Le residenze atipiche nascono come uno strumento di attrattività: un canale pensato per portare sul Titano professionalità, capitali, visibilità internazionale. Un meccanismo che, negli anni, ha contribuito ad alimentare l’economia, l’indotto immobiliare e il posizionamento di San Marino come luogo competitivo nel panorama europeo. Ma come spesso accade quando uno strumento cresce rapidamente, il confine tra opportunità e vulnerabilità rischia di assottigliarsi.
Negli ultimi anni, infatti, alcuni episodi di cronaca hanno sollevato interrogativi che non possono essere liquidati come semplici coincidenze. Il caso più recente arriva da Napoli, dove i carabinieri hanno arrestato Andrea Piccolo, ex ciclista professionista, trovato in possesso di 2.000 euro falsi nascosti sotto la scatola dello sterzo di una Porsche Macan targata San Marino. Piccolo, residente atipico sul Titano dal novembre 2022, viaggiava con altre due persone: oltre al denaro contraffatto, nell’auto è stato rinvenuto anche un manganello telescopico. L’arresto e il giudizio per direttissima riportano alla ribalta un nome che, nel mondo dello sport, era già stato associato a un’altra vicenda giudiziaria, legata al presunto trasporto di ormoni della crescita dalla Colombia, che aveva portato alla rescissione del contratto con la squadra EF Education–EasyPost.
Non è un caso isolato. Solo pochi mesi prima, un’altra storia aveva attirato l’attenzione dei media internazionali: quella di Antonio Tiberi, ciclista professionista residente a San Marino, che aveva ucciso con una carabina ad aria compressa il gatto del ministro del Turismo Federico Pedini Amati, ex Capitano Reggente. Un episodio definito “una bravata” sul piano giudiziario, sanzionato con una multa di 4.000 euro, ma che aveva aperto un dibattito ben più ampio sull’opportunità di concedere la residenza a soggetti attratti unicamente da vantaggi fiscali, senza un reale radicamento nel Paese.
Sono storie diverse, per gravità e natura, ma accomunate da un elemento che non può essere ignorato: il nome di San Marino, ogni volta, finisce associato a fatti che nulla hanno a che fare con la sua storia istituzionale, con la sua tradizione di legalità e con l’immagine che la Repubblica cerca di costruire all’estero. Auto targate San Marino, residenze sammarinesi, vantaggi fiscali: nel racconto mediatico internazionale questi elementi diventano scorciatoie narrative, semplificazioni che rischiano di produrre danni reputazionali difficili da correggere.
La domanda, allora, non è se le residenze atipiche siano giuste o sbagliate in sé. La domanda è se i controlli, le verifiche e i criteri di concessione siano oggi adeguati alla fase storica che San Marino sta attraversando. Chi valuta i profili? Con quali strumenti vengono monitorati nel tempo? Esiste un sistema di verifica continuativa della coerenza tra residenza concessa e comportamenti tenuti? E, soprattutto, quanto pesa l’interesse economico immediato rispetto alla tutela dell’immagine e della credibilità internazionale dello Stato?
San Marino non è chiamata a rinnegare uno strumento che ha prodotto benefici evidenti, ma forse a interrogarvisi con maggiore maturità. Perché attrarre è importante, ma selezionare lo è ancora di più. E in un mondo in cui le notizie viaggiano più veloci delle smentite, ogni residenza concessa diventa, nel bene e nel male, un biglietto da visita per l’intera Repubblica.
Ignorare questi segnali significherebbe lasciare che siano i fatti di cronaca, e non le istituzioni, a definire il perimetro del dibattito. Un rischio che San Marino, oggi, non può permettersi.




