Referendum sul contante, I CapiFamiglia lanciano il quesito

da | 15 Feb 2026

Il Comitato “I CapiFamiglia” annuncia l’elaborazione di un quesito referendario volto a rafforzare sul piano normativo il riconoscimento del denaro contante quale forma legale primaria di pagamento, da accettare obbligatoriamente da tutte le amministrazioni pubbliche e dalle attività commerciali operanti sul territorio nazionale.

Nel comunicato diffuso dal Comitato si legge che è in corso “l’avanzamento dei lavori per la predisposizione di un quesito referendario volto a rafforzare, sul piano normativo, il principio secondo cui il denaro contante debba essere riconosciuto per legge quale forma legale di pagamento, obbligatoriamente accettata da tutte le amministrazioni pubbliche e da tutte le attività commerciali operanti sul territorio nazionale”.

La proposta intende inoltre garantire che “la documentazione in formato cartaceo continui ad avere piena validità giuridica e operativa nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti privati”.

Il quesito in fase di elaborazione – si legge ancora – mira a stabilire un principio di equilibrio fondato sulla libertà di scelta, prevedendo che “il contante sia sempre accettato come mezzo di pagamento legale; il cartaceo resti pienamente valido; il digitale sia uno strumento alternativo e facoltativo; nessuna attività commerciale sia obbligata per legge a dotarsi o utilizzare strumenti di pagamento digitale; l’uso del contante non possa costituire motivo di controllo, limitazione, segnalazione o discriminazione da parte degli istituti bancari o di altri intermediari finanziari; sia espressamente consentito per legge agli esercenti esporre cartelli o avvisi indicanti l’accettazione esclusiva del pagamento in contanti, senza che ciò comporti sanzioni, limitazioni o obblighi aggiuntivi”.

L’iniziativa viene motivata con “l’esigenza di tutela dei diritti fondamentali, della libertà economica e della parità di accesso ai servizi pubblici e alle attività economiche”. Secondo il Comitato, “la transizione tecnologica non può comportare l’imposizione di costi, vincoli o adempimenti tecnologici a carico degli esercenti, né forme indirette di sorveglianza finanziaria sui cittadini”.

Nel testo si richiama anche la necessità di prevenire “possibili derive in cui l’infrastruttura digitale possa assumere una funzione di controllo, condizionamento o limitazione dell’esercizio delle libertà individuali, specialmente in contesti di dissenso politico o sociale”.

La proposta referendaria, si legge, mira in particolare a tutelare “le persone anziane, i cittadini con difficoltà di accesso alle tecnologie, chi vive in aree con scarsa copertura digitale, chi preferisce strumenti tradizionali, chiunque voglia preservare la propria autonomia e riservatezza”, inserendosi in una visione di pluralità degli strumenti volta a garantire “neutralità tecnologica dell’ordinamento, libertà di iniziativa economica, tutela della riservatezza, accessibilità universale ai servizi”.

In attesa della decisione del Collegio dei Garanti, il Comitato fa sapere di essere al lavoro anche su ulteriori quesiti referendari in materia di diritti civili ed equilibri istituzionali.

È stato inoltre comunicato che “il 2 marzo verrà ufficialmente annunciato e avviato il percorso di raccolta firme per i quesiti sull’incompatibilità e ineleggibilità, aprendo una nuova fase dell’iniziativa referendaria del Comitato”. Nei prossimi mesi proseguiranno le attività di definizione tecnica dei testi e il confronto con cittadini, professionisti ed esperti del settore giuridico.

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