San Marino senza figli: nascite dimezzate, scatta il piano shock. Il Titano rilancia con bonus bebè, congedi all’80% e aiuti alle madri sole

da | 20 Mar 2026

Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta serale di giovedì 19 marzo 2026, ha all’ordine del giorno il comma 23: progetto di Legge “Modifiche alla Legge 14 settembre 2022 n.129 e introduzione di nuove misure a sostegno della famiglia, della maternità e della natalità”.

Il fenomeno della denatalità si conferma oggi come una delle sfide più rilevanti a livello globale, con effetti sempre più evidenti anche nella Repubblica di San Marino, dove si registra un progressivo calo delle nascite accompagnato da un crescente invecchiamento della popolazione. I dati fotografano una situazione chiara: si passa dai 296 nati del 2004 ai 144 del 2024, con un lieve segnale di ripresa nel 2025, quando i nuovi nati sono stati 166. Un miglioramento che non basta però a invertire una tendenza consolidata, come dimostra anche il tasso di fecondità, ancora distante dal livello necessario a garantire il ricambio generazionale.  È in questo quadro che si inserisce la relazione presentata dal Segretario di Stato per la Giustizia, la Previdenza e la Famiglia Stefano Canti, da cui prende forma un articolato Progetto di Legge composto da 28 articoli, suddivisi in 5 Titoli, con l’obiettivo di rafforzare in modo strutturale le politiche a sostegno della natalità, della genitorialità e della famiglia.  Uno degli interventi più significativi riguarda il sistema dei congedi. Il congedo di paternità viene raddoppiato, passando a 20 giorni retribuiti al 100%. L’articolo 6 interviene sul congedo parentale, modificando l’articolo 14 della Legge n.129/2022 e introducendo minimi economici garantiti per renderlo più sostenibile per le famiglie. La misura prevede un sistema progressivo: nei primi tre mesi dopo la maternità è riconosciuto l’80% della retribuzione con un minimo di 1.500 euro mensili; fino a un anno si passa al 40%, con minimo 1.000 euro; fino a 18 mesi al 20%, con minimo 500 euro. Un intervento che rafforza concretamente il sostegno alla genitorialità nei primi anni di vita del bambino. Viene inoltre rafforzata la possibilità per entrambi i genitori di alternarsi o di essere presenti contemporaneamente nei momenti più delicati della crescita del bambino, promuovendo una reale co-genitorialità.  Grande attenzione è riservata anche alle situazioni di maggiore fragilità. Viene infatti introdotta una indennità per gravidanza e puerperio anche per le donne non occupate, garantendo un sostegno economico per un periodo massimo di 150 giorni, e vengono ampliate le tutele per i nuclei monogenitoriali, con misure che estendono i benefici e facilitano l’accesso ai servizi, come l’esenzione dalle rette per asili nido e refezione scolastica.  Sul piano economico, il progetto prevede un rafforzamento degli strumenti di sostegno diretto alle famiglie. Tra questi, la revisione e l’aumento degli assegni familiari, con adeguamento automatico all’inflazione, l’introduzione di un bonus bebè da 1.000 euro per ogni nuovo nato o adottato e un contributo specifico destinato alle donne sole in gravidanza e ai nuclei monogenitoriali in difficoltà.  Particolarmente innovativa è l’introduzione della figura del caregiver familiare, con il riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di assistenza svolta all’interno della famiglia. A questa figura viene associato un sostegno economico e il riconoscimento dei contributi previdenziali, oltre alla possibilità, per i lavoratori, di accedere a periodi di aspettativa prolungata.  Il progetto interviene anche sul versante della conciliazione tra vita lavorativa e familiare, introducendo strumenti come l’estensione del part-time fino ai quattro anni di età del figlio, la possibilità di accesso al lavoro agile per genitori e caregiver e il rafforzamento delle tutele contro il licenziamento, estese anche ai casi di mancato rinnovo dei contratti a termine legati a condizioni di genitorialità.  

Sandra Stacchini (PDCS) apre il confronto rivendicando la natura politica del provvedimento, definendolo una scelta “chiara, coraggiosa e profondamente identitaria”, spiegando che non si tratta di slogan ma di strumenti concreti per accompagnare la genitorialità. Sottolinea in particolare le tutele per le situazioni più fragili, come le donne non occupate in gravidanza e le lavoratrici autonome, oltre al rafforzamento dei congedi di paternità e all’introduzione del caregiver familiare, che interpreta come un passaggio culturale oltre che normativo. Maria Donatella Merlini (PSD) inserisce il provvedimento dentro un quadro più ampio, ricordando il drastico calo delle nascite degli ultimi vent’anni e le conseguenze sul sistema sociale ed economico. Il senso del progetto, spiega, è rafforzare il sostegno pubblico e rendere più compatibile la vita lavorativa con quella familiare, riconoscendo però che questa è solo una prima fase di confronto aperta a miglioramenti. Maddalena Muccioli (PDCS) apprezza il rafforzamento del congedo parentale condiviso tra madre e padre, considerandolo un elemento di valore. Richiama poi l’attenzione sulle nuove tutele introdotte per i lavoratori, sottolineando come sia rilevante l’estensione della nullità non solo ai licenziamenti, ma anche ai mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato in presenza di gravidanza o congedi.

Miriam Farinelli (RF) riconosce l’utilità di alcuni provvedimenti ma li definisce “piccoli interventi spot”, sostenendo che arrivano dopo anni di inerzia e che non possono incidere su un fenomeno ormai strutturale, ricordando che “negli ultimi dieci anni abbiamo perso il 60% dei nati”. Anche Carlotta Andruccioli (D-ML) adotta una posizione intermedia: riconosce diversi elementi positivi, come il bonus bebè e l’estensione del congedo di paternità, ma avverte che non bastano misure economiche isolate e che serve un approccio complessivo che coinvolga lavoro, servizi, costo della vita e politiche abitative. Giovanni Zonzini (Rete) smonta l’impianto del provvedimento definendolo in parte illusorio e “propagandistico”, sostenendo che nessun bonus può incidere realmente sulla natalità se non si affrontano i problemi strutturali, come il costo delle case e i salari stagnanti. “I risultati purtroppo scarseggiano e la Commissione speciale sull’andamento demografico è abbastanza sparita dai radar” afferma Matteo Casali (RF) criticando un risultato finale che giudica non particolarmente incisivo, tra “luci e parecchie ombre”. Gaetano Troina (D-ML) denuncia una disparità nei confronti dei liberi professionisti, affermando che “non hanno diritto a niente” nonostante contribuiscano al sistema, e richiama la necessità di intervenire su servizi concreti come babysitter e assistenza domiciliare, oggi difficilmente accessibili.

Enrico Carattoni (RF) riconosce alcuni aspetti positivi ma evidenzia due criticità politiche: troppo tempo per arrivare a una legge che, alla fine, interviene in modo marginale e correttivo su norme già esistenti. Ricorda che anche la legge del 2022 era stata giudicata insufficiente e che oggi si conferma quella debolezza. Apprezza però l’equiparazione tra lavoratrici autonome e dipendenti, definendo “inaccettabile” la situazione precedente. Tommaso Rossini (PSD) esprime un giudizio complessivamente positivo ma propone correttivi concreti. Chiede un rafforzamento del ruolo del padre, sostenendo che il congedo debba essere più lungo e condiviso. Allarga poi il tema ai servizi, osservando che la difficoltà di fare figli deriva anche dalla mancanza di supporti reali e di una rete di aiuto. Fabio Righi (D-ML) riconosce gli aspetti positivi ma critica l’impianto complessivo, definendolo non una riforma strutturale ma “un mosaico di interventi”. Sottolinea che molte misure erano già state proposte e respinte in passato e lamenta l’assenza di interventi su casa, fiscalità e servizi. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) difende il provvedimento, sostenendo che non si tratta di uno slogan ma di un passo avanti concreto. Ammette che si poteva fare di più, ma sottolinea il lavoro svolto e il valore dell’introduzione del caregiver. Evidenzia come il problema sia anche culturale, citando il basso utilizzo dei congedi di paternità, e invita a migliorare il testo in Commissione mantenendo però una valutazione positiva complessiva. Guerrino Zanotti (Libera) accoglie positivamente l’avvio del progetto di legge ma chiarendo subito che non può essere considerato una soluzione definitiva al problema della denatalità. Sottolinea che il testo rappresenta comunque un passo avanti nel rafforzamento del welfare, valorizzando strumenti già esistenti come congedi, part-time e lavoro agile, e indicando nell’introduzione del caregiver uno degli elementi più qualificanti.

Antonella Mularoni (RF) evidenzia una situazione “drammatica” e il rischio concreto di un Paese senza giovani nei prossimi anni. Ritiene necessari gli interventi economici, ma dubita che possano invertire la tendenza e critica alcune scelte, come il mancato utilizzo dell’ICEE per gli assegni familiari. Sul bonus bebè osserva che “le famiglie che ne hanno davvero bisogno se ne faranno poco”.  Gemma Cesarini (Libera) esprime un giudizio positivo, sottolineando come la legge introduca strumenti concreti e utili nella vita quotidiana, in particolare per i genitori soli e per chi si prende cura dei familiari. Allo stesso tempo invita ad “alzare l’asticella”, ponendo il tema del costo opportunità della genitorialità: il tempo dedicato alla cura penalizza carriera e reddito, soprattutto per autonomi e donne. Ilaria Baciocchi (PSD) inquadra il tema con realismo, sottolineando come gli effetti della denatalità siano già visibili nelle scuole e destinati ad ampliarsi. Valuta la legge come un intervento concreto e dà particolare rilievo al riconoscimento del caregiver, definito un atto di giustizia verso un lavoro di cura spesso invisibile. Ammette che una legge non può risolvere tutto, ma può indicare una direzione chiara.  Mirko Dolcini (D-ML) riconosce la presenza di “buoni spunti”, ma evidenzia diversi limiti applicativi. Sottolinea che alcune misure, come il congedo di paternità, rischiano di essere meno efficaci nel privato per via del ruolo dei datori di lavoro. Maria Katia Savoretti (RF) accoglie positivamente l’arrivo del progetto ma critica il metodo, lamentando il mancato coinvolgimento delle opposizioni e ricordando che molte misure erano già state proposte in passato. Manuel Ciavatta (PDCS) chiude il dibattito difendendo il percorso fatto. Rivendica il lavoro degli ultimi governi nel rafforzare progressivamente il sostegno alle famiglie e sottolinea che, pur non risolvendo tutto, gli interventi rappresentano un aiuto concreto, soprattutto per le situazioni più fragili. Ammette che restano criticità, ad esempio sui lavoratori autonomi, ma insiste sul valore culturale della sfida, affermando che “la vita è il bene più prezioso per il nostro Paese”.

Alle 00.30 i lavori vengono interrotti. Riprenderanno alle 9.00

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