Renzi (RF): “Il Tribunale va lasciato lavorare senza interferenze, ma il dissenso politico non può essere criminalizzato”

da | 11 Feb 2026

Intervento di Nicola Renzi (RF) nell’ambito della Commissione Esteri dell’11 febbraio 2026.

Cerco di interpretare il sentire comune che ho percepito in questi giorni nel Paese: preoccupazione, disorientamento, allarme. Abbiamo letto sulla stampa che sarebbe in atto un piano sovversivo nei confronti delle istituzioni e dello Stato. È una cosa enorme, una cosa molto grave, anche perché a dirla siamo noi stessi: è la Repubblica di San Marino che sta dicendo al mondo che sarebbe in atto, allo stato attuale, un progetto volto a sovvertire le istituzioni. Personalmente una cosa di questo genere non l’avevo mai vista, se non in forma minore. E qui vorrei richiamare il tema degli eterni ritorni: c’è una banca in crisi, arriva un investitore esotico, la Banca Centrale avvia uno screening che dura un anno e non si conclude, interviene il Tribunale, ci sono arresti e poi arriva il colpo di Stato. È uno schema già visto, già successo. Questa volta, però, viene detto che è ancora più grave. Noi siamo persone serie e quindi diciamo una cosa sola, chiara e netta: il Tribunale deve essere lasciato lavorare in piena e totale libertà, senza interferenze. Questo è il punto fondamentale. Guai a chi tenta di buttarla in caciara. I giudici inquirenti devono lavorare con serenità, cercando di capire tutto ciò che è successo, senza sottovalutazioni e senza creare allarmismi. E guai a chiunque voglia anche solo tentare di influenzare questa azione. Detto questo, però, a me tutta questa vicenda sta un po’ stretta, perché sembra che sia nata uno o due mesi fa. Ma i soggetti bulgari di cui stiamo parlando sono gli stessi per i quali, in questo Consiglio Grande e Generale e in Commissione, si sono votati provvedimenti di legge per consentire loro di acquistare una banca, oppure no? Se sono gli stessi, allora bisogna dirlo. Perché quando io, in quella sede, provai a dire che quell’articolo era scritto male e che era assolutamente pernicioso per il Paese, non lo votai e venni attaccato come nemico pubblico numero uno, accusato di mandare il Paese a ramengo. Allora rimettiamoci un attimo in asse, perché non è possibile che prima questi soggetti siano considerati dei salvatori, poi diventino dei cattivi. Chi li ha portati a San Marino? Non certo io. E aggiungo un’altra cosa: a San Marino è tutto perfetto? No, non è tutto perfetto. E non voglio che passi l’idea che chiunque osi dire che qualcosa non funziona, che ci sono ritardi o criticità, diventi automaticamente un nemico dello Stato o uno che trama contro le istituzioni. Io faccio politica e ho pieno diritto al dissenso, e non voglio sentire questo continuo tintinnio di manette se qualcuno si permette di dire che Banca Centrale poteva metterci un mese in meno a fare le verifiche o che non tutto quello che è stato fatto in questo Paese è andato bene. Questo è un diritto politico, e non significa minare lo Stato. Detto questo, sono anche il primo a dire che quanto emerso e quella conferenza stampa rappresentano un attacco al Paese che deve essere respinto con forza. Quello è un attacco esterno da rinviare al mittente; altra cosa è il diritto al dibattito e al dissenso interno. Serve mandare un messaggio di fiducia, ma anche sapere di cosa stiamo parlando. Ci sono gruppi parlamentari che hanno preso posizione immediatamente. Noi lo abbiamo fatto venerdì, subito dopo l’uscita della notizia, e oggi usciremo con un ulteriore comunicato. Altri gruppi, come Rete e Motus, hanno chiesto un Consiglio straordinario. Non so se abbiano ricevuto risposta. Poi arriviamo qui con un ordine del giorno. Ci avete fatto una telefonata, un’interlocuzione? Noi sappiamo solo, per sentito dire, che il Congresso di Stato si è riunito, che sta leggendo documenti, ma noi veniamo in Commissione senza sapere nulla e dovremmo limitarci a dire che va tutto bene. Questo non è accettabile. Se si vuole una collaborazione vera, reale, va costruita con rispetto e con la circolarizzazione delle informazioni che possono essere condivise. Se il Congresso sa qualcosa, nei limiti del possibile lo devono sapere anche i parlamentari.

 

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