San Marino, 2,2 milioni di contributi non versati da 15 imprese

da | 2 Apr 2026

Quindici imprese concentrano da sole 2,2 milioni di euro di contributi non pagati, pari a circa un terzo del totale. È il dato evidenziato dalla CSdL, che torna a puntare l’attenzione sul tema dei versamenti previdenziali non effettuati e chiede maggiore chiarezza sulle procedure di recupero e interventi più incisivi sul piano normativo.

Secondo quanto riferito dal sindacato, il quadro emerge dalle risposte fornite dalla Segreteria di Stato per la Previdenza ad alcune interpellanze. “Le risposte della Segreteria di Stato per la Previdenza ad alcune interpellanze forniscono una rappresentazione poco rassicurante rispetto ai contributi non pagati”, si legge nella nota diffusa oggi.

Il sindacato osserva come, anche guardando al primo pilastro previdenziale, la situazione non mostri segnali concreti di miglioramento. “Dopo la Gestione Separata, ci soffermiamo sul primo pilastro: anche in questo caso, le fotografie scattate il 22 agosto 2023, il 12 febbraio 2025 ed il 20 marzo 2026 mostrano che la situazione non è affatto migliorata”, scrive la CSdL, sottolineando che “la tabella mostra infatti che nell’arco di tre anni è rimasta pressoché costante”.

Il dato che il sindacato considera più rilevante riguarda proprio la concentrazione del debito nelle mani di pochi soggetti. “Spicca il dato relativo ai 15 maggiori debitori, che da soli rappresentano circa un terzo del totale”, si legge nel comunicato.

La nota segnala anche l’assenza di un quadro dettagliato sulla composizione reale del fenomeno. “La risposta alle interpellanze non chiarisce quante siano le posizioni aperte da anni, eventualmente a carico di imprese la cui attività è cessata, e quante invece siano recenti”, osserva la CSdL.

Sul piano operativo, il sindacato richiama anche le somme già trasmesse a Banca Centrale per il recupero crediti. “Per morosità relative alla Gestione Separata ed al primo pilastro, negli ultimi due anni sono state iscritte a ruolo, ovvero passate a Banca Centrale per la procedura di recupero crediti, somme fino a oltre 9 milioni all’anno”, si legge. Un dato che, secondo la confederazione, dimostra come il fenomeno non stia rallentando. “Risulta quindi evidente che non pagare i contributi è un pessimo fenomeno che pare non subìre rallentamenti”.

Diversa, ma comunque critica, la distribuzione delle morosità tra i vari comparti previdenziali. “A differenza della Gestione Separata, per la quale le società inadempienti sono tantissime, per quanto concerne il primo pilastro ed il FONDISS le imprese sono di meno, mentre la massa complessiva è enorme: i contributi non versati per almeno sei mensilità riguardano circa 260 casi, per un importo complessivo di circa 7 milioni”, spiega il sindacato.

Pur riconoscendo che alcune aziende possano trovarsi in difficoltà, la CSdL mette in evidenza quello che definisce un clima di sostanziale impunità. “Pur tenendo conto che ogni impresa può passare momenti di difficoltà e diventare insolvente, ciò che risulta inaccettabile è il senso di impunità che se ne evince”, si legge. Secondo la nota, il problema sarebbe aggravato anche dalla scarsa patrimonializzazione di molte imprese. “Infatti, in buona parte dei casi, le imprese non sono capitalizzate e, quindi, le procedure di recupero crediti non portano a nulla”.

Le conseguenze, sottolinea il sindacato, ricadono direttamente anche sui lavoratori. “Per quanto concerne i lavoratori dipendenti, i mancati versamenti vengono coperti dal Fondo Comune Riserva di Rischio, alimentato dai contributi pagati dai lavoratori e dalle imprese oneste. Si tratta di una clamorosa ingiustizia nei loro confronti!”.

Sul tema è in programma un nuovo confronto istituzionale. “Per la prossima settimana, il Segretario di Stato per la Previdenza ha convocato i sindacati per discutere di un regolamento applicativo”, spiega la CSdL, riferendosi in particolare a due norme approvate di recente.

La prima misura richiamata dal sindacato riguarda la possibilità di sospendere la licenza alle aziende non in regola. “La prima prevede la sospensione della licenza alle imprese non in regola da oltre un anno o per un importo complessivo superiore a 100.000 euro”, si legge nella nota.

La seconda introduce invece un meccanismo di informazione automatica nei confronti dei lavoratori. “La seconda dispone che, in caso il datore di lavoro non paghi i contributi da almeno 3 mesi, i dipendenti debbano essere informati automaticamente, senza dover ricorrere alle ricerche in proprio o per il tramite di soggetti delegati, come avviene ora”.

Su queste norme, però, il sindacato lamenta l’assenza di un confronto preventivo. “Tali norme sono state approvate senza alcun confronto con i sindacati: non avremmo fatto mancare il nostro contributo, che comunque forniremo per cercare di migliorarle”, afferma la CSdL.

La richiesta avanzata è quella di un sistema più efficace di prevenzione e recupero. “Per la CSdL, occorre infatti rendere più efficaci le procedure per il recupero dei crediti e prevedere garanzie da parte delle imprese”.

Infine, il sindacato solleva anche il nodo dell’accesso alle informazioni sulle azioni avviate per il recupero delle somme dovute. “Inoltre, non è stato affrontato il tema del segreto d’ufficio, che Banca Centrale oppone a coloro i quali volessero conoscere quali azioni siano state messe in atto e con quale efficacia”, si legge.

Da qui anche una proposta che riguarda direttamente i lavoratori coinvolti. “Il lavoratore consapevole che il proprio datore di lavoro non paga i contributi deve sapere se si tratti di un problema temporaneo e risolvibile o meno”, scrive la CSdL, aggiungendo: “Riteniamo che, in presenza di determinate condizioni, il lavoratore debba potersi dimettere volontariamente con diritto agli ammortizzatori sociali, così come avviene in altri Paesi europei”.

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