Fabio Righi (D-ML): Il mio è un intervento delicato, anche perché la mia forza politica ha presentato già da un giorno in più la richiesta di convocare un Consiglio straordinario per poter parlare, con i crismi adeguati, di questa vicenda che, dal nostro punto di vista, è a pieno titolo una ragione di Stato, in un contesto segreto del Consiglio Grande e Generale. Lo riteniamo necessario perché comprendiamo perfettamente che, quando fatti come quelli che oggi conosciamo assumono una dimensione nazionale, è bene che le istituzioni abbiano la possibilità di parlare liberamente in un contesto protetto. Stiamo parlando di una dinamica che riecheggia nel contesto internazionale; ogni parola, ogni posizione che si prende ha un risvolto internazionale. Ecco perché abbiamo richiesto con urgenza un Consiglio straordinario in seduta segreta, per avere contezza di ciò che sta accadendo. Detto questo, un’altra premessa doverosa: oggi non credo si possa portare quello che sta accadendo sul piano di chi difende e di chi non difende il Paese, come se dovessimo stilare una graduatoria di patriottismo. Io penso che ognuno di noi, nel momento in cui siede su questi banchi, abbia fatto un giuramento. Do quindi per scontato, indipendentemente dal fatto che si firmi o meno un ordine del giorno, o che si usino determinate parole, che l’obiettivo ultimo di tutti sia quello di difendere le istituzioni che abbiamo giurato di proteggere come cittadini prima e come rappresentanti poi. Per questo non accetto che venga presentato un ordine del giorno che, come già avvenuto su altri argomenti, rischia di creare l’elenco dei “buoni” e dei “cattivi” in base al fatto che difendi o non difendi il Paese. Fatta questa premessa, arrivo al punto: ad oggi, come forza politica, noi non possiamo esprimere una disponibilità a “collaborare” perché non abbiamo le informazioni necessarie per poter dire se e come vogliamo collaborare con voi. Non perché siamo contro o a favore degli attacchi subiti dal Paese – l’ho già detto prima, su questo non ci sono ambiguità – ma perché le informazioni di cui disponiamo sono essenzialmente quelle emerse sulla stampa. Abbiamo discusso in Aula, lo scorso anno, delle lettere che l’Ente Cassa inviava in vista delle assemblee degli azionisti in cui si doveva votare l’operazione. Abbiamo visto le posizioni che sono state prese, conosciamo le persone coinvolte. Oggi ci viene detto: “Andiamo sul piano internazionale a parlare con l’Italia, con l’Unione Europea, con altri Paesi”. Ma chi ci va? Chi rappresenta la Repubblica in quelle sedi, con quale storia alle spalle? C’è poi un altro punto che rivendico come diritto di ogni consigliere: questo fascicolo non era secretato? Perché da mesi, come istituzioni chiediamo informazioni chiare su questo tema e ci è stato detto che è tutto secretato, che non si può dire nulla, che non ci si può esprimere su niente. Non credo che questa modalità ci metta in una buona posizione: una risposta sulla stampa è una risposta politica, non è una risposta giudiziaria. E non me ne voglia il dirigente Canzio, che stimo profondamente, ma nel momento in cui alle istituzioni viene detto “non si può sapere nulla” e poi tutto si sposta sul piano mediatico, con un intreccio di comunicazioni, smentite, fake news, non si capisce più niente. E noi, ancora oggi, nonostante la richiesta di un Consiglio d’urgenza segreto e nonostante le richieste avanzate da mesi nell’esercizio legittimo delle nostre funzioni, siamo qui a non sapere ancora nulla. E oggi vi presentate in Aula con un ordine del giorno “tutti a difesa del Paese”. Ma come pensate di gestire le relazioni politiche e istituzionali? Su questo noi siamo davvero furibondi. In un Paese piccolo come il nostro si potrebbe lavorare in squadra su tutto. Invece c’è stata una precisa scelta di non farlo su nulla. Prendo il caso di Starcom, una realtà quotata che, come gruppo, fattura oltre due miliardi e mezzo di euro e lavora a livello internazionale. Io non devo difendere Starcom; sono usciti anche articoli che la riguardavano in passato. Ma la prima domanda che mi faccio è: un gruppo che opera a quel livello ha davvero bisogno di venire a giocarsi la reputazione a Repubblica di San Marino per comprare, con tutto il rispetto, una nostra banca? Dove c’è stato l’inciampo? Dal lato Starcom, che avrebbe tradito il proprio modo di operare da società quotata, o dal lato nostro, in chi ha messo determinati soggetti dentro al board dell’Ente Cassa, negli organi di gestione, nelle funzioni operative? Perché, lo dico con franchezza, qui non ci si capisce più nulla. Chi gestisce e ha gestito questa operazione, portando in Aula provvedimenti che, in linea teorica, potrebbero anche essere giusti ha però scelto tempi e modalità che, oggi, fanno pensare a una connessione stretta con questo progetto. Sono dubbi legittimi che posso avere o devo essere subito catalogato come nemico del Paese perché li pongo? Sono state pubblicate le lettere del Presidente dell’Ente Cassa in cui si diceva che chi non votava l’operazione era contro il Governo e contro la Banca Centrale, che avrebbe già dato l’autorizzazione. Poi abbiamo scoperto che non era così. Sapete perché c’è tanta rabbia? Non è perché ora c’è una situazione complessa da gestire – quelle, purtroppo, non mancano mai – ma perché oggi, a livello internazionale, che cosa raccontiamo? Che il Paese è cambiato? Sei mesi fa siamo dovuti intervenire sulla vicenda dello spagnolo che distribuiva volantini in cui sembrava voler comprare la Repubblica. Poi arriva la dinamica dei bulgari, con gli strascichi che ancora abbiamo sul sistema bancario, con schemi che ricordano da vicino quelli del passato, le stesse dinamiche di allora. E adesso andiamo a dire che siamo “compliant”, che siamo cambiati rispetto al passato. Ma che cosa è cambiato davvero rispetto all’operazione su Banca CIS? Cosa? Credo che debbano intervenire le massime istituzioni su un punto preciso: non si può continuare a fare finta che l’opposizione non esista quando l’opposizione fa parte degli organismi istituzionali. Non siamo stati chiamati a nessun tavolo. Siamo qui esattamente come voi, perché votati dai cittadini, rappresentiamo una fetta di popolazione e abbiamo il diritto di sapere. Non ci chiamate a nessun tavolo di confronto, su nulla. Io credo che questo sia vergognoso. L’abbiamo già detto: per i dettagli serve una seduta segreta. Ma è stata fatta la scelta di non convocarla, e di venire qui, a microfoni aperti, a dire queste cose. Allora, per il giuramento che abbiamo fatto, non possiamo esimerci dal dirle, perché altrimenti sarebbe una presa in giro.
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