Nuovo appuntamento pubblico promosso dal Comites San Marino in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Dopo aver ospitato le ragioni del Sì, l’organismo ha organizzato sabato scorso, nella sede di via Maestri Comacini a San Marino Città, un incontro con i sostenitori del No. L’evento è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati e Notai di San Marino ai fini della formazione professionale.
Al centro del confronto il quesito che comparirà sulla scheda elettorale: << Approvate il testo della Legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025 ? >>.
Sono intervenuti il dottor Stefano Celli, sostituto procuratore del Tribunale di Rimini e membro del Comitato “Giusto dire No”, nonché vicesegretario generale ANM, il professor Pier Paolo Paolizzi, presidente del Comitato “Società Civile per il NO” di Rimini, e l’avvocato Roberto Biagini, referente provinciale di Rimini del Comitato “Avvocati per il No”.
Ad aprire i lavori il presidente del Comites San Marino Alessandro Amadei, affiancato dal membro dell’esecutivo Marina Rossi e dai sostenitori Riccardo D’Orazi e Alessandro Ceriani, alla presenza di un pubblico numeroso.
Nel comunicato si spiega che Amadei ha illustrato i punti principali della riforma: la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, in sostituzione dell’attuale CSM unico; l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con modalità differenziate tra magistrati e componente politica; l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare con competenza sugli illeciti disciplinari, oggi attribuiti alla sezione disciplinare del CSM.
I relatori hanno espresso una posizione critica, sostenendo che la riforma comporterebbe lo “spacchettamento del CSM in tre organi”, con un indebolimento dell’autonomia della magistratura e un’alterazione dell’equilibrio tra potere giudiziario, esecutivo e legislativo.
Secondo i sostenitori del No, la separazione delle carriere e dei percorsi formativi trasformerebbe i pubblici ministeri in “avvocati della polizia”, configurando una struttura specializzata nell’accusa e potenzialmente subordinata all’indirizzo politico.
Nel comunicato si evidenzia inoltre che, a loro giudizio, la riforma non affronta le criticità strutturali del sistema giudiziario: non prevede nuove risorse, non colma le carenze di organico e non interviene sui tempi dei processi.
L’incontro si inserisce nel percorso di approfondimento promosso dal Comites per offrire agli elettori strumenti di valutazione in vista del voto referendario.




