Si riaccende il confronto politico sul funzionamento dell’Istituto per la Sicurezza Sociale nella Repubblica di San Marino. A intervenire è il movimento RETE, che in un comunicato diffuso dal capogruppo Emanuele Santi commenta il dibattito avvenuto in Commissione Sanità, evidenziando criticità che, secondo il movimento, si ripresentano da anni nella gestione del sistema sanitario.
Nel documento il movimento parla apertamente di una situazione che si ripete nel tempo. “Abbiamo avuto una sensazione di déjà vu nel dibattito sull’ISS in Commissione Sanità. Le dinamiche sono quelle da anni”, si legge nel comunicato.
Secondo RETE, il sistema continua a cambiare figure ai vertici senza però affrontare in modo strutturale i problemi che da tempo interessano la sanità sammarinese. “Si sostituiscono i vertici, arrivano nuovi professionisti, altri se ne vanno sbattendo la porta, ognuno porta la sua ricetta, ma quando si tratta di mettere mano a soluzioni concrete a problemi atavici, tutto si impantana perché interviene ‘certa’ politica”.
Nel comunicato vengono citate alcune delle questioni che, secondo il movimento, restano irrisolte. “Il nuovo atto organizzativo non si fa, la libera professione intramoenia neppure, le liste d’attesa sono sempre in aumento e la medicina di base rimane in sofferenza”, prosegue la nota.
RETE sottolinea anche il lavoro svolto dal personale sanitario dell’ISS, distinguendo il ruolo dei professionisti dalle responsabilità politiche. “Dentro l’ISS lavorano tanti professionisti capaci, persone che ogni giorno garantiscono impegno e professionalità: il problema non è lì, ma in alcune fazioni politiche che pur di difendere i propri fortini, che garantiscono loro voti, potere e privilegi, sono disposti a sacrificare il benessere dei cittadini”, afferma il movimento.
Nel comunicato si parla inoltre di resistenze che emergerebbero ogni volta che si prova a intervenire sulla struttura del sistema sanitario. “Ogni volta che si prova a percorrere una strada diversa, a mettere mano ai problemi, emergono resistenze, ‘equilibri’ da tutelare, orticelli da difendere. Il Comitato Esecutivo invece va lasciato lavorare in piena autonomia, senza interferenze”.
Il movimento richiama poi l’attenzione sull’andamento della spesa sanitaria negli ultimi anni. “Non sciogliere questo nodo politico che ingessa il sistema, significa accettare che all’aumentare dei costi non corrisponda un miglioramento delle prestazioni”, si legge ancora nel comunicato.
RETE cita infine i dati relativi ai finanziamenti pubblici destinati al sistema sanitario. “E i numeri parlano chiaro: in tre anni – dal 2023 al 2026 – il contributo dello Stato è passato da 85 a 105 milioni (oltre il 20% in più). Insomma, spendiamo di più e i servizi restano gli stessi o peggio”.
Il movimento conclude ribadendo la propria posizione sulla sanità pubblica. “Per RETE le risorse impiegate per la Sanità pubblica sono un investimento che va mantenuto e difeso. Quel che ci lascia perplessi è questo incremento di spesa senza nessun ritorno”, conclude il comunicato.




