Ci sono momenti in cui le istituzioni non possono limitarsi a osservare. Devono scegliere da che parte stare. La decisione dell’Eccellentissima Camera e del Congresso di Stato di costituirsi parte civile nel procedimento sul cosiddetto “piano parallelo” non è un atto tecnico. È un passaggio politico e istituzionale che pesa.
Costituirsi parte civile significa dire con chiarezza che lo Stato non è spettatore. Che non si limita a garantire il corretto svolgimento di un’indagine, ma afferma di essere parte lesa, se un danno c’è stato. E in casi come questo il danno, prima ancora che economico, è reputazionale. È un colpo alla fiducia. Alla credibilità. Alla percezione di affidabilità che un Paese, soprattutto piccolo e proiettato verso l’esterno, deve difendere con determinazione.
In una fase delicata, con un percorso di associazione all’Unione Europea in corso e con gli occhi puntati addosso, ogni ambiguità sarebbe stata letta come debolezza. Ogni passo indietro come incertezza. La costituzione di parte civile è invece un messaggio netto: lo Stato tutela se stesso, le proprie istituzioni, la propria immagine.
Non è una dichiarazione di guerra a qualcuno. È una dichiarazione di responsabilità verso tutti. Verso i cittadini, che chiedono trasparenza. Verso gli operatori economici, che hanno bisogno di stabilità e regole chiare. Verso i partner internazionali, che osservano con attenzione la capacità di reagire a eventuali criticità interne.
C’è un principio che in questa scelta diventa centrale: lo Stato di diritto non è uno slogan. È la capacità concreta di affidarsi alla magistratura, sostenerne il lavoro e, al tempo stesso, difendere l’interesse pubblico nelle sedi opportune. Fare squadra, come è stato auspicato, non significa coprire o minimizzare. Significa riconoscere che la credibilità di un Paese è un bene comune, che va protetto senza calcoli di parte.
In questo senso la costituzione di parte civile è un atto dovuto. Ma è anche un atto politico forte. Dice che la Repubblica non arretra. Che non teme pressioni, né interne né esterne. Che sceglie la strada più lineare: quella della legalità e della trasparenza.
In tempi in cui la fiducia è fragile e la reputazione si costruisce in anni ma si può perdere in un attimo, questa scelta non era opzionale. Era necessaria.




