San Marino ha acceso un faro concreto su una delle sfide sociali più delicate del nostro tempo: il recupero dei giovani tra 16 e 29 anni che — per svariati motivi — si trovano fuori dai percorsi di studio e lavoro. Un fenomeno che rischia di lasciare intere generazioni ai margini delle opportunità, con un impatto profondo sulla coesione sociale e sul futuro dell’economia locale. 
Oggi quella sfida entra nella fase operativa. La Segreteria di Stato per il Lavoro, insieme alla Commissione per il Lavoro, ha sottoscritto una convenzione con la Cooperativa Sociale In Volo per dare attuazione al bando lanciato lo scorso anno. 
A pochi giorni dalla firma, scatta così l’avvio delle attività: un lavoro di monitoraggio capillare, coinvolgimento diretto dei giovani e l’offerta di percorsi personalizzati non assistenziali. L’obiettivo è riportare questi ragazzi e ragazze dentro il tessuto educativo e professionale della Repubblica con soluzioni su misura — non soluzioni “di pancia”, ma strategie di rinascita e accompagnamento. 
«Siamo convinti che il rilancio economico del Paese passi inevitabilmente attraverso il recupero del capitale umano più prezioso», ha affermato il Segretario di Stato per il Lavoro, Alessandro Bevitori, sottolineando come questa intesa rappresenti un laboratorio permanente di innovazione sociale. 
Questo progetto non è solo una promessa: è azione concreta. Dopo anni di discussione e di attenzione istituzionale al fenomeno dei giovani NEET — un tema già monitorato e affrontato da diverse iniziative pubbliche e associative — ora si passa dalle parole ai fatti. 
E perché questo sia davvero un punto di svolta, la chiave sarà nella personalizzazione degli interventi: percorsi formativi che rispondano ai desideri, ai talenti e alle aspirazioni dei singoli giovani, supportati da tutor, orientatori e professionisti dedicati. È un modello che guarda alla prossimità, non alla standardizzazione, capace di ridare fiducia e prospettiva a chi, fino a ieri, si sentiva invisibile. 
In un mercato del lavoro che cambia velocemente — con nuove competenze richieste dal digitale e dal green economy — questo progetto potrebbe diventare un modello replicabile per altre realtà piccole e grandi, per non lasciare nessuno indietro. Perché l’inclusione non è solo giusta: è strategica. 




