Il diritto allo studio deve restare un principio concreto e non trasformarsi in un privilegio riservato a chi ha maggiori possibilità economiche. È questo il punto centrale del comunicato diffuso da USL, che richiama l’attenzione sul peso crescente dei costi universitari e sulle difficoltà affrontate da molte famiglie sammarinesi, in particolare da quelle monogenitoriali.
Nel testo si sottolinea come a San Marino siano numerose le situazioni in cui un solo genitore si trova a sostenere da solo il percorso di crescita dei figli, sia sul piano educativo che su quello economico. “Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti, non soltanto alle famiglie più abbienti”, si legge nel comunicato, che richiama la condizione di “molte mamme single con figli, spesso lasciate senza neppure il sostegno del mantenimento, ma anche tanti papà separati che affrontano da soli il peso educativo, organizzativo ed economico della crescita dei figli”.
Da qui la richiesta di un intervento pubblico più incisivo. Secondo USL, “il sostegno pubblico non può essere pensato come una concessione residuale, deve essere uno strumento essenziale di equità, capace di rimuovere gli ostacoli che impediscono a ogni giovane di formarsi e costruire il proprio futuro”. Il sindacato evidenzia come il tema delle pari opportunità venga spesso richiamato nel dibattito pubblico, ma che nella pratica gli strumenti oggi disponibili non riescano a compensare davvero il divario tra chi può affrontare un percorso di studi e chi invece si trova in difficoltà.
Nel comunicato viene indicata con chiarezza anche la necessità di intervenire sulla normativa vigente. “È assolutamente necessario aggiornare la Legge del 2005 n. 5 perché anche sommando i vari aiuti: assegni di merito e assegni di studio per l’Università, non è affatto semplice fare quadrare i conti soprattutto per chi decide di studiare fuori”, scrive USL. Il riferimento è soprattutto ai costi abitativi nelle città universitarie italiane, che negli ultimi anni hanno registrato aumenti molto marcati.
Il sindacato porta un esempio concreto legato agli affitti. “Nelle città italiane dove si trovano alcune delle facoltà più prestigiose anche per le opportunità che offrono, gli affitti sono diventati realmente proibitivi, si parla di oltre 1000 euro per una stanza”, si legge ancora. Una situazione che, secondo USL, rende ormai superato anche il meccanismo fiscale previsto dalla normativa attuale. “La Legge n. 5 del 2004 dal canto suo prevede la possibilità di portare in dichiarazione dei redditi affitti per un massimo di 3500 euro annui, con obbligo di tracciabilità. È evidente che si tratta di una cifra che non tiene minimamente conto di quanto negli anni il mercato degli affitti sia cambiato”.
Il timore espresso è che l’aumento dei costi possa tradursi in una progressiva riduzione dell’accesso all’università. “Il rischio è che le persone, lasciate sole, non riescano più a sostenere costi così onerosi per sé o per i figli, e che si torni a un modello in cui l’Università diventa di fatto accessibile solo a chi può permettersela”, afferma USL. Una prospettiva che il sindacato definisce come “un passo indietro pesante”, anche alla luce del fatto che negli ultimi anni sempre più giovani sammarinesi hanno proseguito gli studi dopo le scuole superiori.
Secondo quanto riportato nel comunicato, un eventuale calo delle iscrizioni universitarie avrebbe ricadute che andrebbero oltre il piano individuale. “Un’eventuale diminuzione di iscrizioni universitarie sarebbe un danno per i ragazzi, per le famiglie e per l’intera Repubblica, tanto più in una fase in cui cresce la necessità di professionalità sempre più preparate e specifiche”, osserva il sindacato.
Un altro punto affrontato riguarda l’introduzione dell’ICEE, che per USL rappresenta un passaggio da gestire con attenzione. Da un lato, si riconosce la necessità di rendere il sistema più aderente alle condizioni economiche reali delle persone; dall’altro, si mette in guardia dal rischio di restringere ulteriormente l’accesso agli aiuti. “Con l’introduzione dell’ICEE occorre certamente rendere il sistema più equo e più aderente ai bisogni reali delle persone, ma deve essere altrettanto chiaro che le soglie di accesso agli aiuti non possono essere ulteriormente irrigidite”, si legge nel testo.
USL evidenzia infatti come, già oggi, molte famiglie restino escluse dai sostegni pur trovandosi in condizioni di forte difficoltà. “Già oggi, infatti, in troppi casi i requisiti sono talmente restrittivi che in pochissimi riescono concretamente a rientrarvi”, sottolinea il comunicato, che chiede quindi che le future modifiche normative vadano nella direzione opposta rispetto a una stretta. “Le revisioni della normativa dovrebbero andare nella direzione di ampliare l’effettiva accessibilità delle misure di sostegno, non comprimerla ulteriormente”.
La conclusione del sindacato insiste su un equilibrio tra selettività e reale capacità di risposta ai bisogni sociali. “È giusto non dare aiuti a pioggia, ma è parimenti giusto tener conto del fatto che oggi, oltre a quello delle fasce più deboli, anche il potere d’acquisto del ceto medio è stato messo a dura prova e che serve aumentare gli aiuti ampliando e non restringendo i requisiti d’accesso”, conclude USL.
Il tema, quindi, resta quello della tenuta sociale del sistema formativo e della possibilità di garantire a studenti e famiglie strumenti adeguati per affrontare un percorso universitario che, secondo quanto evidenziato dal sindacato, rischia di diventare sempre più difficile da sostenere.




