A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia previsto per il 22 e 23 marzo, i sondaggi disponibili prima dell’entrata in vigore del silenzio elettorale indicano una partita ancora apertissima tra favorevoli e contrari alla riforma. 
Secondo la cosiddetta supermedia YouTrend, basata sugli ultimi rilevamenti pubblicati fino al 6 marzo, il fronte del Sì sarebbe leggermente avanti con il 50,1%, mentre il No si attesterebbe al 49,9%, segno di un equilibrio quasi perfetto tra i due schieramenti. 
Negli ultimi giorni della campagna referendaria, tuttavia, diversi istituti demoscopici hanno registrato una crescita del fronte del No, che in alcuni scenari potrebbe addirittura superare i sostenitori della riforma, soprattutto nel caso di una partecipazione alle urne più bassa. 
Uno degli elementi decisivi sarà proprio l’affluenza. Alcune analisi indicano che, con una partecipazione intorno al 42%, il No potrebbe raggiungere oltre il 52% dei voti, mentre con una mobilitazione più ampia il risultato diventerebbe molto più equilibrato. 
Il referendum riguarda la riforma dell’ordinamento giudiziario promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che introduce tra le altre cose la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, la revisione del funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e nuovi meccanismi disciplinari. 
Sul piano politico, il fronte del Sì è sostenuto in modo compatto dai partiti di centrodestra, mentre il centrosinistra appare più diviso e in molti casi schierato per il No. 
Con l’entrata in vigore del silenzio elettorale, non saranno più pubblicati nuovi sondaggi fino al voto. L’esito resta quindi incerto e fortemente legato alla partecipazione degli elettori, che potrebbe determinare il risultato finale.




