“Piano parallelo”: spunta l’ipotesi di un progetto di legge della maggioranza per la Commissione d’inchiesta

da | 18 Feb 2026

Nel cuore del dibattito politico sammarinese, dopo la bocciatura dell’ordine del giorno presentato dall’opposizione per istituire una commissione d’inchiesta, si affaccia ora una nuova ipotesi destinata a riaccendere il confronto in Aula: la maggioranza avrebbe depositato un progetto di legge costituzionale per l’istituzione di una Commissione Consiliare d’Inchiesta sui presunti piani paralleli finalizzati a esercitare pressioni sull’Autorità giudiziaria e su altri soggetti pubblici, nonché sull’eventuale acquisizione di somme di denaro nell’ambito di un tentativo di ostacolare la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Si tratterebbe, se confermato, di un passaggio politico significativo. Dopo la netta bocciatura dell’ordine del giorno promosso dalle forze di opposizione – che chiedevano un intervento immediato del Consiglio Grande e Generale per fare chiarezza su presunti condizionamenti istituzionali – la maggioranza avrebbe scelto una strada diversa, più strutturata e formalmente garantita, affidandosi allo strumento del progetto di legge costituzionale.

L’ipotesi di un testo “aperto al contributo di tutti i gruppi consiliari” rappresenterebbe un elemento politico non secondario. In un clima segnato da tensioni e accuse reciproche, l’eventuale scelta di coinvolgere tutte le forze presenti in Consiglio potrebbe essere letta come un tentativo di riportare il confronto su un terreno condiviso, sottraendolo alla logica dello scontro immediato. Non una risposta difensiva, dunque, ma una controproposta istituzionale che mira a dare maggiore solidità giuridica e ampiezza di mandato a un organismo di indagine parlamentare.

Il cuore della questione resta estremamente delicato. Al centro dell’iniziativa vi sarebbero i presunti tentativi di costruire un “piano parallelo” volto a esercitare pressioni sull’Autorità giudiziaria sammarinese e su altri soggetti pubblici, oltre all’ipotesi di movimentazioni economiche destinate a creare una sorta di “cassa” funzionale a un’azione politica di ostacolo rispetto alla firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Un tema che tocca insieme la tenuta delle istituzioni, l’autonomia della magistratura e la collocazione internazionale della Repubblica.

Proprio l’Accordo di Associazione rappresenta uno dei dossier più strategici degli ultimi anni per la Repubblica di San Marino. Ogni ombra su eventuali tentativi di condizionamento, qualora trovasse riscontro, avrebbe inevitabilmente un impatto non solo interno ma anche esterno, incidendo sull’immagine e sulla credibilità del Paese nel percorso di avvicinamento europeo.

La scelta della forma costituzionale, se confermata, indicherebbe la volontà di dotare la Commissione di poteri chiari e definiti, in grado di garantire audizioni, acquisizione di atti e un perimetro di azione non facilmente contestabile. Una modalità che differisce in modo sostanziale dall’ordine del giorno respinto, considerato dalla maggioranza – durante il dibattito – uno strumento politicamente orientato e giuridicamente non sufficiente.

Resta ora da capire se l’opposizione accoglierà l’apertura dichiarata o se, al contrario, leggerà l’iniziativa come una mossa tattica per neutralizzare l’impatto politico della propria proposta. Molto dipenderà dai contenuti concreti del testo, dai poteri attribuiti alla Commissione e dalle modalità di composizione.

In ogni caso, la partita non si chiude con la bocciatura dell’ordine del giorno. Al contrario, si apre una nuova fase che potrebbe ridefinire gli equilibri del confronto politico su uno dei temi più sensibili dell’attuale legislatura. Se il deposito del progetto di legge costituzionale sarà confermato, il Consiglio Grande e Generale sarà chiamato a misurarsi non solo con un’iniziativa legislativa, ma con una questione che tocca il cuore stesso della trasparenza istituzionale e del futuro europeo della Repubblica.

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