A tre anni da un voto chiaro e formalmente vincolante, la memoria di Federico Bigi resta ancora senza un luogo nella toponomastica della Repubblica di San Marino. A riaccendere il caso è il post pubblicato da Paolo Forcellini, che parla senza mezzi termini di “occasione persa” in riferimento al 78° anniversario del Partito Democratico Cristiano Sammarinese (PDCS), che avrebbe potuto rappresentare il momento simbolico per chiudere una vicenda rimasta sospesa.
Il nodo è tutto politico e istituzionale. Il 13 settembre 2023, il Consiglio Grande e Generale aveva approvato con 31 voti favorevoli, 20 contrari e 3 astenuti l’istanza d’Arengo che chiedeva l’intitolazione del Piazzale Lo Stradone a Federico Bigi. Non solo: lo stesso Consiglio aveva impegnato il Congresso di Stato a dare seguito alla decisione entro sei mesi, come previsto dalla legge, relazionando alla Commissione consiliare competente.
Un passaggio formale, ma sostanziale, che avrebbe dovuto tradursi in atti concreti entro la primavera del 2024. E invece, secondo quanto denuncia Forcellini, tutto è rimasto fermo.
Nella stessa seduta, inoltre, era stato approvato anche un ordine del giorno che introduceva una mediazione: niente intitolazione dello Stradone, ritenuto luogo simbolico da non associare a una figura politica, ma comunque l’impegno a individuare un’altra area idonea per ricordare Bigi. Un doppio binario che, nelle intenzioni del Consiglio, avrebbe dovuto garantire comunque un riconoscimento ufficiale a una figura definita “di primo piano nella storia del Paese”.
Ed è proprio su questo punto che si concentra la critica. Perché, al di là della scelta del luogo, ciò che manca è l’attuazione. L’indicazione politica c’è, il mandato istituzionale pure, ma la decisione operativa non è mai arrivata.
Forcellini usa toni netti e richiama direttamente le responsabilità: “Usque tandem”, quanto ancora dovrà attendere quell’istanza rimasta “in un cassetto”? Una domanda che suona come un atto d’accusa verso l’inerzia del Congresso di Stato, chiamato a trasformare una deliberazione consiliare in un atto concreto.
La questione, in fondo, non riguarda solo una targa o un nome su una via. Tocca il rispetto delle decisioni istituzionali e la capacità dello Stato di dare seguito agli impegni presi. Perché quando un’istanza d’Arengo viene approvata con quei numeri, non è più solo una proposta: diventa un indirizzo politico preciso.
E oggi, a distanza di tre anni, quel percorso appare ancora incompiuto. Con il rischio che una figura considerata importante per la storia sammarinese resti, almeno per ora, senza il riconoscimento pubblico che lo stesso Consiglio aveva ritenuto dovuto.




