Le recenti vicende giudiziarie legate alla tentata acquisizione della Banca di San Marino (BSM) e alle accuse di corruzione e riciclaggio scaturite dall’inchiesta avviata su segnalazione dell’Agenzia di Informazione Finanziaria (AIF) hanno riaperto il dibattito sulla trasparenza e sulla credibilità del sistema finanziario sammarinese. In una nota congiunta, RETE e DEMOS definiscono gli ultimi sviluppi «un nuovo, grave colpo alla credibilità del nostro Paese e del suo sistema finanziario», sottolineando come «in un Paese serio, i problemi delle banche dovrebbero essere risolti dagli addetti ai lavori, con meno clamore pubblico possibile», poiché il funzionamento del sistema economico si fonda sulla fiducia nelle dirigenze e negli organi di vigilanza. I due movimenti invitano comunque alla calma, precisando che «quel che accade nell’Ente Cassa di Faetano non mina e non riguarda l’operatività della Banca di San Marino». Ma ciò che emerge, osservano, è la difficoltà del Paese a confrontarsi con il proprio passato. «La divisione tra vecchi gruppi di potere continua a condizionare la capacità di reazione della comunità sammarinese: di fronte a fatti di tale gravità sarebbe stato necessario unire le forze istituzionali in una task force condivisa, capace di affrontare la crisi con lucidità e responsabilità». Secondo RETE e DEMOS, questa possibilità viene ostacolata dalla presenza, in ruoli apicali, di figure che «impediscono la piena trasparenza su quanto è avvenuto, arrivando perfino a ostacolare riferimenti nelle sedi consiliari». Nel comunicato si evidenzia inoltre come «le difficoltà odierne derivino da una radicata incapacità della nostra classe dirigente e, in parte, dell’intera comunità, di scegliere con decisione la via della legalità, della competenza e del rispetto». Viene anche ricordato che «lo stesso Consiglio di amministrazione dell’Ente Cassa di Faetano ha visto, e in parte vede ancora, la presenza di figure che in passato non si sono fatte scrupoli di ottenere compensi milionari non dichiarati al fisco per mere segnalazioni immobiliari». Alla luce di questi fatti, RETE e DEMOS affermano di voler «mettersi a disposizione per avviare un vero rinnovamento democratico, fondato su serietà, competenza, rispetto e legalità», invitando «tutte le forze politiche e sociali sane del Paese» a fare un passo di responsabilità e «isolare una volta per tutte i personaggi che continuano a riprodurre la cultura mefitica degli anni ’90, quella dei privilegi, dei favori e della commistione tra interessi pubblici e personali». La nota si conclude con un appello alla verità e alla trasparenza: «Chiediamo che si faccia piena luce su questa vicenda: non solo sulle responsabilità penali e amministrative, ma anche su quelle politiche, che appaiono – giorno dopo giorno – sempre più schiaccianti». Solo così, concludono i due movimenti, sarà possibile ricostruire la fiducia dei cittadini e restituire dignità alla Repubblica.
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