo dipendente, che secondo l’opposizione rischia di includere realtà nate nel periodo post-Covid, considerate più esposte a fenomeni distorsivi.
Dura la posizione di Giovanni Maria Zonzini (Rete), che ha richiamato i dati contenuti in una relazione del Senato italiano sulle frodi IVA: “Bastava guardarsi attorno per capire che c’era un problema. Si interviene solo nel 2026 quando questi fatti erano noti da almeno tre anni”. Zonzini ha parlato di un danno erariale stimato in decine di milioni di euro e ha accusato il governo di aver sottovalutato il fenomeno.
Sulla stessa linea Gian Matteo Zeppa (Rete), che ha chiesto chiarimenti sui criteri adottati: “Perché proprio cinque anni? Qual è la ratio di questo limite?”. Emanuele Santi (Rete) ha rincarato la dose: “Non si può dire che questo provvedimento serva a contrastare le truffe: riguarda esclusivamente San Marino”. Santi ha inoltre evidenziato l’aumento anomalo delle esportazioni di auto verso l’Italia, passate da circa 2.400 nel 2018 a quasi 9.000 nel 2022.
Dal fronte della maggioranza, il Segretario di Stato Marco Gatti ha respinto le accuse, sottolineando che le frodi avvenivano fuori dal territorio sammarinese: “La parola ‘formalmente’ ha un peso giuridico preciso: significa che la provenienza era solo sulla carta”. Gatti ha spiegato che il problema è stato risolto attraverso nuove procedure e una maggiore collaborazione con l’Italia.
Il Segretario Rossano Fabbri ha fornito dati dettagliati per giustificare le scelte del governo: su 72 operatori del settore, 32 sono esclusi automaticamente perché attivi da meno di cinque anni. “Abbiamo cercato un allargamento sano, ma mantenendo criteri selettivi”, ha dichiarato. Secondo Fabbri, la platea dei beneficiari si ridurrà ulteriormente in base alla situazione debitoria delle imprese, attestandosi tra le 18 e le 25 unità.
Non sono mancate critiche anche sul metodo. Matteo Casali (Rf) ha parlato di “informazioni a spizzichi e bocconi”, mentre Michela Pelliccioni (indipendente) ha denunciato l’assenza di una visione sistemica: “Non possiamo continuare con interventi spot dedicati a singole realtà”.
Il Consiglio ha respinto gli emendamenti abrogativi dell’opposizione e approvato quelli modificativi del governo, tra cui l’estensione dei benefici anche alle imprese con un solo dipendente. Successivamente, è stato approvato anche l’articolo 5, pur con modifiche significative che hanno eliminato alcune disposizioni considerate troppo estensive, come quelle relative alle agevolazioni contributive e alla cassa integrazione.
Proprio su questi punti si è registrata una convergenza trasversale: “Era un punto insostenibile”, ha affermato Santi, accogliendo favorevolmente la soppressione degli articoli 9 e 10. Il governo ha riconosciuto la natura politica della scelta, con Fabbri che ha dichiarato: “Non siamo ancora pronti su questo tema, che va concertato con le parti sociali”.
Il decreto è stato infine ratificato con 28 voti favorevoli e 9 contrari. L’opposizione ha annunciato voto contrario, denunciando ritardi e mancanza di trasparenza: “Interveniamo quando i buoi sono ormai scappati”, ha concluso Santi.
La seduta è poi proseguita con l’esame del Decreto-Legge n.34, relativo alle modifiche alla normativa sui titoli del debito pubblico. Anche in questo caso il clima si è fatto teso, con l’opposizione che ha criticato duramente il ricorso allo strumento del decreto legge per modificare una normativa approvata solo pochi mesi fa.
Nicola Renzi (Rf) ha parlato di “nave alla deriva”, mentre Santi ha denunciato un progressivo svuotamento del ruolo del Consiglio: “Con questa legge non avremo più la possibilità di stabilire i criteri del debito”. Fabio Righi (D-ML) ha lanciato un monito sulle implicazioni strategiche: “Stiamo strutturando un Paese che fa debito a vita”. Le critiche si sono concentrate anche sulla tempistica e sulla mancanza di pianificazione. Antonella Mularoni (Rf) ha chiesto: “Cosa è successo da novembre a oggi?”, mentre Gaetano Troina (D-ML) ha definito la situazione “inaccettabile”.
A fronte delle accuse, il Segretario Gatti ha spiegato che le modifiche sono emerse in fase di prima applicazione della legge, sulla base delle valutazioni dei consulenti internazionali: “C’è un interesse generale dello Stato a cogliere la miglior finestra di mercato”.
Tra i punti più contestati dall’opposizione, l’eliminazione di alcuni passaggi di controllo previsti dalla legge sulla contabilità dello Stato del 1998. Emanuele Santi (Rete) ha parlato di un “venir meno di garanzie fondamentali”, accusando il governo di voler “fare in fretta e prendersi tutte le deleghe”. Il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti ha però ridimensionato la portata della modifica, definendola un chiarimento tecnico: “La legge sui titoli è una legge speciale e prevale su quella ordinaria”.
Ancora più duro il dibattito sull’articolo 2, relativo alla giurisdizione e alla legge applicabile. L’opposizione ha evidenziato il rischio di una perdita di sovranità, con la possibilità di affidare le controversie a tribunali stranieri e di rinunciare preventivamente all’immunità dello Stato. “Ci spogliamo di ogni difesa e andiamo nudi sui mercati”, ha dichiarato Santi. Sulla stessa linea Antonella Mularoni (Rf): “La giurisdizione straniera può diventare esclusiva. È evidente che nessuno vuole più farsi giudicare dai tribunali sammarinesi”.
Gatti ha difeso l’impostazione, spiegando che si tratta di condizioni necessarie per rendere appetibili i titoli sammarinesi sui mercati internazionali: “Se emettiamo un Eurobond, dobbiamo prevedere giurisdizioni riconosciute come quella inglese, altrimenti il titolo non lo collochiamo”. Ha inoltre chiarito che la rinuncia all’immunità era già prevista nella normativa originaria.
Sul fronte tecnico, il governo ha introdotto modifiche anche al fondo di ammortamento del debito, che sarà alimentato con liquidità reale e depositato su un conto separato. “Servirà a programmare una riduzione progressiva del debito”, ha spiegato Gatti. Emanuele Santi ha riconosciuto l’utilità dello strumento, ma ha posto l’accento sulla necessità di garantire un rendimento: “Parliamo di centinaia di milioni di euro, non possiamo permetterci di non remunerarli”. Il Segretario ha confermato che sarà prevista una remunerazione legata all’Euribor.
Alle 19.30 la seduta viene sospesa. I lavori riprenderanno domattina alle 9.00.
Futsal: domani si recupera la 15° giornata
Nuovo appuntamento domani sera con il Campionato Sammarinese di futsal nel recupero della 15°...




